Family Day

Oggi c’è il Family Day.
Lascio spazio a
Vittorio Zucconi e al suo splendido commento.

ANDRO’ anche io alla festa della famiglia, oggi, anzi al Family Day come lo chiama Buttiglione che infatti parla bene il tedesco. Alla festa della mia famiglia, qui a Washington. Andrò a mettere a dormire quella di dieci mesi, Anna, che gattona per tutta la casa, si incastra sotto tutti i mobili e poi pretende di mettersi seduta prendendo capocciate tremende e quello di tre anni, Devin, che vorrebbe leggersi da solo i libri di storielle e poi s’incazza come un flipper quando si accorge di non saper leggere.  (continua)

valori familiari

Allora: il padre medico si mette con la sorella della moglie morta, se ne vanno entrambi in Australia e lasciano la figlia piccola, il figlio in età pestifera, la figlia adolescente e il nipote parcheggiato dalla madre, in una casa col nonno. Questo stesso nonno paterno (vedovo) si mette con la nonna materna (divorziata). La figlia adolescente cresce, si mette con un medico (complesso di Elettra?) ed entrambi vanno in Africa. Poi, quando tornano, si nascondono dalla famiglia.

Avete appena letto la sintesi estrema delle 5 serie di "Un medico in famiglia".

Premio di giornalismo, the winner is…

Azzo. Abbiamo anche noi il festival!
Eh, il Festival del giornalismo .
Io non lo sapevo, giuro e quest’ennesima riflessione, nata da una giornata di corta mai così prolifica (purtroppo per i pochi lettori di questo sversatoio) mi porta a due domande.

1. Festival, se non sbaglio, significa “festa popolare che si tiene all’aperto”. Ora, voglio dire: siamo popolari noi? Dico noi giornalisti, siamo popolari? Non mi pare. Nè c’è interesse “del popolo” verso una kermesse che discute esclusivamente di temi di nicchia, «facendosi pompini a vicenda» (mr. Wolf dixit). Dunque, già il termine festival fa venire la pelle di gallina.

2. Voglio un premio giornalistico. Sì, una specie di “Saint Vincent” (che poi sarebbe San Vicienzo) o Premio Ischia, o Premio Siani o Premio Ilaria Alpi. Come scrittore di brevi. Chi l’ha fatto può capire: colonnoni interi di brevi, 500-450 battute la capobreve, 300 le altre, tutti titoletti nei quali non si dovevano assolutamente ripetere i termini utilizzati in precedenza. Il che, quando capitava il colonnone di nera, compilato spulciando i rimasugli del mattinale della Questura, 405.424 scippi; 10.346 tentati furti; 5.335 cavalli di ritorno in 24 ore, era piuttosto complicatuccio.
Un gioco di enigmistica degno del miglior Bartezzaghi.
Insomma, voglio sto cazzo di premio qui: Premio per il miglior scrittore di brevi. E se nessuno ancora ci ha pensato, beh lo faccia. Schiere di giornalisti attendono, fiduciosi. Almeno qui, dico, sto cagacazzi di Igor Man non si becca la targa d’oro.