Da consumare entro. Un’analisi del voto napoletano

comuneconscadenza

Le elezioni 2009 a Napoli dicono alcune cose importanti sul futuro della politica campana. E se come penso, questa città si è sempre dimostrata laboratorio per il resto del Paese (dal laboratorio può uscire anche Frankestein) alcune lezioni valgono per tutti. Vediamo un poco di sintetizzarle.

1. Napoli, Campania, Bassolino. Il governatore ha fatto scacco matto in tre mosse. Ha spedito il suo delfino, Andrea Cozzolino, in Europa; ha schiaffeggiato da una parte “Sua Sanità” Angelo Montemarano, dall’altra ha mandato con le pive nel sacco Luigi Nicolais, unico candidato agli enti locali (Provincia) non indicato da Bassolino in 15 anni, unico candidato agli enti locali campani che ha perso. E di molto, complice anche la sua spocchia.

2. Verdi, Comunisti, Rifondazione eccetera. Qui sono spariti. Puf, manco il mago Merlino. Dominavano, a Napoli, avevano (hanno) assessorati di gestione. E ora niente, il nulla. Molti passeranno nel Pd, altri faranno la spola fra i vari cespugli da zero-virgola-qualcosa.  Da queste parti è già iniziata la litania del “laboratorio rosso”, ipotesi messa in campo dai trombati (come dire: «Abbiam perso ma ora ne facciamo uno meglio». Meglio? Di cosa? Boh). A che serve, il laboratorio? A sperimentare alchimie con vecchie pozioni, mutazioni genetiche mostruose, oppure semplicemente  a perder tempo litigando per chi parla prima al microfono, in attesa della prossima mazzata?

3. Il PdL. Quando vince negli Enti locali in Campania è roba da stadio: ola, caroselli e bandiere. Si ma poi devi governare.  Per ora, alla Provincia di Napoli, fanno fatica pure a trovare assessori tecnici. Uno di loro me l’ha confessato candidamente: «Dove li trovi, i tecnici che in 15 anni non siano stati con Bassolino?». E pure han ragione, però la gente si aspetta una gestione diversa altrimenti son dolori.
E in fondo, Bassolino forse anche a questo, ha pensato, aspettando le Regionali 2010 che tracceranno il suo futuro (lui non può, ma riuscirà a piazzare un fedelissimo?) :  un anno di PdL alla Provincia, stretto fra due fuochi , Comune e Regione,  di centrosinistra, in un Ente tradizionalmente grigio e di poca visibilità, a cosa porterà? Di solito le “rivoluzioni” iniziano con cambiamenti tangibili (Bassolino dopo Tangentopoli nel 1993 si prese il Comune di Napoli) e la Provincia partenopea per compiti e competenze non li consente. Staremo a vedere.

E la chiamano estate

‘A cerevella e’ rovente
Giesu’ Cristo onnipotente
Stu fummo nun fa niente
Ma te rico proprio niente
Che giornata produttiva che giornata divertente
Che giornata ripetuta ripetutamente

Ripetutamente – 99 Posse

Sì, lo so che citare i 99 Posse,
inseriti nel Pantheon del Partito Democratico insieme a
Lillo il Castoro,
le agende Nazareno Gabrielli e i libri di Andrea De Carlo fa molto inizio anni 90.

Però è veramente così: uno va in ferie, tiene che fare in città quindi non si può muovere e finisce ad incazzarsi su tutto. Già ci sono elementi esterni ed incontrollabili a turbare la mia calma non propriamemente da Buddha (la pancia sì, ma sta scendendo…).
Poi ci si mettono:
– il bambino-canelupo che sta di fronte, ulula e non ti fa dormire;
– il caldo che è colpa dell’effetto serra
e chitemmuort;
l’indecisione sulla vacanza all’estero (appena penso ad un luogo, stu cazz e Bin Laden ci vuole mettere una bomba?).

Capitolo a parte lo meritano le velleità paragiornalistiche. Già, perché un giornalista maschio sulla trentina pensa che scrivere lo autorizza a saper far bene:
– cucinare (io manco posso mangiare rinuncio a prescindere);
– impelagarsi in monitoraggio, sostegno (gratis et amore dei) 250 iniziative in fase di start up che manco Ricardo Levi + Murdoch + Il Patto di Sindacato di Rcs;
– sistemare casa seguendo riordinando i libri, (ahahahahahahahaahah, TU
ti prego, abbi pietà,
non percuotermi);
– mettere pace nei guai amministrativi, contabili, burocratici (lo faccio da domani, giuro);
– farsi venire nuove idee giornalistiche (su questo non c’è problema, ma se lo dico in giro dicono che sono il solito stakanovista, paranoico, che non mi godo le pochissime ferie, che sono una latrina, insomma);
– scrivere un racconto, un libro, un cazzo che non sia ‘o piezz.

Su quest’ultimo punto volevo soffermarmi e passare ad una sub-sessione.
La verità è che ci sono un sacco di idee, di questioni che da tempo medito di mettere nero su bianco ma non destinarle alle colonne di un giornale. Manca la tecnica. Già, perché scrivere ogni giorno in cronaca mette dei seri paletti a tutto quello che riguarda lo scrivere una pagina di libro, un racconto. Soltanto dopo due giorni sono riuscito a sciogliermi un poco e devo dire la verità, è divertentissimo. Come lasciare un bimbo solo a mare, o almeno la mia sensazione, ricordo, fu di incredibile e naturale libertà.


Forse chi lo sa, non perché voglia attribuire ad altri colpe mie, è che non ci sono davvero più punti di riferimento, non c’è niente di niente che possa "invogliare a fare". Io sono cresciuto con "I Care" e non era Veltroni, ma don Lorenzo Milani. Forse ora è la cocaina, ma di questo parlerò magari un’altra volta, il discorso è lungo e complesso. Però ieri mi sono deciso a mettere ancora più il cuore nelle cose che faccio, nelle persone che "vivo" quotidianamente.
La risposta come al solito è arrivata dalle parole, non mie, ma quelle di
Steve Jobs.

Cose che vanno, cose che non vanno

Ci sono cose che funzionano e cose che proprio no, non vanno.
Dalla mia misera esperienza degli ultimi tempi.

Cose che vanno: l’ufficio stampa del Cnr, il Centro Nazionale delle Ricerche. Tempestivo, completo, esauriente sono le tre cose che mi vengono in mente. Basta guardare i comunicati, uno a caso sull’emergenza rifiuti e i rischi di danni alla catena alimentare in Campania. E’ tempestivo perché capita nei giorni di crisi in Campania ed è quindi manna per chi deve chiudere una valanga di pagine sull’argomento. Direte: ma un ufficio stampa deve fare questo. Già. Ma molto spesso quelli pubblici se ne fregano (ah, la legge 150 !). Il loro sito internet vi convincerà più di quanto non abbia fatto io.

Cose che non vanno: l’Acer, azienda di tecnologia & affini. Premesso: sono un fedele cliente di notebook Acer. Ma se vuoi comprare un lettore mp3, beh, non acquistare mai un lettore mp3 Acer. Anche se sono a buon prezzo, anche se te li dovessero tirare in faccia. A questo sono arrivato dopo lo sperpetuo che dura da settembre 2006. Acquisto 2 lettori da 1 Gb, il primo crepa dopo pochi giorni, il secondo per il dispiacere lo segue. Mando tutto all’Acer di Lainate (Milano) e non ho risposta su niente. Chiamo il loro call center a pagamento e non mi sanno dire altro; scrivo email, mando fax, niente. Dopo minacce legali, arrivano 2 lettori mp3 nuovi a casa mia. Tutto risolto? Macché. Il primo crepa dopo altrettanti pochi giorni (per "crepare" s’intende che *poof* non si accende più). E il secondo ha bei problemi di tenuta della batteria interna, alimentata con usb. Dunque un consiglio d’amico: non comprate Mp3 Acer. Sigh.