Chiaiano, un reportage

Raccontare il perché dell’assurdità di un’altra discarica in Campania ai lettori non napoletani significa necessariamente argomentare il doppio del consueto. Perchè la giusta, legittima domanda che la gente si fa fuori Campania è “possibile che dite sempre no? No all’inceneritore, no alle discariche…”. Un atteggiamento su cui molto ha influito la scomparsa politica di Verdi e sinistra radicale: ormai è opinione comune che essere “contro” qualcosa con la motivazione “fa male all’ambiente, fa male alla salute” non è più di moda.
Io c’ho provato, oggi, carte alla mano: ecco la prima e la seconda pagina del reportage su Chiaiano uscito sui quotidiani del gruppo EPolis.

Discarica nelle cave. Ma la munnezza a Chiaiano c’è già…

I giornalisti ti battono continuamente la mano sulla spalla: sempre alla ricerca del punto dove conficcare il pugnale più facilmente.
Robert Lembke

Diranno che non è così, che ci voleva ed era anzi necessaria per chiudere l’emergenza rifiuti, che basta coi “partiti del no”, con gli estremismi, i radicalismi. Che le discariche ci sono in tutt’Italia e perché “non a Napoli?” Ma la verità, almeno quella parte che ho toccato io, è che la discarica a Chiaiano non si dovrebbe fare. Si farà, perchè il sindaco Rosa Russo Iervolino, il prefetto Gianni De Gennaro, istituzioni varie compreso il nuovo governo Berlusconi e il vecchio governo regionale di Antonio Bassolino hanno già deciso così.

Le cave di Chiaiano sono dei buchi enormi che recano ancora i segni dell’estrazione del tufo. Insomma, quella pietra gialla è servita per edificare mezza area metropolitana di Napoli. Più o meno abusivamente, s’intende. La zona a Nord di Napoli è del resto nota per aver reso miliardaria la camorra del mattone, in quelle aree legata a doppio filo con Cosa Nostra. Ora, queste cave porose sono rimaste inutilizzate per anni. Il centrosinistra ha pensato di metterci una pezza con varianti di salvaguardia e parchi. Ma di questo parlerò dopo. Lo stato attuale qual è? Cave utilizzate come poligoni di tiro, coltivazioni di ciliegie, albicocche, ortaggi vari. Piccole minidiscariche di masserizie, eternit, sì. Ma sostanzialmente si tratta di un enorme polmone verde. E non solo: quando piove quella zona si gonfia come un panettone. Incamera acqua e quell’acqua passa poi in una delle falde più importanti della città. Se ci metti la munnezza – 700mila tonnellate – è normale che in 10-20 anni il sistema di impermeabilizzazione ceda lasciando passare il percolato nella terra e quindi nella falda. Addio acqua.

Non per fare l’ambientalista, fosse per me passerei una colata unica dai templi di Agrigento a piazza Plebiscito. Ma dico, è normale negare a chi verrà tra vent’anni l’acqua? Senza voler parlare del rischio idrogeologico. Se metti troppa immondizia in un parallelepipedo dalle pareti friabili quello che fa? Si sbriciola e “implode”. Con buona pace di cio’ che c’è intorno. Chi ci guadagna, da Chiaiano? Anzitutto chi avrebbe dovuto gestire l’emergenza rifiuti e non ha fatto altro che mandare la spazzatura napoletana in Germania a suon di milioni e aprire altre discariche in luoghi incontaminati. Beh, a fare questo non ci voleva De Gennaro, ero bravo pure io.

E poi, chi ci guadagna? Basta guardare a Pianura, periferia Nordovest di Napoli, così è accaduto: i padroni della discarica prima l’hanno ceduta per metterci l’immondizia e ora vendono il fetido biogas derivante dalla fermentazione di tonnellate di spazzatura.

Ora veniamo al Parco. Lì esiste il “Parco metropolitano delle Colline“. Mi ci sono messo d’impegno, a lavorarci per 2-3 giorni, per capire spese, giochi politici, appalti e quant’altro. Uno dei risultati meglio riusciti è questo pezzo per E Polis. Che mi è fruttato il solito corollario di “mal di pancia” e velate minacce da parte di qualcuno. Ma questa è spazzatura che fortunatamente ancora riesco a smaltire, intelligenti pauca.