Giornalisti, la nuova carta deontologica senza coraggio

L’Ordine nazionale dei Giornalisti ha intenzione di raccogliere e aggiornare tutte le norme riguardanti la deontologia cui i professionisti dell’informazione devono attenersi. Può sembrare una questione di codicilli, non lo è: spesso è l’unico strumento di tutela cui una persona che si ritiene offesa da quanto scritto o mandato in video può fare riferimento, quando non ci sono gli estremi per la querela. E dal punto di vista sindacale le norme deontologiche diventano ahimè sempre più di frequente l’unico, debolissimo, argine per scongiurare le micidiali ingerenze della pubblicità nell’informazione.

E così l’Odg nazionale ha creato un bel “Gruppo di lavoro sulla deontologia” che ha redatto un documento di indirizzo per la futura redazione del Testo Unico sulla deontologia, approvato dalla Commissione Giuridica dell’Ordine. Millemila passaggi burocratici, uno slogan: «riportare la deontologia al centro della professione giornalistica». Leggo le belle iniziative che si spera di mettere in campo: trasparenza nel messaggio informativo; caccia ai servizi televisivi precotti, realizzati direttamente da uffici stampa; chiarezza nelle agenzie di stampa quando il “comunicato” viene passato integralmente dall’ufficio stampa alla Rete, i giornalisti col doppio-triplo ruolo (cronisti, imprenditori, moderatori, consulenti). Insomma tanta bella carne a cuocere.  I documenti completi sono un articolo sul “caso” della deontologia giornalistica e un più vasto documento con una panoramica sulla vicenda.

Riflettendoci, penso però che uno sforzo in più su certe delicatissime situazioni  presenti per lo più nel Sud Italia andava fatto. Negli ultimi anni la categoria è stata bacchettata tantissime volte, ad esempio sulla trattazione delle notizie di camorra sui  media locali.
Qualche anno fa, era la fine del 2008, proprio sull’onda di certe denunce (ad esempio quella pubblica di Roberto Saviano, i famosi titoli dei giornali su don Diana e sui boss del clan dei Casalesi) presentavo proprio a Caserta e a Casal di Principe, in occasione di un incontro pubblico con Ordine dei giornalisti e Federazione Nazionale della Stampa, una «Modesta proposta di carta deontologica su Memoria, coscienza e denuncia nella lotta alla criminalità organizzata».  Ricevetti incoraggiamenti, pacche sulla spalla e applausi; il testo fu anche discusso in sede di Odg Campania e spedito a Roma.

Ora: non mi aspettavo di trovare chissà quale traccia di quelle poche parole nell’accurato e tecnico studio condotto dagli esperti dell’Ordine. Però faccio notare che ora c’era la possibilità di dire parole chiare su certi argomenti. La possibilità di ribadire che il boss sul giornale non va dipinto come un eroe  ma vanno ricordate ogni volta le ragioni che l’hanno portato in carcere. Che agli “alias” i nomignoli dei malavitosi che tanto piacciono a chi fa i titoli, non devono essere enfatizzati. Che bisogna tener d’occhio perfino le pagine di spettacolo dove il neomelodico di turno con la sua canzone sul latitante o sul  capo dei capi, dev’essere trattato com’è giusto trattare temi del genere in un Paese civile.

Ovviamente non so come e fino a che punto temi del genere possano rientrare in una codificazione generale, valida per tutti i media e in ogni luogo d’Italia. Fatto sta che si è persa una grande occasione per discutere della questione (che mi impegno a riproporre in ogni sede per quel che posso): con una buona riflessione sull’argomento ci avremmo guadagnato tutti.

Camorra Carta Deontologica Giornalisti

Proposta di carta deontologica anti-camorra per i giornalisti /2

Ne scrivo con colpevole ritardo. A Caserta e Casal di Principe non ho trovato molti colleghi (la pioggia battente; il lavoro; il poco entusiasmo per queste vicende; la disinformazione, incredibile a dirlo). C’è stato spazio per veleni sputati tra settori poco chiari, contigui all’informazione, lontani anni-luce da quello che ritengo sia la vera informazione. E vabbè, stavolta l’importante era esserci anche perché avevo giusto un paio di cose da dire.

Insomma, la mattina mentre sto entrando in metropolitana, mi chiama Roberto Natale, il presidente della Federazione Nazionale della Stampa. Dice che gli piace  la  bozza di carta deontologica per i giornalisti sulla camorra e mi invita ad illustrarla pubblicamente. Ok, rispondo. A Caserta nel teatro c’è poca gente rispetto a quel che m’aspettavo. Ma che dubbio c’era? Ormai non riusciamo a smuovere più niente e nessuno, figuriamoci gente sfiduciata e scettica come i giornalisti. “Punto” un gruppo di ragazzi di scuola superiore, “scampati” allo sciopero anti-Gelmini: magari sono più sensibili. Mi guardo intorno, oltre l’amorevole consorte e Amalia De Simone, collega di ventura di E Polis, c’è  qualche altro amico ad ascoltare. E ne sono contentissimo.

Mi chiamano, salgo sul palco. Sarà durata 5 minuti, sono andato a braccio ovviamente, non mi aspettavo gli applausi nè  la sorpresa per quelle banalissime cose che ho detto. Fa piacere sapere che i vertici nazionali di Federazione della Stampa e Ordine dei giornalisti e quelli di Odg Campania e Assostampa condividono la tua idea, fa ancora di più sapere che la condivide chi come te fa il mestiere consumando le suole delle scarpe. Quando riscendo in platea uno degli studenti mi chiede il numero di telefono: «magari vieni in classe e lo spieghi a lezione con la professoressa», dice. Magari, penso io: sai che sfizio spiegare a scuola. Nel frattempo, conosco il grande Alberto Spampinato, collega e promotore di quello che sarà l’Osservatorio sui giornalisti minacciati dalla malavita organizzata. Ne ho una proprio davanti al teatro di Caserta:  Rosaria Capacchione che evita il palco ma con la sua presenza rende tangibile qual è la situazione di un cronista  intenzionato ad andare a fondo in terra di camorra. Un’auto blindata, tre agenti di scorta.

A Casal di Principe vado con un bus messo a disposizione. Ci vanno tutti i colleghi e tutti siamo imbarazzati alla vista delle due volanti della Polizia che ci scortano. A me è già successo, ma a Nablus.
Entriamo in una villa sequestrata ai Casalesi, anni fa. Ora è un centro anti-camorra, gestito da coop sociali e dallo Stato.  Ci fanno mangiare e si mangia da dio. Cibo buono due volte, primo perché è sano, secondo perchè nasce dalle terre confiscate ai clan.
Intanto tra sindacalisti e Ordine di che vuoi parlare? Si discute dei guai dei giornali, dell’editoria a scatafascio. Tutti prendono una copia del foglietto con la bozza di codice deontologico e in agenda inserisco un bel pò di situazioni e discussioni. Dunque, la proposta prende corpo. Vi tengo informati.