Pompei, gli Scavi a pezzi e i soldi ci sono solo per i cinesi

A Pompei ci sono stato qualche mese fa: davanti agli Scavi c’è una specie di assembramento, gente che vuol venderti di tutto. Sembra la scena di un film d’emigranti italiani appena approdati in America.
Ora gli Scavi sono stati commissariati dal governo. La situazione è la seguente: se uno vuole, può portarsi dei reperti, può danneggiarli. Qui c’è il link ad una puntata di “Exit” andata in onda su La7 che documenta la reale situazione. Le guide sono per lo più abusive, la camorra anche in questo caso gestisce in tranquillità.
Dopo il commissariamento uno si aspetterebbe di vedere tutte le istituzioni che lavorano per  aiutare Pompei.
La Regione Campania invece che fa? Stanzia sì 400mila euro per Pompei. Ma per una mostra sulla Cina Antica. Qui il servizio di oggi su EPolis.

Cronache dall’inferno rifiuti

Il profeta in patria è un fesso, si sa. Specie se giornalista: pronunciare la fatidica frase “l’avevo detto” dovrebbe essere vietato per legge. Tuttavia, che la situazione nelle cave di Chiaiano, periferia Nord di Napoli, rappresentasse un pentolone a pressione pronto ad esplodere lo sapevano tutti.
Non troverete Chiaiano e le sue otto cave di tufo in libri sulla camorra o in altre pseudo-bibbie sui rifiuti uscite in questi giorni (per com’è scritto salvo solo “Monnezzopoli” di Paolo Chiariello). La storia di Chiaiano è la storia di mille colpe. Il “Parco metropolitano delle Colline” non ha fatto nulla per tutelare quell’area prima che si abbattesse l’emergenza rifiuti. I direttori sanitari dei 5 ospedali che sono ad un tiro di schioppo (Cotugno, Monaldi, Cardarelli, Pascale, Policlinico II) hanno firmato un documento in cui dicono che la monnezza a Chiaiano non è un problema per loro. Il Comune di Napoli che da 2 mesi ha approvato un piano raccolta differenziata e non ha fatto nulla – dico nulla – per attuarlo nemmeno in un solo condominio di Napoli ora cala la testa e dice “s’adda fa”. La regione di Antonio Bassolino? Non scherziamo. L’assessore ex Greenpeace Walter Ganapini forse ha capito di essere stato incaricato solo per dare parvenza di cambiamento. Non ha fatto e non farà nulla. E, scusate lo sfogo, ma oggi è il mio primo giorno di festa dopo una settimana infernale, sono da un’altra parte della Campania, sono vicino a Serre, lì dove probabilmente esploderà un’altra rivolta contro l’ennesima discarica inserita nel nuovo decreto del governo Berlusconi. Tira aria di rivolta pure qui.

Chi è interessato alla vicenda spazzatura legga il decreto-legge. C’è tutto quel che Napoli avrebbe dovuto fare. Quindici anni fa. Ovvero: darsi un pizzico sulla pancia e aprire qualche discarica, darsi un altro pizzico e fare il termovalorizzatore. Non è stato fatto e ora si finisce col riempire di spazzatura l’unica zona verde e agricola di Napoli capoluogo, ovvero Chiaiano. Non per aizzare nessuno: qui c’è la relazione di Franco Ortolani che è un geologo abbastanza conosciuto. Bisogna leggerla con attenzione, scevri da ogni ideologismo. In definitiva dice che si mette la munnezza a Chiaiano si inquina l’acqua. Già, ma dove va messa? Non si sa. A Serre, di fronte all’oasi del Wwf c’è una discarica che è in funzione da due anni. Vogliono allargarla e aprirne un’altra. Alla faccia di una zona finora incontaminata.

Cosa si impara da questo? Che le allora piccole discariche, che gli allora piccoli impianti, dovevano essere aperti 15 anni fa. Ora tutto si è ingigantito. E con i giganti non si scherza, schiacciano e portano un fardello di interessi ancor più grande.