Roberto Saviano consulente di Bassolino?

La fonte è l’agenzia Ansa
«L’iniziativa dell’assessore campano all’istruzione, formazione e lavoro, Corrado Gabriele, per un emendamento alla legge finanziaria che istituisca un alto coordinamento interregionale per le politiche di educazione alla legalità, in accordo con i rappresentanti delle Regioni Puglia, Calabria e Sicilia, trova sostegno da parte dello scrittore Roberto Saviano, autore del libro “Gomorra” il quale ha accettato la proposta di Gabriele di affidargli la direzione del coordinamento. “Affideremo ad una figura di prestigio la guida del coordinamento”, aveva detto Gabriele ad inizio settimana, presentando l’emendamento al capogruppo di Rifondazione al Senato, Giovanni Russo Spena ed oggi è arrivata la conferma del nome di Roberto Saviano».

Chiedersi se sia giusto o meno, accettare un incarico simile è piuttosto inutile. Però mi rassicura: significa che c’è continuità con quella che è la storia dell’anticamorra in Campania.

Update: gli amici di Saviano sostengono che il Nostro non abbia assolutamente accettato alcun incarico. E il Nostro ha fatto sapere che con consulenze e affini non vuol avere niente a che vedere. Qualche ben informato parla di un prossimo libro in programma per la primavera (o per l’autunno 2007)
Qui la smentita delle persone “vicine” a Saviano
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giornalisti minacciati e “consulenti”

Quando, qualche anno fa, un mio collega fu minacciato da persone che non gradivano certi suoi scritti, dopo le denunce di rito e le “solidarietà di prammatica” (ordine dei giornalisti, sindacato..) cercai di far girare il più possibile la notizia. Non per appuntare una medaglia in petto al collega e amico, ma per una regola non scritta che pretende, in questi casi, la massima pubblicità del fatto. Perchè? E’ semplice: le minacce ad un giornalista vanno subito denunciate (alla polizia e ai media) perchè nel caso in cui succeda qualcos altro, le indagini prenderanno da subito una piega precisa.
Tra i giornali che si occuparono del fatto, il supplemento campano del manifesto, Metrovie, bel giornale troppo presto accantonato per questioni economiche (l’augurio è che torni in edicola). E grazie ad alcuni amici, un collega, un mio coetaneo, scrisse addirittura una pagina. Su Forcella, sul mio collega minacciato.
Ora che quel giovane si trova a vivere una analoga situazione di tensione, la prima cosa che mi viene da dirgli è di star tranquillo perché non è solo.
Poi, però, mi vengono alcune domande. Domande da lettore operaio, direi.
1. Quali sono, esattamente, la minacce contro Roberto Saviano? Possibile che giornali come l’Espresso (con cui Saviano collabora) e Repubblica (stesso gruppo editoriale) non abbiano mai specificato che tipo di intimidazioni fossero? Non voglio pensare si tratti solo di telefoni muti e occhiatacce in salumeria. Dunque, perché non dire tutto? Anche per far capire fin dove si spinge, al giorno d’oggi, la temibile, sanguinaria e predatoria camorra del Casertano. Perché il silenzio, su questo punto?
2. Perchè giornaloni come Repubblica prima sparano – a sostegno dell’Espresso – il titolo con tanto di pezzo al vetriolo su presunte frasi offensive del sindaco di Napoli Iervolino, contro Saviano e poi non ritengono di dover spendere mezzo rigo per riportare la rabbiosa replica del primo cittadino di Napoli?
3. Da dove esce, com’è organizzata, chi ispira la valanga di messaggi di solidarietà che arriva in questi giorni a Saviano e al suo libro, pregiatissimo prodotto di una celebre casa editrice? Se è davvero ispirata dal tam tam dei blog, dagli scrittori solidali e dalla società civile, allora qualcosa sta cambiando. E Gomorra davvero sta crollando. Ma, scusate tanto, Goffredo Fofi, Umberto Eco, Loredana Lipperini, vùvùvùsosteniamosaviano.net, Fausto Bertinotti, Lucano Violante, Ds, Margherita, Udeur, ItaliadeiValori, Rifondazione comunista, assessorideputatiministri, è lecito chiedervi dove cazzo eravate quando i tanti casi Saviano si sono spenti così, tra un tavolo sulla Legalità e una promessa di “maggior attenzione alla tutela del giornalisti in Campania”?

Quante vicende, tante domande…

Quello che volevo scrivere l’ho sempre scritto.
Se ho mai avuto paura me lo chiesero i ragazzi di una scuola di Los Angeles, quando andai negli Stati Uniti. C’era stato da poco il delitto Siani, avevo una scorta ma io, ti devo essere sincero? Io per un certo periodo, te lo dico proprio senza demagogia, ho camminato con la sensazione di sentire il fischio della pallottola dietro la nuca. Ho avuto questa sensazione per diversi giorni. E quando aprivo il portone, la porta di casa, era una liberazione, non dal pensiero di poter essere ucciso, ma dal pensiero di poter essere visto morto a terra come ne avevo visti tanti io. Che mi potesse vedere mia moglie dalla finestra. Quando stavo dentro avevo chiuso, avevo sbarrato questa possibilità. D’altra parte ho sempre sostenuto una cosa, che chi si piglia paura muore due volte, muore ogni giorno.


Enzo Perez detto “zio”, decano dei cronisti napoletani
Redazione del Mattino, primavera del 1992
“L’Abusivo” – Antonio Franchini, Marsilio Editore

incipit.

anna-politkovskaia

Ebbene.
Come s’inizia un blog? Senza inconsapevolezza, dico: l’altro lo cominciai senza manco sapere cosa sarebbe diventato esattamente, era il 2002. Ora, invece qualcosa in più la so. So che si chiama giornalisticamente.
E che quest’articolo – l’ultimo – della giornalista russa Anna Politkovskaia, uccisa qualche giorno fa, è un modo per iniziare. E per non dimenticare. Quello che segue è tratto da un lungo, e bello, servizio Ansa.

«Ogni giorno arrivano sulla mia scrivania decine di fascicoli che sono copie di dossier delle persone condannate per ‘terrorismo’ o ancora sotto inchiesta. Perche’ metto le virgolette alla parola terrorismo? Perche’ la maggior parte di questa gente e’ stata nominata terrorista d’autorita’, e questa prassi ha non solo sostituito in questi anni la vera lotta al terrorismo, ma ha anche creato potenziali nuovi terroristi in cerca di vendetta”. ”Quando la procura e i tribunali funzionano non in nome della legge e della punizione dei colpevoli – prosegue Politkovskaia – ma su mandato politico, per produrre lusinghieri dossier sulla lotta al terrorismo da presentare poi al Cremlino, i fascicoli si sfornano facilmente”.
E’ una ”catena di montaggio che organizza ‘sincere’ confessioni e garantisce ottime statistiche sulla lotta al terrorismo nel Caucaso del nord” scrive la giornalista, presentando ai suoi lettori una di queste vicende, la storia di Beslan Gadaiev. L’uomo, estradato nei mesi scorsi dall’Ucraina su mandato della polizia cecena, ha scritto ad Anna una lunga lettera che la giornalista ha riportato integralmente. Gadaiev vi racconta dettagliatamente cosa gli e’ accaduto una volta arrivato al commissariato di polizia di Grozny. ”Mi hanno portato in una stanza – afferma – e mi hanno chiesto se fossi stato io a uccidere quella gente. Ho giurato di non aver mai ammazzato nessuno, ne’ russi ne’ ceceni, ma loro mi hanno detto ‘No, sappiamo che sei stato tu’. Ho provato a negare, ma hanno cominciato subito a picchiarmi. Mi hanno tempestato il viso di pugni, poi mi hanno messo le manette e mi hanno infilato fra le gambe e la catena un tubo di metallo perche’ restassi completamente immobile. Hanno sospeso quel tubo fra due mobili e mi hanno attaccato alle dita dei fili elettrici. Mi hanno torturato con le scosse, mentre continuavano a picchiarmi coi manganelli”.
”Non sopportavo piu’ il dolore – prosegue Gadaiev – ho invocato Dio e li ho pregati di smettere. Per non sentire le mie grida e le mie suppliche, mi hanno messo in testa un sacchetto di plastica nera. Non ricordo quanto e’ durata, ma ho iniziato a perdere i sensi dal dolore. Allora mi hanno tolto il sacchetto di plastica dalla testa e mi hanno chiesto se volevo confessare. Ho risposto ”Si’. Ditemi cosa devo confessare”’. Una volta interrotta la tortura, Gadaiev ha provato di nuovo a negare le accuse. Lo hanno rimesso nella posizione di prima e hanno ricominciato da capo. ”Non so quanto tempo sia durata. Ogni tanto mi buttavano addosso un secchio d’acqua perche’ non svenissi”. Alla fine ha ceduto. ”Mi hanno avato, mi hanno truccato il viso e il corpo per cancellare i segni delle torture e mi hanno portato di fronte ai giornalisti perche’ confessassi pubblicamente tre omicidi e una rapina a mano armata, minacciandomi non solo di nuove torture, ma anche di stupro. Ho dovuto acconsentire”. Beslan e’ stato costretto anche a giustificare i segni di violenza comunque visibili come le conseguenze di un tentativo di fuga. Politkovskaia ha verificato il contenuto della missiva mettendosi in contatto con l’avvocato difensore di Gadaiev, Zaur Zakriev, e con l’organizzazione umanitaria non governativa ‘Memorial’ che per prima aveva ricevuto le denunce di tortura. Le fonti hanno confermato. ”Gadaiev ora e’ ricoverato nell’ospedale del carcere numero uno di Grozny – riferisce Anna – e un certificato medico attesta i segni delle violenze subite”.

Il testo termina con una frase incompiuta: ”L’avvocato Zakriev ha presentato una denuncia formale alla procura della repubblica cecena su questa brutale violazione dei diritti umani…”. Il punto finale all’articolo lo hanno messo i killer: con due pallottole al cuore e una alla testa».