Napoli spiegata velocemente a chi ritorna per l’estate

 

 

 

 

 

 

Siccome dicono che a Napoli non ci sono più le politiche sociali perché si mangiano tutti i soldi, voglio aiutare io con un supporto psicologico e giornalistico tutti coloro che si apprestano al ritorno estivo in città, magari perché lavorano fuori regione o all’estero.
Tranquilli! Vi spiego che è successo recentemente così non dovete chiedere ai parenti e potete buttarvi nella discussione sapendo già tutto.

1. Il fatto della camorra e di Gomorra
Allora, vi voglio spiegare: non è che la camorra non esiste più. È come l’amico della Signora Rinascente. Esiste, solo che lei non lo sa. L’hanno confusa. Gli hanno fatto credere di essere la sceneggiatura di una serie tv.
Voi non preoccupatevi: si uccide ancora. Dalla parte di Miano, per esempio, stanno belli inguaiati. Di recente hanno arrestato degli imprenditori che vivevano a Posillipo ma poi facevano begli affari coi clan di San Giovanni a Teduccio. Quindi non vi lasciate condizionare dai vostri amici del Nord, ribadite con forza: non è vero, la camorra ce l’abbiamo ancora. Non gli abbiamo fatto alcuna scortesia e lei è ancora qui tra noi, è ovunque. Come sempre.

2. Ma che è sto fatto di quelli che fanno sesso in piazza San Domenico?
Mammamia come siete morbosi (senti chi parla). Non è che questi hanno fatto sesso perché volevano fare le oscenità. Niente affatto. Come dice il nostro sindaco: qui stiamo pieni di turisti. E dunque gli alberghi sono aumentati di prezzo. Povera gente, che poteva fare? Mo’, con tante oscenità del centro storico di Napoli (degrado, abusivismo, microcriminalità) vuoi vedere che ci dobbiamo scandalizzare per una sveltina di 30 secondi?

3. È vero che a Natale piazzeranno un altro cazzimbocchio* enorme al Lungomare?
Sì, è tutto vero. L’anno scorso fecero l’albero di Natale? Mo’ vogliono fare il corno rosso. Però a me hanno sempre detto che il corno porta bene se ha la punta rivolta verso il basso, tipo che ‘scarica’ a terra tutte le maledizioni. Invece questo avrà la punta in alto, tipo parafulmine. Non voglia mai iddio viene una tempesta…

*Cazzimbocchio: elemento ingombrante dall’inequivocabile forma fallica

4. Ma hanno dato la cittadinanza onoraria a Maradona?
Si. Non so se è vero che lo pagheranno o meno (non c’è ad oggi uno straccio di carta del Comune alla faccia della trasparenza). Di certo il 5 luglio ci sarà una festa in piazza Plebiscito.
Io qualche tempo fa ho scritto che, con tutto il rispetto, per un uomo che fu immortalato – consapevole – in una vasca da bagno coi boss del clan Giuliano (non è che in una vasca vai con uno sconosciuto e che cazzo…) la cittadinanza è un atto eccessivo. Bastavano una medaglietta di ottone e due paste da Scaturchio. Non c’entra niente la passione sportiva.

5. Devo sapere se ha aperto una pizzeria nuova a Napoli.
No, non mi pare. Cioè forse ha aperto qualcuno ma alla fine non è cambiato niente, la pizza è sempre con la mozzarella, non vi mangiate la sfogliatella quando fa caldo perché c’è la ricotta.
Mo’ a Napoli si porta assai il “panino gourmet”. Che enorme stronzata.

7. Se scendo a Napoli tutto il mese mi conviene fare l’abbonamento a metro e bus?
Ma sei pazzo/a? Non fare niente, fattela a piedi. Nientedimeno la metropolitana a Piscinola la sta studiando la Nasa, pensavano fosse una nuova cometa che passa ogni 110 anni…

7. Ma chi è LIBERATO?
Secondo me è Livio Cori.

Ringrazio la buonanima di Massimo Troisi per avermi ispirato, come sempre.


«Cresci sano e fammi raccontare»
Una canzone di Pino Daniele ci sta bene

A robba mia (Ferryboat, 1985) è una delle canzoni che secondo me coniuga meglio l’italiano, il napoletano e il fraseggio inglese di Pino Daniele. Ironica sul presente, tagliente, non dimentica la tradizione e guarda al futuro. Scende benissimo, come un boccale di birra quando fa caldo. È il miglior Pino Daniele.

e allora don’t cry no more
a quant’o vvine e mo’ ‘a chi ‘o vvuo’

«A quant’o vvine» e «‘a chi ‘o vvuo’» sono due frasi tipiche bellissime. «A quanto lo vendi» significa ma cosa/quanto credi di valere, ma chi ti credi di essere? «Da chi lo vuoi» significa sostanzialmente: a chi vorresti addossare colpe che sono solo tue?

…E po’ che mazzo
si ‘ncuntrassemo a Gesù
ce jessemo a ‘mbriaca’.

E se poi incontrassimo Gesù andremmo con lui ad ubriacarci…

Nuje cuntavemo
‘e ritrattielle ‘ncoppa
‘e grade erano nere
‘e mmane e ‘o riesto
statt’accorto nun t’o scurda’

I ritrattielli erano le figurine dei calciatori e questa strofa sembra quasi omaggiare i “Guaglioni” di Raffaele Viviani, questi però sono ragazzini degli anni Settanta, sui gradoni neri dei vicoli mentre al mare i fumi del porto e degli scarichi e carichi di sigarette di contrabbando sono incessanti e dall’altra parte, a Bagnoli, l’altoforno mangia carbon coke e vomita acciaio in forma di fuoco.

«‘A ggente è stretta ‘e mano» come per dire che è poco generosa. E poi un capolavoro, una strofa che per me è meravigliosa, mi fa emozionare. Ascoltatela e leggetela insieme a me col ritmo della musica:

Primma ‘e figli se crescivano
c’o mare uno passo
a mano a mano se purtavano a campa’
nun me fa penza’

Prima i figli si crescevano col mare a un passo, a mano a mano, gli si insegnava a vivere e cavarsela da soli, non farmici pensare.

Sono echi di frasi di donne che tra un vicolo e l’altro parlavano e incantavano il giovane Pino. Lo so perché sono cresciuto pure io con queste frasi, la signora affianco, quella di fronte, le chiacchierate e io bambino ad ascoltare i luoghi comuni e la saggezza popolare.

Chi è di Napoli e ha la mia età può capire. I figli prima si crescevano col mare di fronte, pensa all’Ottocento di via Santa Lucia quando il borgo di pescatori affacciava a mare, pensa a San Giovanni a Teduccio, terra di scogli e onde e maestrale fresco. L’urbanizzazione novecentesca e la speculazione che hanno staccato Napoli dalla natura di città di mare (che non la bagna più! Anna Maria Ortese!).

Oggi scinne c’a paura, sissignore!
‘a quantu tiempo faje ammore
crisce sano e statte ccà
famme raccuntà.

Oggi scendi e fa paura, sissignore, i mariuoli la camorra.
E poi le domande delle vecchie nei vicoli? Da quanto tempo sei fidanzata? Cresci sano! Resta qui, resta a Napoli.

E fammi raccontare, fammi raccontare. Che è la cosa che pure noi che scriviamo, parliamo e ci sbattiamo tutti i giorni.
Speriamo che restate e che restiamo qui, speriamo che se pure siete lontani vi interessa ancora quello che succede tutti i giorni a noi, quello che succede tutti i giorni alla tua Napoli.

https://www.youtube.com/watch?v=p7qEho3hg5o

Oh, ma c’era Walter Mitty a Napoli?

Oh, ma c’era Walter Mitty a Napoli?

Ti scrivo mentre è notte e ascolto “Space Oddity” di David Bowie nella versione del film “I sogni segreti di Walter Mitty” con Ben Stiller (mai visto? Se no, fallo).
Proprio Ben Stiller è stato a Napoli in questi giorni. Ha mangiato la pizza, fatto il giro ai Decumani, comprato i pastori,  visitato la città sotterranea. Ci mancava solo che salisse sul fottuto bus R2 alla Ferrovia tutto sudato all’ora di punta scansando i mariuoli.
Mentre l’attore era qui è uscita la notizia della sua separazione dalla moglie dopo tanti anni di matrimonio.
Non so niente del gossip dei divi americani, ma ho sperato che la Napoli di questi giorni, così calda, ventosa, sorprendente negli sbalzi di temperature, gli sia stata di conforto.
Guardo questa foto: forse è andata così.

Pensa che qui il quartiere più panoramico (teoricamente il più bello, sicuramente il più ricco) della città si chiama Posillipo, dal greco Pausilypon, ‘pausa dagli affanni’.

E tu? Dove ti prendi una pausa dagli affanni, in questa città?
Io ho più luoghi. Uno è l’Emeroteca Tucci, nel Palazzo delle Poste, in piazza Matteotti. Sono raccolti migliaia di giornali, ci sta quindi pure un po’ di me. L’altro è molto personale. Ma tutti abbiamo delle cose personali da conservare e tutelare, no?

Buongiorno camorra

La camorra non «torna a sparare», la camorra non ha mai smesso di fare niente. Sei morti in 48 ore, domenica ho scritto un paio di pezzi sulla percezione che si ha di questa cosa e su certi segnali tutti da interpretare.

Il Nuovo Salone del Libro di Napoli
per ora è una cameretta ammobiliata

Mo’ mi faccio qualche altro amico con sto racconto, ma che posso farci? Sono andato speranzoso al Caffè Gambrinus per partecipare a questa sorta di ‘assemblea costituente’ del nuovo Salone del Libro. Breve antefatto: a Napoli negli anni 90 c’era una cosa bella, si chiamava “Galassia Gutenberg” e si faceva alla Mostra d’Oltremare. Libri, incontri, dibattiti, scrittori, editori. Poi sono finiti i soldi ed è finita la festa.
Un noto editore napoletano, che peraltro conosco, Diego Guida (è stato assessore e io da giornalista per molti anni ho seguito le vicende del Comune di Napoli) vuole rifare insieme ad altri editori un grande evento annuale su libri ed editoria in città e per questo ha chiamato a raccolta un po’ di gente al Gambrinus.
Ci sono andato, speranzoso. Sono tornato a casa un po’ dispiaciuto.
Partiamo da un fatto. A Napoli oggi se vuoi avere diritto di parola o sei un antagonista “di sinistra” che i libri li scarica in pdf o sei un professionista vomerese che legge un libro all’anno e ne recensisce/consiglia 50 al mese.
Vabbé, sono entrato, ho trovato un salone strapieno di gente, con la classica struttura da convegno. I convegnisti (dotti, medici, sapienti) al tavolo, gli interessatissimi davanti a tutti, i curiosi dietro e i poveri stronzi come me in piedi. Fin qui tutto nella norma. Lo specchio alle spalle dei relatori rifletteva la platea e dava la sensazione che stessero discorrendo con loro stessi, in un paradigmatico loop d’autoreferenzialità.
Quando hanno iniziato a parlare è stato peggio, porca troia.
Monologo dell’assessore oggi arancione e ieri del PDS che assicura finanziamento all’evento. Salvo poi scoprire, tre giorni dopo, che il disavanzo nel bilancio del Comune è 1 miliardo e 890 milioni di euro. Forse intendeva i soldi del Monopoli. Dunque eventualmente occorrerà andare col cappello in mano alla Regione Campania di Vincenzo De Luca.
Poi, seriamente? Ho sentito dire cose ascoltate ai convegni su “Napoli capitale del Mediterraneo” nel 2002. La fiera itinerante, riscoperta dei vicoli, i piccoli eventi, la libreria ‘dal basso’ da valorizzare.

Ah: sapete quante sono le persone che hanno letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi al Sud Italia? Il 28,8% (dati Istat).

E stiamo (stanno) pensando alla bancarella in piazza per vendere due-tre copie di fondi di magazzino ad un prezzo magari maggiore di quello che offre Amazon. Il tutto condito dal solito maledetto reading di brani del solito sferzante autore “di successo”.
La tizia della libreria vomerese che ha detto di aggregare tutti, «dall’insegnante a chi lavora in banca e le casalinghe» mi ha fatto girare e guardare la reazione della platea. Ho visto negli occhi vividi di coloro che erano entrati propositivi, spegnersi l’interesse per un evento che rischia d’essere la stantia riproposizione di modelli ridicolmente messi fuori mercato.
Vabbé, parliamo di gente la cui massima aspirazione in molti casi sono tre righe su Repubblica, Mattino o Corriere. Ah, e la «potenza dei social network!».

Su questa cosa dei libri…

Ho almeno 15 libri da consigliarvi. Ma questa newsletter non nasce per consigliare libri. Posso fare un video? Posso fare un audio che ve lo ascoltate? O è na cacata? RISP URGENTE. 🙂
(nella prossima invece parliamo un po’ di luoghi e cucina)

Mentre tutta Napoli si chiede “Chi è LIBERATO” il cantante anonimo e indie che va di moda io dico no.
Affanculo LIBERATO, radical chic piccoloborghese, ci sta Nino Buonocore che spacca tutto.
Per noi con la R moscia egli è il Mito.

Fare la guida turistica agli amici in vacanza a Napoli e vivere felici


Capita sempre più spesso: «Ciro sono/siamo a Napoli, ci vediamo?». Per me è sempre una gioia. E pure una responsabilità. Provateci voi a non farvi venire l’ansia dopo vent’anni di cronaca. No qui no, hanno ucciso a uno. Qui ci sta la piazza di spaccio, qui non passano bus. Vediamo di condensare i consigli utili

1. Valli a pigliare. Non esiste che ti lascio alla stazione centrale come un disperato in mezzo al ‘gioco delle 3 campanelle’, al borseggiatore facciadimerda (l’ho ribattezzato così) alla selva caotica di piazza Garibaldi di mattina che si trasforma in giungla la sera. Valli a prendere/vallo a prendere/valla a prendere in stazione. Se arriva all’aeroporto di Capodichino, invece, se la può tranquillamente fare con l’Alibus (taxi? Coraggioso e paghi tu).

2. Caffè subito. Togliamoci subito questo pensiero. Fagli prendere il caffè subito, così la discussione su quanto è buono rispetto boh, che so, a Bergamo la archiviamo e passiamo avanti.

3. Metropolitana fino a Toledo. Dico sempre che metro di via Toledo è così bella che i treni non passano per non sciuparla. Qualche giorno fa un gruppo di romani ha osato in mia presenza dire che insomma, non è granché. In realtà è vero, non è tutta questa magnificenza, ma la dovevo difendere a prescindere, quindi ho sbottato: «No, signo’ è meglio a Roma Battistini sicuramente!».
Mo’ la signora andrà raccontando che un tifoso del Napoli voleva accoltellarla in stazione. Fanno sempre così, gonfiano un po’ la storia per sentirsi Genny Savastano in Gomorra.

4. Voglio ‘o mare. A Napoli si dice: «’o ttengo e t’ ‘o ddongo» (ce l’ho e te lo do, con velata allusione sessuale). Il mare c’è. Puntare su via Caracciolo (chiamatelo un’altra volta “Lungomare Liberato” e vi sputo in un occhio). Percorrete la via Toledo, caotica e calda. Il cronista vi dirà che alla Galleria Umberto è morto un ragazzino con un pezzo cornicione caduto in testa. Che è un cantiere tutto e che non la riconosce più, la città.
Voi guarderete i vicoli dei Quartieri Spagnoli e direte: «Ma ci si può andare?». Poi vorrete andarci da soli e non vi succederà niente, nemmeno uno scippo. E vi sentirete un po’ stronzi per aver pensato che Napoli era così pericolosa (ecco, il tempo di pensare sto fatto e si sono fottuti il portafogli sul bus R2 che vi avevo detto di non prendere!).
Piazza Trieste e Trento, la fontana con la carcioffola, alla vostra sinistra il Teatro San Carlo. C’è un bel concerto, una bella opera. Perché non ci andate? Davvero.
Poi si apre piazza Plebiscito. Tira un po’ di vento e voi siete contenti, son contento pure io , se vi accompagno. Quello a sinistra è Palazzo Reale, sulle statue dei Re c’è una filastrocca che mi scoccio di raccontarvi, la trovate su internet. A destra il colonnato della Chiesa di San Francesco di Paola.
Sì, se ti metti al centro e ti bendano non riesci mai a centrare i due leoni. Però fa caldo è mattina. Meglio provarci di sera. E lì su c’è il Pallonetto di Santa Lucia. Montedidio, Pizzofalcone e blablabla. Ma tu lo vuoi vedere o no, il mare?

5. Il mare. Via Cesario Console, questo bicchiere pieno d’acqua di mare che scivola via. Andiamo sul bordo: è il golfo di Napoli. A sinistra Molosiglio, a destra lungomare. Santa Lucia l’ho saltata, magari torniamo se abbiamo fame a mangiare qualcosa. Il mare non è un elemento marginale.
A te piace ‘o selfie ‘e Instagram? E hai voglia di selfie e storie di Instagram, guarda qui.

Però magari se cammini invece di pensare a quanto casino ci sta e al caldo che fa e a come sarebbe bella Napoli se tutto questo fosse meno caotico, ecco, camminando camminando ti spogli dei pensieri, delle ansia, inizi a parlare del mare, del mare, solo del mare di quanto eri piccolo e di come a casa tua, d’estate si andava in spiaggia.
Se scenne tutto ‘a cuollo, tutto da dosso. È il più grande regalo che ti può fare Napoli e te lo fa una sola volta. Dovrai ritornarci per provarlo nuovamente.
E lo so, se stai leggendo e sei napoletano lontano dalla città, magari perché la vita ti ha portato altrove nel mondo ti sta venendo un po’ da piangere.

6. Non aspettare niente e nessuno per mangiare. Ci sono ristoranti e pizzerie che hanno file d’attesa chilometriche manco fossero l’ospedale Cardarelli quando ti devono operare la guallera. Io dico no alla fila, io dico no alla lista «venti minuti al massimo e si libera un posto». Andatevene affanculo, qui si mangia bene quasi ovunque. La pizzeria è piena? Ciao, vai a quella affianco. Ma non perdere un’ora o più per aspettare di pranzare.

7. Vuoi i posti dei turisti? Ok. Allora: Castel dell’Ovo, Maschio Angioino, il Cristo Velato alla cappella Sansevero al centro storico (si è bello però mammamia, tre ore ad aspettare…ma cammina, vivila, stai qui solo un giorno!). Castel Sant’Elmo vista bellissima da San Martino; vuoi vedere lo stadio? Prendi la metropolitana e scendi a Campi Flegrei, poi ti deprimi e torni indietro. Che vuoi fare? Il museo Archeologico arte classica e reperti egizi e romani? Il museo Pan, fotografia e arti figurative? Il museo Madre, arte contemporanea?

Volete il piedino a zampa di leone? E Giggino vi da il piedino a zampa di leone…(il palazzo di’ Così parlò Bellavista’ è in via Foria 106, nelle ore diurne è aperto).


7. Vuoi i posti non turistici?
In realtà anche il luogo più turistico di Napoli contiene al suo interno un po’ della sua autenticità. Fatevi un giro per l’Anticaglia dietro via Duomo, sbucate davanti al ristorante ‘La Campagnola’ in via dei Tribunali e se non c’è fila (difficile) mangiate lì.
Vorrei dire: perdetevi senza una guida. Sì, ma che ve importa: perdetevi: Pallonetto, Pignasecca, Cavone di piazza Dante, Borgo di Sant’Antonio Abate, andate ngoppa ‘e mmura, dietro il mercato del pesce a Porta Nolana. Vorrei dire, prendetevelo, sto maledetto bus R2 dalla stazione a via San Carlo. Vorrei dirlo, ma evito. Poi magari se lo fate non succede niente. A Lisbona mi dissero: «No ma non andare all’Alfama di sera! No ma attento ai borseggiatori sul tram» a me veniva da ridere come risi in faccia al borseggiatore che voleva puntarmi a Dublino (ma seriamente, ma come si fa, a Dublino…ridemmo per tutta la serata).

E se proprio vuoi/volete vedere una cosa che vedo io tutti i giorni ecco. Via Santa Lucia, quasi alla fine, prima dei barbacane che sostengono il costone del Monte Echia (quel coso di tufo).

Io questo l’ho ribattezzato il balcone dell’ottimismo.
Perché sei di fronte al mare, non lo vedi ma ne senti l’odore, lo immagini e sai che due passi e sei lì. Potresti avere una grandiosa vista e non ce l’hai.

Ma aspetti. Un giorno, chissà, Napoli la aggiusteranno tutta.
Chissà.
Intanto resto, aspetto…

Argomenti trend da utilizzare in una cena napoletana

1. Chi cazzo è il cantante LIBERATO? Ipotizzate di saperlo ma di non poterlo dire.

2. Chiedete agli ospiti se piace l’imitazione di Maurizio De Giovanni del cabarettista Lino D’Angiò. Ricordatevi di non fare troppo gli ironici che De Giovanni è come Fidel Castro, ha gente ovunque.

3. Gioco di società: ripetere a memoria il monologo del Cavalluccio Rosso di Riccardo Pazzaglia.

7 modi per evitare la scissione interna nel Pd

pd-scissione

La scissione nel Partito Democratico può essere evitata. Ci sono tecniche per rimettere assieme coppie sgarrupate, vuoi vedere che questi qui – che manco sanno dove andare da soli – non riusciamo a farli rimettere insieme? Io dico la mia.

1. Mettere le mamme in mezzo per apparare. Non nel senso che uno dice “mammeta” all’altro. Si chiamano le mamme dei litiganti che intervengono nella discussione e senza mortificare i propri figli dicono: «Dai a mamma’ se io e papà ci appiccicavamo così come voi, tu non nascevi nemmeno!». Risultato quasi garantito.

2. Colazione a letto con scatola di cuore piena di brillantini. Se D’Alema manda la colazione a Renzi magari ordinandola dalla cornetteria che fa quei bei cornetti con la marmellata a ciliegia (non si trovano quasi mai ciliegia, ma perché? Sempre albicocca, albicocca, albicocca) un caffè Passalacqua o un bel Moreno carico carico con lo zucchero di canna a parte e poi per finire nu tubb ‘e Baci Perugina in tre versioni: black, white e tradizionale, che gli vuoi dire più?

3. Serenata notturna sotto casa. Caro onorevole Speranza ti dico che la canzone deve essere positiva. Non Nando D’Andrea e Nancy Coppola che cantano: «Ma sì te ncontro mmiez ‘a via insieme a chell’ata…».

Dunque onorevole Speranza pensaci bene. Devi essere più accondiscendente. Fai Eduardo De Crescenzo. «Lo trovo, lo trovo, vedrai se ci provo…dev’esserci un modo per giungere a te…».

 

4. Una grande composizione di rose blu + cane argento di 115 cm. Se Matteo Renzi lo regala a Michele Emiliano quello essendo un uomo del Sud lo apprezza.  Perché nel caso può riciclarlo al matrimonio del cugino a giugno.

5. Iscriversi insieme al corso di ballo sensuale di Carmen Russo e Enzo Paolo Turchi. Secondo voi se Delrio,  Cuperlo, Lotti e Nicodemo si mettono a fare un ricco latino americano fino allo sfinimento dopo si guardano negli occhi e restano sempre con gli stessi sentimenti? Io dico di no…

6. ‘O magnà: scofanarsi malamente davanti a un piatto di scialatielli allo scoglio. Sentite a me. Andate a Procida, andateci ora che in estate è un casino ci sta un sacco di gente. Ordinate un ricco scialatiello allo scoglio, talmente inzeppato di frutti di mare che dovete mettervi il bavettone. Ordinate 2 bottiglie di Biancolella. Due a persona. E poi discutete.

7. La partita a biliardino (se lo chiamate Calcio Balilla mi fate schifo). Ambress ambress. Mettete i renziani da una parte e la scissione dall’altra. D’Alema a porta, Orfini non gioca perché non è buono, sa usare solo PES 2014. Tre partite, chi vince si piglia tutto.

MOSSA SEGRETA. Mettere in mezzo ‘o nonno. Chiamate: Giorgio Napolitano. Gli dite: Tu hai iniziato sto casino E TU LO RISOLVI.

americanrenzi

Con questi giorni che non mi riescono…

napoli-caracciolo

«Con questi giorni che non mi riescono…»*

Ho avuto la febbre per qualche giorno – per un maschio adulto significa aver vissuto un’esperienza di pre morte – e quando sono uscito per tornare in redazione (ieri) Napoli era lattiginosa, immersa in una nebbia che per noi non è usuale. I contorni sfumati di Castel Sant’Elmo su a San Martino a conferirgli mistero; il Vesuvio che si scoccia e sparisce inghiottito dal bianco; il mare che pare un barattolo di vernice da steccato. Poi è iniziato a piovere. Lavoro a Santa Lucia e sono un giornalista. Se piove pure, l’unico da citare è il Nicola Pugliese di “Malacqua” :

«Attraverso il velo di pioggia che scendeva a sfrangiare la città avvertivi il disagio, ed il presentimento triste: la vita sarebbe cambiata. E stava cambiando forse in quel preciso istante».

Da quanto non proviamo la sensazione che qualcosa stia cambiando, a Napoli? Qualcosa per tutti, dico, qualcosa che non sia l’emozione legata ad un evento sportivo o connessa ad un concerto o alla scomparsa di un personaggio famoso? Si rincorrono le novità, veloci come i «a cosa stai pensando?» sul social network; le novità, okay. E i cambiamenti? La felicità o l’inquietudine fiera che qualcosa domani sarà diversa da oggi, la città non la sente più da tempo. Sono sicuro che se scavassi in Italo Calvino troverei una citazione sulla città che si è un po’ cacata il cazzo. Ma ve la risparmio.

Ai giornalisti è demandato un compito: quello di percepire l’aria che tira. Spesso, invece, le arie se le danno o ci riempiono i pezzi. Che poi diventano come gigantesche pizze fritte gonfie ma senza sostanza (a proposito, eccola qua). L’aria è che le elezioni si avvicinano: il sottobosco inizia a muoversi e se ne ha contezza; si iniziano a saldare alleanze, gente fonda partiti col proprio nome e cognome (sì, il sindaco di Napoli), alla Regione Campania il comandante De Luca sarà costretto a rivedere la sua giunta e dar spazio a quelle forze del Pd campano che gli serviranno in caso di ricandidatura.  ‘O zuppone di eduardiana memoria è l’immagine che ben si confà all’attuale legge elettorale.
Vi sto scrivendo di politica perché in queste settimane stiamo scoprendo che il Pd di Napoli alle Elezioni comunali della scorsa primavera non solo si è presentato con delle primarie-burla (ricordate il fatto dell’euro ai seggi?) ma anche con liste un po’ farlocche (o quantomeno meritevoli di indagini).

Se è vero come spesso è stato vero negli ultimi decenni che Napoli si dimostra laboratorio politico di quel che sarà nel resto d’Italia, il Pd è messo malissimo, pure peggio di quel che già sembra. E forse è il caso di accendere una nuova luce intorno a questa carcassa di partito vesuviano. Spero di contribuire coi miei timidi mezzi.

 

L’altra è la morte di un uomo. Si chiamava Raffaele Vettorino, aveva 62 anni ed era un ex lavoratore socialmente utile (Lsu, una sigla maledetta) che manifestava per lo sblocco di fondi che gli avrebbero consentito la “stabilizzazione”. Un precario di 62 anni, coi figli ultratrentenni, senza alcuna possibilità di pensione.
Raffaele è morto d’infarto in una storia che ha dell’incredibile: un tizio con una Bmw ha travolto il corteo ferendo 3 persone, lui ha tentato di rincorrerlo e si è sentito male.
Di Raffaele ho visto una foto: lui chino che rinteggia un muro. Mi ha un po’ scosso,  ci sto pensando da giorni.

 

Napoli ’44 di Francesco Patierno è un film davvero bello. Fate in modo di vederlo (è su Sky). Riprende le memorie del giovane ufficiale inglese Norman Lewis entrato in città nel 1943 con la Quinta Armata. Alla potenza delle parole s’associa quella delle immagini, non solo evocativa ma anche dotata d’una cifra poetica notevole.

 

«E sulla città questo velo di come agonia d’animale» (sempre Malacqua). In quest’agonia ci metto due cose che mi hanno intristito molto. La chiusura di un punto lettura per bambini in un museo comunale (le cose si stanno evolvendo, non per il meglio, ma oggi dovrei scrivere un altro pezzo). 

Se mercoledì 8 febbraio siete a Napoli e vi interessa la Seo (quella scienza occulta per esser bravi sui motori di ricerca) o comunque scambiare due chiacchiere, presento il libro di un caro amico. Se riesco racconto pure la sua singolare storia imprenditoriale, secondo me molto bella.

 

*La frase è della canzone è “Da lontano” di Eduardo De Crescenzo. È molto dolce: ascoltatela quando siete un po’ tristi. Una volta ho conosciuto De Crescenzo, girava voce che non fosse esattamente tra gli artisti disponibilissimi con tutti, quelli col sorriso prestampato. Beh, posso confermarla. Però è davvero un grande artista, secondo me.