Oh, ma c’era Walter Mitty a Napoli?

Oh, ma c’era Walter Mitty a Napoli?

Ti scrivo mentre è notte e ascolto “Space Oddity” di David Bowie nella versione del film “I sogni segreti di Walter Mitty” con Ben Stiller (mai visto? Se no, fallo).
Proprio Ben Stiller è stato a Napoli in questi giorni. Ha mangiato la pizza, fatto il giro ai Decumani, comprato i pastori,  visitato la città sotterranea. Ci mancava solo che salisse sul fottuto bus R2 alla Ferrovia tutto sudato all’ora di punta scansando i mariuoli.
Mentre l’attore era qui è uscita la notizia della sua separazione dalla moglie dopo tanti anni di matrimonio.
Non so niente del gossip dei divi americani, ma ho sperato che la Napoli di questi giorni, così calda, ventosa, sorprendente negli sbalzi di temperature, gli sia stata di conforto.
Guardo questa foto: forse è andata così.

Pensa che qui il quartiere più panoramico (teoricamente il più bello, sicuramente il più ricco) della città si chiama Posillipo, dal greco Pausilypon, ‘pausa dagli affanni’.

E tu? Dove ti prendi una pausa dagli affanni, in questa città?
Io ho più luoghi. Uno è l’Emeroteca Tucci, nel Palazzo delle Poste, in piazza Matteotti. Sono raccolti migliaia di giornali, ci sta quindi pure un po’ di me. L’altro è molto personale. Ma tutti abbiamo delle cose personali da conservare e tutelare, no?

Buongiorno camorra

La camorra non «torna a sparare», la camorra non ha mai smesso di fare niente. Sei morti in 48 ore, domenica ho scritto un paio di pezzi sulla percezione che si ha di questa cosa e su certi segnali tutti da interpretare.

Il Nuovo Salone del Libro di Napoli
per ora è una cameretta ammobiliata

Mo’ mi faccio qualche altro amico con sto racconto, ma che posso farci? Sono andato speranzoso al Caffè Gambrinus per partecipare a questa sorta di ‘assemblea costituente’ del nuovo Salone del Libro. Breve antefatto: a Napoli negli anni 90 c’era una cosa bella, si chiamava “Galassia Gutenberg” e si faceva alla Mostra d’Oltremare. Libri, incontri, dibattiti, scrittori, editori. Poi sono finiti i soldi ed è finita la festa.
Un noto editore napoletano, che peraltro conosco, Diego Guida (è stato assessore e io da giornalista per molti anni ho seguito le vicende del Comune di Napoli) vuole rifare insieme ad altri editori un grande evento annuale su libri ed editoria in città e per questo ha chiamato a raccolta un po’ di gente al Gambrinus.
Ci sono andato, speranzoso. Sono tornato a casa un po’ dispiaciuto.
Partiamo da un fatto. A Napoli oggi se vuoi avere diritto di parola o sei un antagonista “di sinistra” che i libri li scarica in pdf o sei un professionista vomerese che legge un libro all’anno e ne recensisce/consiglia 50 al mese.
Vabbé, sono entrato, ho trovato un salone strapieno di gente, con la classica struttura da convegno. I convegnisti (dotti, medici, sapienti) al tavolo, gli interessatissimi davanti a tutti, i curiosi dietro e i poveri stronzi come me in piedi. Fin qui tutto nella norma. Lo specchio alle spalle dei relatori rifletteva la platea e dava la sensazione che stessero discorrendo con loro stessi, in un paradigmatico loop d’autoreferenzialità.
Quando hanno iniziato a parlare è stato peggio, porca troia.
Monologo dell’assessore oggi arancione e ieri del PDS che assicura finanziamento all’evento. Salvo poi scoprire, tre giorni dopo, che il disavanzo nel bilancio del Comune è 1 miliardo e 890 milioni di euro. Forse intendeva i soldi del Monopoli. Dunque eventualmente occorrerà andare col cappello in mano alla Regione Campania di Vincenzo De Luca.
Poi, seriamente? Ho sentito dire cose ascoltate ai convegni su “Napoli capitale del Mediterraneo” nel 2002. La fiera itinerante, riscoperta dei vicoli, i piccoli eventi, la libreria ‘dal basso’ da valorizzare.

Ah: sapete quante sono le persone che hanno letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi al Sud Italia? Il 28,8% (dati Istat).

E stiamo (stanno) pensando alla bancarella in piazza per vendere due-tre copie di fondi di magazzino ad un prezzo magari maggiore di quello che offre Amazon. Il tutto condito dal solito maledetto reading di brani del solito sferzante autore “di successo”.
La tizia della libreria vomerese che ha detto di aggregare tutti, «dall’insegnante a chi lavora in banca e le casalinghe» mi ha fatto girare e guardare la reazione della platea. Ho visto negli occhi vividi di coloro che erano entrati propositivi, spegnersi l’interesse per un evento che rischia d’essere la stantia riproposizione di modelli ridicolmente messi fuori mercato.
Vabbé, parliamo di gente la cui massima aspirazione in molti casi sono tre righe su Repubblica, Mattino o Corriere. Ah, e la «potenza dei social network!».

Su questa cosa dei libri…

Ho almeno 15 libri da consigliarvi. Ma questa newsletter non nasce per consigliare libri. Posso fare un video? Posso fare un audio che ve lo ascoltate? O è na cacata? RISP URGENTE. 🙂
(nella prossima invece parliamo un po’ di luoghi e cucina)

Mentre tutta Napoli si chiede “Chi è LIBERATO” il cantante anonimo e indie che va di moda io dico no.
Affanculo LIBERATO, radical chic piccoloborghese, ci sta Nino Buonocore che spacca tutto.
Per noi con la R moscia egli è il Mito.

Fare la guida turistica agli amici in vacanza a Napoli e vivere felici


Capita sempre più spesso: «Ciro sono/siamo a Napoli, ci vediamo?». Per me è sempre una gioia. E pure una responsabilità. Provateci voi a non farvi venire l’ansia dopo vent’anni di cronaca. No qui no, hanno ucciso a uno. Qui ci sta la piazza di spaccio, qui non passano bus. Vediamo di condensare i consigli utili

1. Valli a pigliare. Non esiste che ti lascio alla stazione centrale come un disperato in mezzo al ‘gioco delle 3 campanelle’, al borseggiatore facciadimerda (l’ho ribattezzato così) alla selva caotica di piazza Garibaldi di mattina che si trasforma in giungla la sera. Valli a prendere/vallo a prendere/valla a prendere in stazione. Se arriva all’aeroporto di Capodichino, invece, se la può tranquillamente fare con l’Alibus (taxi? Coraggioso e paghi tu).

2. Caffè subito. Togliamoci subito questo pensiero. Fagli prendere il caffè subito, così la discussione su quanto è buono rispetto boh, che so, a Bergamo la archiviamo e passiamo avanti.

3. Metropolitana fino a Toledo. Dico sempre che metro di via Toledo è così bella che i treni non passano per non sciuparla. Qualche giorno fa un gruppo di romani ha osato in mia presenza dire che insomma, non è granché. In realtà è vero, non è tutta questa magnificenza, ma la dovevo difendere a prescindere, quindi ho sbottato: «No, signo’ è meglio a Roma Battistini sicuramente!».
Mo’ la signora andrà raccontando che un tifoso del Napoli voleva accoltellarla in stazione. Fanno sempre così, gonfiano un po’ la storia per sentirsi Genny Savastano in Gomorra.

4. Voglio ‘o mare. A Napoli si dice: «’o ttengo e t’ ‘o ddongo» (ce l’ho e te lo do, con velata allusione sessuale). Il mare c’è. Puntare su via Caracciolo (chiamatelo un’altra volta “Lungomare Liberato” e vi sputo in un occhio). Percorrete la via Toledo, caotica e calda. Il cronista vi dirà che alla Galleria Umberto è morto un ragazzino con un pezzo cornicione caduto in testa. Che è un cantiere tutto e che non la riconosce più, la città.
Voi guarderete i vicoli dei Quartieri Spagnoli e direte: «Ma ci si può andare?». Poi vorrete andarci da soli e non vi succederà niente, nemmeno uno scippo. E vi sentirete un po’ stronzi per aver pensato che Napoli era così pericolosa (ecco, il tempo di pensare sto fatto e si sono fottuti il portafogli sul bus R2 che vi avevo detto di non prendere!).
Piazza Trieste e Trento, la fontana con la carcioffola, alla vostra sinistra il Teatro San Carlo. C’è un bel concerto, una bella opera. Perché non ci andate? Davvero.
Poi si apre piazza Plebiscito. Tira un po’ di vento e voi siete contenti, son contento pure io , se vi accompagno. Quello a sinistra è Palazzo Reale, sulle statue dei Re c’è una filastrocca che mi scoccio di raccontarvi, la trovate su internet. A destra il colonnato della Chiesa di San Francesco di Paola.
Sì, se ti metti al centro e ti bendano non riesci mai a centrare i due leoni. Però fa caldo è mattina. Meglio provarci di sera. E lì su c’è il Pallonetto di Santa Lucia. Montedidio, Pizzofalcone e blablabla. Ma tu lo vuoi vedere o no, il mare?

5. Il mare. Via Cesario Console, questo bicchiere pieno d’acqua di mare che scivola via. Andiamo sul bordo: è il golfo di Napoli. A sinistra Molosiglio, a destra lungomare. Santa Lucia l’ho saltata, magari torniamo se abbiamo fame a mangiare qualcosa. Il mare non è un elemento marginale.
A te piace ‘o selfie ‘e Instagram? E hai voglia di selfie e storie di Instagram, guarda qui.

Però magari se cammini invece di pensare a quanto casino ci sta e al caldo che fa e a come sarebbe bella Napoli se tutto questo fosse meno caotico, ecco, camminando camminando ti spogli dei pensieri, delle ansia, inizi a parlare del mare, del mare, solo del mare di quanto eri piccolo e di come a casa tua, d’estate si andava in spiaggia.
Se scenne tutto ‘a cuollo, tutto da dosso. È il più grande regalo che ti può fare Napoli e te lo fa una sola volta. Dovrai ritornarci per provarlo nuovamente.
E lo so, se stai leggendo e sei napoletano lontano dalla città, magari perché la vita ti ha portato altrove nel mondo ti sta venendo un po’ da piangere.

6. Non aspettare niente e nessuno per mangiare. Ci sono ristoranti e pizzerie che hanno file d’attesa chilometriche manco fossero l’ospedale Cardarelli quando ti devono operare la guallera. Io dico no alla fila, io dico no alla lista «venti minuti al massimo e si libera un posto». Andatevene affanculo, qui si mangia bene quasi ovunque. La pizzeria è piena? Ciao, vai a quella affianco. Ma non perdere un’ora o più per aspettare di pranzare.

7. Vuoi i posti dei turisti? Ok. Allora: Castel dell’Ovo, Maschio Angioino, il Cristo Velato alla cappella Sansevero al centro storico (si è bello però mammamia, tre ore ad aspettare…ma cammina, vivila, stai qui solo un giorno!). Castel Sant’Elmo vista bellissima da San Martino; vuoi vedere lo stadio? Prendi la metropolitana e scendi a Campi Flegrei, poi ti deprimi e torni indietro. Che vuoi fare? Il museo Archeologico arte classica e reperti egizi e romani? Il museo Pan, fotografia e arti figurative? Il museo Madre, arte contemporanea?

Volete il piedino a zampa di leone? E Giggino vi da il piedino a zampa di leone…(il palazzo di’ Così parlò Bellavista’ è in via Foria 106, nelle ore diurne è aperto).


7. Vuoi i posti non turistici?
In realtà anche il luogo più turistico di Napoli contiene al suo interno un po’ della sua autenticità. Fatevi un giro per l’Anticaglia dietro via Duomo, sbucate davanti al ristorante ‘La Campagnola’ in via dei Tribunali e se non c’è fila (difficile) mangiate lì.
Vorrei dire: perdetevi senza una guida. Sì, ma che ve importa: perdetevi: Pallonetto, Pignasecca, Cavone di piazza Dante, Borgo di Sant’Antonio Abate, andate ngoppa ‘e mmura, dietro il mercato del pesce a Porta Nolana. Vorrei dire, prendetevelo, sto maledetto bus R2 dalla stazione a via San Carlo. Vorrei dirlo, ma evito. Poi magari se lo fate non succede niente. A Lisbona mi dissero: «No ma non andare all’Alfama di sera! No ma attento ai borseggiatori sul tram» a me veniva da ridere come risi in faccia al borseggiatore che voleva puntarmi a Dublino (ma seriamente, ma come si fa, a Dublino…ridemmo per tutta la serata).

E se proprio vuoi/volete vedere una cosa che vedo io tutti i giorni ecco. Via Santa Lucia, quasi alla fine, prima dei barbacane che sostengono il costone del Monte Echia (quel coso di tufo).

Io questo l’ho ribattezzato il balcone dell’ottimismo.
Perché sei di fronte al mare, non lo vedi ma ne senti l’odore, lo immagini e sai che due passi e sei lì. Potresti avere una grandiosa vista e non ce l’hai.

Ma aspetti. Un giorno, chissà, Napoli la aggiusteranno tutta.
Chissà.
Intanto resto, aspetto…

Argomenti trend da utilizzare in una cena napoletana

1. Chi cazzo è il cantante LIBERATO? Ipotizzate di saperlo ma di non poterlo dire.

2. Chiedete agli ospiti se piace l’imitazione di Maurizio De Giovanni del cabarettista Lino D’Angiò. Ricordatevi di non fare troppo gli ironici che De Giovanni è come Fidel Castro, ha gente ovunque.

3. Gioco di società: ripetere a memoria il monologo del Cavalluccio Rosso di Riccardo Pazzaglia.

Con questi giorni che non mi riescono…

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«Con questi giorni che non mi riescono…»*

Ho avuto la febbre per qualche giorno – per un maschio adulto significa aver vissuto un’esperienza di pre morte – e quando sono uscito per tornare in redazione (ieri) Napoli era lattiginosa, immersa in una nebbia che per noi non è usuale. I contorni sfumati di Castel Sant’Elmo su a San Martino a conferirgli mistero; il Vesuvio che si scoccia e sparisce inghiottito dal bianco; il mare che pare un barattolo di vernice da steccato. Poi è iniziato a piovere. Lavoro a Santa Lucia e sono un giornalista. Se piove pure, l’unico da citare è il Nicola Pugliese di “Malacqua” :

«Attraverso il velo di pioggia che scendeva a sfrangiare la città avvertivi il disagio, ed il presentimento triste: la vita sarebbe cambiata. E stava cambiando forse in quel preciso istante».

Da quanto non proviamo la sensazione che qualcosa stia cambiando, a Napoli? Qualcosa per tutti, dico, qualcosa che non sia l’emozione legata ad un evento sportivo o connessa ad un concerto o alla scomparsa di un personaggio famoso? Si rincorrono le novità, veloci come i «a cosa stai pensando?» sul social network; le novità, okay. E i cambiamenti? La felicità o l’inquietudine fiera che qualcosa domani sarà diversa da oggi, la città non la sente più da tempo. Sono sicuro che se scavassi in Italo Calvino troverei una citazione sulla città che si è un po’ cacata il cazzo. Ma ve la risparmio.

Ai giornalisti è demandato un compito: quello di percepire l’aria che tira. Spesso, invece, le arie se le danno o ci riempiono i pezzi. Che poi diventano come gigantesche pizze fritte gonfie ma senza sostanza (a proposito, eccola qua). L’aria è che le elezioni si avvicinano: il sottobosco inizia a muoversi e se ne ha contezza; si iniziano a saldare alleanze, gente fonda partiti col proprio nome e cognome (sì, il sindaco di Napoli), alla Regione Campania il comandante De Luca sarà costretto a rivedere la sua giunta e dar spazio a quelle forze del Pd campano che gli serviranno in caso di ricandidatura.  ‘O zuppone di eduardiana memoria è l’immagine che ben si confà all’attuale legge elettorale.
Vi sto scrivendo di politica perché in queste settimane stiamo scoprendo che il Pd di Napoli alle Elezioni comunali della scorsa primavera non solo si è presentato con delle primarie-burla (ricordate il fatto dell’euro ai seggi?) ma anche con liste un po’ farlocche (o quantomeno meritevoli di indagini).

Se è vero come spesso è stato vero negli ultimi decenni che Napoli si dimostra laboratorio politico di quel che sarà nel resto d’Italia, il Pd è messo malissimo, pure peggio di quel che già sembra. E forse è il caso di accendere una nuova luce intorno a questa carcassa di partito vesuviano. Spero di contribuire coi miei timidi mezzi.

 

L’altra è la morte di un uomo. Si chiamava Raffaele Vettorino, aveva 62 anni ed era un ex lavoratore socialmente utile (Lsu, una sigla maledetta) che manifestava per lo sblocco di fondi che gli avrebbero consentito la “stabilizzazione”. Un precario di 62 anni, coi figli ultratrentenni, senza alcuna possibilità di pensione.
Raffaele è morto d’infarto in una storia che ha dell’incredibile: un tizio con una Bmw ha travolto il corteo ferendo 3 persone, lui ha tentato di rincorrerlo e si è sentito male.
Di Raffaele ho visto una foto: lui chino che rinteggia un muro. Mi ha un po’ scosso,  ci sto pensando da giorni.

 

Napoli ’44 di Francesco Patierno è un film davvero bello. Fate in modo di vederlo (è su Sky). Riprende le memorie del giovane ufficiale inglese Norman Lewis entrato in città nel 1943 con la Quinta Armata. Alla potenza delle parole s’associa quella delle immagini, non solo evocativa ma anche dotata d’una cifra poetica notevole.

 

«E sulla città questo velo di come agonia d’animale» (sempre Malacqua). In quest’agonia ci metto due cose che mi hanno intristito molto. La chiusura di un punto lettura per bambini in un museo comunale (le cose si stanno evolvendo, non per il meglio, ma oggi dovrei scrivere un altro pezzo). 

Se mercoledì 8 febbraio siete a Napoli e vi interessa la Seo (quella scienza occulta per esser bravi sui motori di ricerca) o comunque scambiare due chiacchiere, presento il libro di un caro amico. Se riesco racconto pure la sua singolare storia imprenditoriale, secondo me molto bella.

 

*La frase è della canzone è “Da lontano” di Eduardo De Crescenzo. È molto dolce: ascoltatela quando siete un po’ tristi. Una volta ho conosciuto De Crescenzo, girava voce che non fosse esattamente tra gli artisti disponibilissimi con tutti, quelli col sorriso prestampato. Beh, posso confermarla. Però è davvero un grande artista, secondo me.

Newsletter su Napoli e i napoletani

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Una newsletter su Napoli, vista da un giornalista che a Napoli vive e lavora. Sono anni in cui questa città è sempre più marginale nel dibattito politico e culturale italiano. Eppure la capitale del Mezzogiorno d’Italia resta un punto privilegiato per guardare gli effetti di quel ch’è stato deciso altrove o come laboratorio che anticipa quel che sarà.

La newsletter è come la pipa. Lenta. Ma ha un sapore particolare, un po’ antico. E arriva dove deve arrivare, anche altrove. Avevo bisogno, forse necessità, di confrontarmi con un’altra modalità di scrittura che non fosse quella giornalistica né quella con le regole del marketing e della seo (ormai le due non si distinguono quasi più).

I lettori vengono contati coi like e con gli share che non sono sempre sinonimo di comprensione, condivisione, analisi critica del testo. Si sceglie di dare sempre più importanza agli elementi immediatamente visionabili sui social network, come foto e titolo, col risultato che è tutto un rincorrere la novità incredibile ed esclusiva. Vorrei provare anche a guardare altrove. Verso una comunità di persone che leggono attentamente, unite dalla voglia di vedere Napoli sotto un’altra prospettiva. O quanto meno di stimolare una discussione diversa.

Newsletter su Napoli, come iscriversi?

Dunque vi presento la newsletter su Napoli di Ciro Pellegrino (è gratuita, ovviamente). Il titolo è, appunto: “Saluti da Napoli”.
Vi spiego perché?

«E a Napoli che si dice?». Per chi ne è lontano (temporaneamente o definitivamente). Per chi la guarda da lontano. Per chi non la capisce più: una timida newsletter che riceverai poche volte al mese. Tutto gratis ovviamente. Se ti va, inserisci il tuo indirizzo mail.

Saluti da Napoli – una newsletter di Ciro Pellegrino

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Tarantelle, canzoni, sole e mandolino, a Napoli si muore a tarallucci e vino…

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«Tarantelle, canzoni, sole e mandolino
a Napoli si muore a tarallucci e vino…»*

Abito a pochi metri dalla Duchesca, il mercatino della sparatoria in cui qualche giorno fa è stata ferita una bimba di 10 anni. E però lavoro in una redazione affacciata sul golfo di Napoli con un panorama spettacolare. Il salotto buono e il ripostiglio.
Napoli non è una immagine ma un percorso. Anche per questo mi arrabbio molto quando si semplifica la visione della città; coi social network poi quest’inguacchio ci riesce benissimo. La nostra città (non importa se non siete nati qui, se mi state leggendo vi offro la cittadinanza, la daranno pure a Maradona…) si presta magnificamente allo stereotipo commerciale su più livelli.
La vuoi iconografica e ammaliante? C’è.
La vuoi tetra e pericolosa? Eccola.
La vuoi storica? A disposizione.
Moderna, dalle mille sfide future? Postindustriale? Tradizionale? Camorra? Anticamorra?
Nessun problema.

Volete il piedino a zampa di leone? E Giggino vi da il piedino a zampa di leone…(ja vediamo se indovinate chi è)

È dunque normale che in una città del genere coesistano visioni (tutte schiacciate nella narrazione televisiva ovviamente) molto diverse l’una dall’altra. Il problema è la guerra tra i rappresentanti delle singole ‘fazioni’. Come al solito.

Qual è Napoli? La serie Sky Gomorra col clan Savastano (a proposito… ma che brutto spot, quello con Salvatore Esposito per la Dacia)? Il commissario dei Bastardi di Pizzofalcone, (cioè il Montalbano partenopeo andato in onda su Raiuno)? Le bellezze documentate da Alberto Angela? (Ah: dicono che la metropolitana di Toledo sia così bella che non facciano passare i treni per non sciuparla)
E non solo: aggiungici pure Un posto al sole che ha ormai 20 anni di vita e le sempreverdi repliche notturne de La Squadra.
Qual è la vera Napoli? E quanto i social hanno modificato la nostra percezione della città, quanto il nostro esserne cittadini consapevoli di ciò che accade?

Che dite, il discorso merita o no un approfondimento? Fatemi sapere che ne pensate, ci tengo.

Il libro Gomorra è stato pubblicato 10 anni fa, Luigi De Magistrisgoverna da 7 anni quasi. Secondo voi può essere d’attualità uno scontro in cui uno nega sostanzialmente l’altro? Ebbene sì.
Per la prima volta ho preso le parti dello scrittore, l’argomento era – manco a dirlo – la visione della città recente. A tinte cupe quella di Saviano, ottimista sulla camorra quella di De Magistris. Non mi sono piaciute le parole del sindaco. Sostenere che Saviano e ‘ci fa i soldi’ è vergognoso. Attenzione ad avallare questi ragionamenti: sono l’anticamera della censura preventiva sui temi fastidiosi da discutere ai politici

Due anni fa ci lasciava Pino Daniele. Io ne ho scritto, ma c’è chi l’ha fatto meglio di me, legandolo agli anni Ottanta partenopei.

Propositi nei prossimi giorni: andare  a vedere al cinema “Napoli ’44” di Francesco Patierno, tratto dall’omonimo libro di Norman Lewis.

*Il titolo di questa newsletter è una canzone particolare. È della Smorfia. La cantavano, quarant’anni fa circa, Massimo Troisi,Lello Arena ed Enzo Decaro. Spiega, mille volte meglio di come abbia tentato di farlo io, la rabbia di chi non vorrebbe Napoli inchiodata all’oleografia, a dispetto di una realtà tutt’altro che ‘a tarallucci e vino’.
La  conoscevate ? Mi fate sapere che ne pensate?

Tarallucci e vino
Sei bambini in un basso sporchi ed affamati
gli occhi pieni di paura
con le mani cercavano un pezzetto di pane
nei sacchetti della spazzatura
Ho provato a dargli una fetta di mare
un raggio di sole e una canzone
ma il sole ed il mare da soli non bastano
per poter campare!

Tarantelle, canzoni, sole e mandolino
a Napoli si muore a tarallucci e vino
Tarantelle, canzoni, sole e mandolino
a Napoli si muore a tarallucci e vino

Alla fine del mese il padrone di casa
vuole i soldi della pigione
Non abbiamo una lira, siamo senza lavoro
ma lui non sente ragioni
Napoli è il paese del mandolino
noi gli abbiamo portato il nostro concertino
ma lui non è un poeta
e così tutt’a un tratto abbiamo avuto
un avviso di sfratto!

Le strade crollano, il mare inquinato,
case come prigioni, m’hanno licenziato!
Però in galleria che soddisfazione
la gente è felice e parla di pallone
Però Napoli è sempre il paese del mare
e perciò si capisce ci si deve arrangiare
” ‘O mattino ” ” ‘e fravaglie ” ” ‘e treglie ”
” ‘e pummarole ”
Napule è ‘o paese d’’o sole mio!

Qui metto dei fatti che mi sono piaciuti e non c’entrano con Napoli