Elton John e l’occasione mancata di Piedigrotta

But the sun’s been quite
kind while I wrote this song
It’s for people like you that
keep it turned on

Elton John -Your song

Molti si sono scandalizzati per i 750mila euro pagati da Comune di Napoli, Ept e Regione Campania a Elton John per il concerto di piazza Plebiscito, clou della Piedigrotta 2009. E questo è un fatto.
È un fatto acclarato anche che Napoli in quest’estate strana, torrida, si sia distinta  in negativo per casi di omofobia. Aggressioni, atti di intolleranza verso giovani omosessuali e verso chi – con coraggio – s’era messa in testa di difenderli in pubblica piazza ed ha incassato botte e indifferenza.

Fino a qualche anno fa ero straconvinto  che Napoli non sarebbe mai potuta essere toccata da un odio di questo tipo.
Sono nato e cresciuto in un quartiere popolare, nei bassi che si affacciano sul mio vicolo, ci sono i femminielli. Mai che nessuno del quartiere li abbia considerati diversi.  Una sera di qualche anno fa,  il compianto Sergio Piro, mi spiegava di come la cultura del femmeniello, fosse alla fine diventata un antidoto tutto partenopeo all’omofobia.

Questo che c’entra, con Elton John, con i casi di omofobia a Napoli?
C’entra, perché l’arrivo di Sir Elton si sarebbe potuto trasformare in un’occasione  staordinaria, in un tentativo di riconciliazione, attraverso la musica di un uomo che vive la sua vita di gay orgogliosamente, alla luce del sole, di quella parte della città  – mi ci metto anche io – ferita, mortificata e dispiaciuta per quel che è accaduto in quest’estate di stupidi e violenti.
E invece, nulla di tutto questo. La pulcinellata di Piedigrotta è archiviata: ai posteri un accenno di ‘O sole mio col pianoforte e una passerella di politici sotto il palco. Si poteva, si doveva, pretendere molto di più.

Bologna, era estate

2-8-1980 – 10:25


Ascoltai con comprensione lo sfogo dell’uomo grasso, e provai a dirgli che in fondo 10 minuti di ritardo non sono la morte di nessuno. Scoppiò in lacrime. Capii che un puntuale ha una sensibilità molto particolare.
Il treno alla fine arrivò. L’uomo salì sul vagone di coda. Riestammo fermi qualche minuto, e mentre pensavo al dolore che quella sosta gli avrebbe sicuramente arrecato, guardai fuori dal finestrino e con stupore lo vidi, in piedi sotto la pensilina. Mi salutò con un  gesto sconsolato della mano, mentre il treno partiva. Notai che non aveva più con sé la grossa valigia.
Pochi attimi dopo il treno saltò in aria.
Se oggi posso testimoniare è perché la fortuna volle che fossi lontano dal vagone della valigia bomba. O forse non fu fortuna, ma reciproca, subitanea simpatia
.
Da allora un singolare pensiero mi tormenta. E se dietro tutte le stragi impunite, il sangue versato, le bombe misteriose, non ci fosse alcuna organizzazione criminale, ma solo la disperata ribellione dell’ometto puntuale contro un mondo in perenne ritardo? Questa spiegazione non renderebbe più accettabile vivere nel nostro martoriato paese? Dato che non ci è concesso sperare altro, perché non pensarlo?

Stefano Benni – L’uomo puntuale, da “L’ultima lacrima”

Michael Jackson dead. La morte social

Che dire? Una morte sociale. L’ho saputa da twitter un quarto d’ora prima di ritrovarmela su agenzie e  siti nazionali.
Il flusso di twit è affascinante: notizia –> qualcuno che ne sa di più e aggiunge particolari –> primo riscontro sui media ufficiali –> il link rimbalza in maniera spasmodica e tutti cercano altri riscontri.