Napoli, la legge bavaglio sulle intercettazioni e il sindacato dei giornalisti che non c’è

Sabato scorso il “popolo viola” è sceso in piazza anche a Napoli contro il ddl bavaglio sulle intercettazioni. Vista l’affluenza invece di piazza Plebiscito sarebbe tranquillamente bastata la stanzetta di un bambino: ho visto feste di compleanno più affollate.
Però c’erano molti colleghi che hanno parlato: nel video il bell’intervento dell’amico Enzo Iurillo de “Il Fatto quotidiano”. È sempre la solita storia, i giornalisti vogliono confrontarsi sulla loro professione, sui rischi generati da una legge inaccettabile.

Un capitolo a parte lo merita il sindacato napoletano dei giornalisti, l’Assostampa. Era un bel sabato dal cielo leggermente nuvoloso,  evidentemente il neoeletto direttivo dell’Associazione napoletana della stampa non ha ritenuto di dover partecipare nemmeno con una presenza  alla manifestazione anti-bavaglio (dove erano presenti invece l’Ordine dei Giornalisti della Campania e l’Unione Cronisti Campania).

E dire che le elezioni per il rinnovo degli organismi sindacali ci sono state appena una settimana fa. Elezioni per modo di dire: 9 candidati per 9 poltrone, un calo nei votanti stimato in oltre il 40 per cento  rispetto agli anni precedenti. Dulcis in fundo, una chicca: la commissione lavoro autonomo (quella dei precari, per intenderci) votata da appena 39 persone!

Verranno a dire che ci saranno altre manifestazioni unitarie. O che magari il viola stonava col bordeaux del tesserino da giornalista. Una cosa è certa: in Campania per trovare il sindacato c’è bisogno di una seduta spiritica.

Bisogna saper scegliere: il Pd e il caso Trombetti

Nella nuova giunta di centrodestra della Regione Campania spicca il nome di Guido Trombetti, rettore dell’Università Federico II, già coordinatore dei rettori italiani. Ora, tralasciando le ironie sul Trombetti matematico che si è fatto due conti ed ha scoperto quanto fosse meglio, a scadenza di poltrona universitaria, buttarsi in politica, secondo me bisognerebbe riflettere sulla capacità che ha il Pd campano di scegliere la sua classe dirigente.

Un partito di catapultati e cooptati (basta scorrere i nomi dei quadri dirigenti campani) finora fedelissimi al Re Sole don Antonio Bassolino, il Partito democratico è stato capace come non mai di bruciare nomi e gonfiare all’inverosimile altri.  Il caso di Trombetti è emblematico: il suo nome ormai circolava come papabile anche quando serviva l’idraulico. Un profilo politico gonfiatissimo sui giornali cui sostanzialmente corrisponde una persona incapace di catalizzare interesse politico. Ha gestito il principale Ateneo della Campania, non voglio dare un giudizio, spero lo faccia con onestà chi nell’università c’è stato e la conosce dall’interno. Da fuori però non mi pare che la Federico II sia migliorata granché in questi anni. E vabbè.

Il dato politico: Stefano Caldoro ha nominato Trombetti assessore all’Università. A pelle mi provoca fastidio pensare che chi ha gestito finora un singolo ateneo debba ora essere garante di tutti. Ci riuscirà? C’è o non c’è un conflitto d’interessi? E ancora: la prassi è quella di bollare il Trombetti sinistrorso “traditore” nell’ambiente del centrosinstra, per poi sottolineare che “in politica è così” e via discorrendo.

Eh no: il Pd avrebbe dovuto evitare tempo fa che si gonfiasse questo mito candidabile a tutto e al contrario di tutto, che si creasse quest’uomo delle istituzioni un poco tecnico e un poco politico, un poco carne e un poco pesce. E invece s’è preso il trenino piccolo Dem e poi  è salito sulla carrozza di lusso Pdl. Fare ciao ciao con la manina please: il massimo del rendimento col minimo sforzo. Del resto l’algebra come dice? Meno per meno fa più.

E comunque la storia recente ci sta insegnando che il tecnico in politica va controllato, anzi blindato. Sai, a volte gli prende la mano.