Roberto lo sa #2

C’è un intervento molto interessante pubblicato sul sito della Feltrinelli da Guido Piccoli, esperto di fatti colombiani, articolo uscito nel 2009 ma pressoché ignorato, dedicato a Roberto Saviano e in particolare ad un aspetto che nella modesta riflessione precedente mi era sfuggito e che un amico mi ha ricordato: la disquisizione sui terroristi e i gruppi di guerriglia che operano nel mondo. Da Hamas alle Farc fino all’Eta, Saviano ne ha avuto per tutti. Ma non tutti sono d’accordo con lui.

Quando nel febbraio scorso (un mese dopo la conclusione dell’Operazione Piombo Fuso che provocò più di mille morti tra la popolazione civile di Gaza) il presidente israeliano Shimon Peres gli disse “anche noi abbiamo la nostra camorra, caro Saviano. Si chiama Hamas…”, il nostro più famoso saggista non corresse la più che interessata sciocchezza dell’ex esponente laburista e Nobel per la Pace. Anzi, la fece sua, riportandola senza alcun commento nel blog personale (www.robertosaviano.it)…


In qualche modo, forse ne fu contagiato tanto che, ieri l’altro, Saviano, che fino a poco tempo fa era conosciuto come esperto di fenomeni mafiosi italiani e che ora disquisisce con disinvoltura di tutto ciò che accade nel mondo, ha dichiarato nel corso di una lectio magistralis offerta all’università Menendez Pelayo di Santander che l’ETA «traffica con la cocaina» per finanziarsi in combutta con le Farc colombiane e ottenendo in cambio “appoggi e armi dalla Camorra”. Un’affermazione così fantasiosa da meritare l’immediata smentita del ministro degli Interni spagnolo, Alfredo Rubacalba, nemico numero uno dell’organizzazione armata basca, che ha negato ci sia prova di un implicazione dell’ETA col traffico di droga. La smentita, benché riportata dall’agenzia stampa Ansa, è stata quasi ignorata dalla stampa italiana, giustamente mobilitata in questo periodo a difesa della libera e corretta informazione nel nostro paese. Un mio amico capo-redattore mi ha scritto raccontandomi di avere proposto invano di pubblicare la notizia della smentita di Rubacalba e di avere ricevuto un bel “niet” dal direttore: dopo essere stato per anni ignorato e, dopo il successo di “Gomorra”, finalmente accolto nell’Olimpo dei saggi, il giovane Saviano è diventato, soprattutto da noi, un “untouchable”, a cui tutto è concesso. Soprattutto le sparate contro i nemici “facili” (nel caso in questione, ETA, FARC, camorra… e Hamas). Ma, almeno sui fatti italiani, il caro Roberto non faceva una volta e fa ancora analisi accurate? O il metodo Gomorra (quello di mischiare realtà e finzione) l’ha definitivamente infettato?

3 Comments

  1. Te l’ho detto, è uno che si occupa di letteratura, che viene chiamato come esperto di Camorra. Premesso che prima di Saviano c’erano altri esperti di Camorra, potrebbe anche non essere il migliore ma, grazie al successo avuto da un suo libro, grazie alla qualità letteraria del libro e grazie alla vicenda personale, Saviano si ritrova al centro dell’attenzione (ha acquisito una visibilità enorme). Di più: è una icona della lotta alla Camorra e a qualunque tipo di criminalità.

    Quello che riporti qui sopra, immagino a favore del fatto che i giornalisti veri non prendono cantonate, secondo me è sbagliato: le cantonate le prendiamo tutti. Poi figurati: 1) questo è andato a prendere una cantonata in Spagna (e questa è una cosa facilmente notiziabile?); 2) si è mai messo qualcuno a spulciare punto per punto cosa sia vero e cosa sia falso nel libro che ha scritto? Anche se qualcuno lo facesse sulla copertina c’è scritto chiaro chiaro “romanzo” (=fantasia). Capisco che è una fantasia che ha dato talmente fastidio che è stato messo sotto scorta: in altri tempi, una “fantasia” di troppo è costata la vita ad un precario del Mattino.

    Io ho capito che tu contesti un modo non ortodosso di procedere, ma Saviano non è un tuo collega finché tu non ti occupi di finzione. Capisco il paradosso che uno che si occupa di finzione venga chiamato a parlare di realtà, ma ci sono scrittori del passato (es. Pasolini) che dalla realtà hanno tratto opere civilmente impegnate. Quando Pasolini scrive di sapere una lunga lista di cose che non sono scritte da nessuna parte non sta (giornalisticamente) mentendo?

    Detto tra noi: l’ETA da qualche parte i soldi li deve prendere… Leggo su un giornale spagnolo (ahimé, conosco lo spagnolo) che il romanziere è arrivato a questa conclusione perché a gennaio sono state trovate nella casa di uno dell’ETA delle dosi di cocaina pronte per la vendita. Dopodiché cita un camorrista (tale Spinello, un nome che è tutto un programma) che nel 1999 ha dichiarato che le due organizzazioni, la criminale e la terrorista, hanno preso accordi. Ora, se davvero esiste questa dichiarazione del pentito, Saviano non ha fatto altro che prenderla e riportarla: COME lo abbia detto -se facendola passare per un fatto o come un “si vocifera”- questo non lo so (non c’ero). Sicuramente lui dà molta importanza a quello che dicono pentiti e camorristi vari.

    Segnalo che c’è in giro anche un altro articolo che parla della cooperazione tra cartelli della droga americani e l’ETA [http://www.paisvasco-informacion.com/2010/09/miembros-de-eta-asentados-en-mexico.html].

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