Scriveva Vittorio Zucconi che per un periodo è stato inviato in Giappone (per La Stampa):
«..ma più ci si addentra nel formicaio più ci si allontana dall’"homo hiaponicus", dal giapponese. Si incontrano migliaia di persone, dirigenti e operai, intellettuali e giornalisti, e non se ne conosce davvero mai nessuna. Uno straordinario, ed efficacissimo, meccanismo di difesa culturale continua a funzionare per proteggere la tribù dalla contaminazione sessuale e culturale dei gai jin, dello straniero, un meccanismo insieme semplicissimo e spietato che chiude la società, la tribù dentro un "kimono di ferro", perfetto, elegante e soffocante».
È a questo che ho pensato, leggendo che i nipponici hanno detto no alla propaganda elettorale su internet. In Europa (ma io voglio parlare solo del Belpaese) questo comportamento non potrà non apparire strambo. Del resto, è di qualche giorno fa la conferenza stampa del leader Idv Antonio Di Pietro su Second Life, lo stesso ex pm ha iniziato qualche tempo fa diffondere video con Youtube; Berlusconi ha una selva di siti web (da "forzaitalia" "sprofondorosso"). E come non ricordare Letizia Moratti che da candidata sindaco acquistò una marea di domini, tanti quanti le strade di Milano? E il caso di Bassolino e l’emergenza rifiuti su Wikipedia?
Ovviamente il rapporto tra il web e la ricerca del consenso politico non è certo così banale come i casi suddetti suggeriscono. Vi sono società specializzate, uffici stampa, studiosi che proliferano in ogni dove che parlano (a volte straparlano e senza averne competenza) dello stracitato tema. Chissà come si spiegano il caso giapponese.
Eppure ho sempre avuto l’impressione che il discutere della questione esclusivamente in chiave tecnica allontani poi la politica dal suo compito principale. Qual è?
«Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da solo è l’avarizia». (da Lettera ad una Professoressa – don Lorenzo Milani ).