E la chiamano estate

‘A cerevella e’ rovente
Giesu’ Cristo onnipotente
Stu fummo nun fa niente
Ma te rico proprio niente
Che giornata produttiva che giornata divertente
Che giornata ripetuta ripetutamente

Ripetutamente – 99 Posse

Sì, lo so che citare i 99 Posse,
inseriti nel Pantheon del Partito Democratico insieme a
Lillo il Castoro,
le agende Nazareno Gabrielli e i libri di Andrea De Carlo fa molto inizio anni 90.

Però è veramente così: uno va in ferie, tiene che fare in città quindi non si può muovere e finisce ad incazzarsi su tutto. Già ci sono elementi esterni ed incontrollabili a turbare la mia calma non propriamemente da Buddha (la pancia sì, ma sta scendendo…).
Poi ci si mettono:
– il bambino-canelupo che sta di fronte, ulula e non ti fa dormire;
– il caldo che è colpa dell’effetto serra
e chitemmuort;
l’indecisione sulla vacanza all’estero (appena penso ad un luogo, stu cazz e Bin Laden ci vuole mettere una bomba?).

Capitolo a parte lo meritano le velleità paragiornalistiche. Già, perché un giornalista maschio sulla trentina pensa che scrivere lo autorizza a saper far bene:
– cucinare (io manco posso mangiare rinuncio a prescindere);
– impelagarsi in monitoraggio, sostegno (gratis et amore dei) 250 iniziative in fase di start up che manco Ricardo Levi + Murdoch + Il Patto di Sindacato di Rcs;
– sistemare casa seguendo riordinando i libri, (ahahahahahahahaahah, TU
ti prego, abbi pietà,
non percuotermi);
– mettere pace nei guai amministrativi, contabili, burocratici (lo faccio da domani, giuro);
– farsi venire nuove idee giornalistiche (su questo non c’è problema, ma se lo dico in giro dicono che sono il solito stakanovista, paranoico, che non mi godo le pochissime ferie, che sono una latrina, insomma);
– scrivere un racconto, un libro, un cazzo che non sia ‘o piezz.

Su quest’ultimo punto volevo soffermarmi e passare ad una sub-sessione.
La verità è che ci sono un sacco di idee, di questioni che da tempo medito di mettere nero su bianco ma non destinarle alle colonne di un giornale. Manca la tecnica. Già, perché scrivere ogni giorno in cronaca mette dei seri paletti a tutto quello che riguarda lo scrivere una pagina di libro, un racconto. Soltanto dopo due giorni sono riuscito a sciogliermi un poco e devo dire la verità, è divertentissimo. Come lasciare un bimbo solo a mare, o almeno la mia sensazione, ricordo, fu di incredibile e naturale libertà.


Forse chi lo sa, non perché voglia attribuire ad altri colpe mie, è che non ci sono davvero più punti di riferimento, non c’è niente di niente che possa "invogliare a fare". Io sono cresciuto con "I Care" e non era Veltroni, ma don Lorenzo Milani. Forse ora è la cocaina, ma di questo parlerò magari un’altra volta, il discorso è lungo e complesso. Però ieri mi sono deciso a mettere ancora più il cuore nelle cose che faccio, nelle persone che "vivo" quotidianamente.
La risposta come al solito è arrivata dalle parole, non mie, ma quelle di
Steve Jobs.

One Comment

  1. Lillo è amico di tutti, anche della gazza – che gli ruba sempre la merenda 😀

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