giornalisticamente giornalisticamente il blog di ciro pellegrino

Un 11 settembre di dieci anni fa

settembre 7th, 2011 · Nessun commento

Poetico New Yorker. Non c'è molto da aggiungere.

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Il lato B del giornalismo

agosto 11th, 2011 · 1 commento

Corriere della sera, oggi. Un articolo e cinque gallerie fotografiche col culo di Michelle Hunziker.

 

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Londra, un modo per raccontarla

agosto 9th, 2011 · Nessun commento

un modo per raccontare le rivolte di Londra, con Storify

 

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Se la campagna del Pdl fa bene a de Magistris

agosto 6th, 2011 · 4 commenti

 

Il Pdl di Napoli ha pensato bene di realizzare il primo manifesto contro Luigi de Magistris sindaco. Dovrebbe essere l'inizio di una campagna autunnale d'opposizione sul primo cittadino partenopeo.
C'è un ma: il manifesto affisso nel centro di Napoli  (e tra l'altro rapidamente scomparso, stracciato dai fedelissimi di "Giggino") è controproducente. Non veicola il messaggio che vorrebbe veicolare. Anzi, fa peggio.

Motivi? Guardare per credere.
Anzitutto, de Magistris è ritratto con una fotografia carina. Ammiccante, sorridente ma non è un sorriso elettorale, è un sorriso deciso di chi dice: «tutta mia la città». Complimenti a chi l'ha scelta.
Poi, errore madornale: ha la camicia arancione (o almeno tendente all'arancione)! Ora: se fai politica sai benissimo che quello è il colore che ha caratterizzato la campagna elettorale di Luigi de Magistris a Napoli e Giuliano Pisapia a Milano. Se tu usi la metà dello spazio di un manifesto per una foto (bella) col sindaco in arancione, gli stai facendo un regalo, rinnovando alcuni elementi che hanno decretato il suo successo (bello, giovane, deciso) e ricordando a qualcuno che se l'era scordato il "colore della vittoria". Ma bravi.

Lo slogan: «il sindaco cantastorie». Bisognerebbe fare una lunga analisi sulla necessità dei politici in questo periodo storico di volare alto e raccontare anche "delle storie" che appassionino e riportino la gente alla politica. Semmai il manifesto doveva accusare il sindaco di dire delle falsità. Non lo fa e il «solo parole… nessuna soluzione!» (i puntini? Il punto esclamativo? Maddai) fa ancora peggio.

Infine: i caratteri tipografici. Sindaco è scritto in stampatello; il simbolo Pdl è schiaffato in basso quasi trasparente.
Cari amici Pdl, De Magistris, sentitamente, ringrazia :)

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Giornalismo verità (addizione inclusa)

agosto 2nd, 2011 · Nessun commento

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D’Avanzo e la semplicità del cronista

luglio 30th, 2011 · 1 commento

 


Le regole di Peppe: al mattino fai cinque telefonate a cinque fonti diverse, a persone che ti possono dare notizie, non importa quali, basta che ti spieghino come stanno le cose; studia, non smettere mai di studiare, appassionati ai problemi, falli tuoi; rispondi, devi rispondere sempre quando il giornale ti chiama; ricordati che questo lavoro lo devi vivere con passione, ogni benedetto giorno.

Ho iniziato questo lavoro come tanti, ritagliando gli articoli che mi piacevano e tenendoli in casa. Rileggere e dire: «Saprò fare così, anche io, un giorno?» è uno degli esercizi d'umiltà che andrebbe imposto ai giornalisti.
Riapro oggi quella cartella. È rossa, sbiadita. Ci sono dentro molti pezzi firmati D'Avanzo.

Quando poi ho iniziato a scrivere e non solo più guardar scrivere, ho acquisito l'atteggiamento critico anche verso certi maestri. Ma è giusto così, penso.

Però poi quando incontri uno che hai letto, ritagliato e custodito, uno che si è fatto incarcerare pur di non rivelare la sua fonte, diventi piccolo.

Napoli, 2008. Inchiesta Global Service. Mezzo Comune in manette, subbuglio politico, carabinieri e finanzieri che vanno e vengono. D'Avanzo è inviato a Napoli. Noi piccoli che ci aggiriamo per il Palazzo San Giacomo. Quando D'Avanzo è al Municipio, in un momento in cui è senza parlare con nessuno, io "piccolo" gli faccio certe domande. Lui dice la sua, si resta a parlare per un poco. Resto  colpito dall'estrema precisione ad ogni risposta. È aver tutto chiaro per poterlo scrivere ancor più chiaramente.

Ecco, ora dici: ma che aneddoto è?
Hai trovato la parole "spocchia", "presunzione" in questa storia?

Eccolo, l'aneddoto.
 

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Current interrotta

luglio 27th, 2011 · Nessun commento

 

insomma, tanto casino e poi sotto agosto, current.tv chiude i battenti.

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Contrordine compagni

luglio 23rd, 2011 · Nessun commento

Per la serie: mai dire Bin Laden

 

 

 


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Pd la risposta è dentro di te. Solo che è sbagliata

giugno 23rd, 2011 · 1 commento

 

Questo è il manifesto Pd che sta scatenando l'ira delle donne del centrosinistra.
Chi vuole negare che sembra la locandina del film "The Woman in red"?

 

 

Il problema è sempre lo stesso: quando si ha poco da comunicare, si ricorre all'artificio verbale. Questo ultimo manifesto è abbastanza datato. Ma secondo me mille volte più bello. La battaglia per la legge 194 evidentemente era "qualcosa" da comunicare. Dunque: non sparate sullo spot, il problema è che non c'era proprio niente da dire.

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Non è poi così lontana Samarcanda

giugno 11th, 2011 · Nessun commento

 

Ricordi messi in fila: il mio quaderno delle scuole superiori, annotare le notizie del tg (in pratica giocavo a fare il giornalista e nemmeno lo sapevo). Diciannove anni fa  ed ero un quindicenne che ascoltava. La città oggi stretta e impossibile all'epoca mi sembrava enorme, tutta da scoprire, da leggere e interpretare. La vecchia tv quella sera trasmetteva un telefono che squillava, una redazione schierata e sullo sfondo il cadavere di Salvo Lima: era il periodo delle stragi siciliane e non vollero far andare in onda la trasmissione. Il direttore generale della Rai era Gianni Pasquarelli. È cambiato qualcosa? Dico, è cambiato qualcosa? Io ho i capelli bianchi e faccio il giornalista: a quei tempi guardavo la piazza e il tizio col microfono in mano. Riuscirò a fare le domande come lui? Riuscirò a capire cosa chiedere alla gente? È cambiato qualcosa?

A quella trasmissione ne seguirono delle altre: "Il rosso e il nero", "Tempo reale", "Sciuscià", "Il raggio verde". Cause in tribunale, autorithy, editti bulgari. C'è stata una scuola di cronisti che pur non facendo parte di quei lavori si è formata intorno a quel modo di fare la cronaca e non solo quella televisiva. Coi limiti del populismo e della faziosità ma al tempo stesso il profondo coraggio. Mostrarono ch'era giusto bussare ai citofoni e perseguitare, sì, perseguitare, la gente evasiva, elusiva, i potenti senza risposte alle domande giuste.

Per questo motivo, con tutti i limiti che ti appaiono chiari con l'età e – purtroppo o per fortuna – ti distruggono i miti, ogni volta non posso far a meno di pensare a Libero Grassi seduto sulla poltroncina, a Giovanni Falcone, al cadavere di Salvo Lima e il telefono che squillava provocatoriamente.

A quei tempi molti di noi impararono il giusto dell'indignazione collettiva, anni luce prima di internet, facebook e delle campagne di libertà un tanto al chilo. Imparammo l'opposizione che non si mostrava a casa, a scuola, tra le pagine del giornale della sera. Insomma, ad essere cittadini e uomini mediamente coraggiosi. Poi se qualcuno di noi ha scelto di fare per mestiere quello che racconta le cose, dovrebbe essere ancor più grato. Io sono uno di quelli.

 

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Sindaco, da domani nella battaglia pensa anche a comunicare Napoli

giugno 1st, 2011 · 4 commenti

 

Il nuovo sindaco di Napoli è Luigi De Magistris, il suo problema sarà arrivare a Palazzo San Giacomo, aprire il cassetto con la scritta "conti lasciati dall'altra amministrazione" e non morire sul colpo. Superato questo scoglio, tutto è possibile, ma la politica è la cosa che mi interessa meno in questo momento.

Mi fa piacere scrivere di come dovrà comunicare il nuovo primo cittadino. Con molta probabilità dopo un decennio avremo a Napoli un sindaco con uno staff comunicazione proprio, esterno all'amministrazione. Con Rosa Russo Iervolino non era stato così, i risultati si sono visti chiaramente: l'ufficio stampa dell'Ente era oberato di lavoro (assessori più sindaco della terza città d'Italia) e senza un mandato politico preciso come punto di riferimento. Iervolino voleva fare tutto da sola e la mancanza di mediazione ha portato ad un messaggio "non aderente", ovvero segnali quotidiani e contraddittori, in alcuni frangenti addirittura rancorosi e isterici. Le battutine al vetriolo concesse da Rosetta su tizio o caio si sono sì tramutate in titoli a tutta giustezza ma sono state anche la goccia cinese che ha scavato un solco tra il sindaco incazzoso e arroccato e la sua città.

DE MAGISTRIS E LA SUA COMUNICAZIONE. Cosa dovrà fare De Magistris? Probabilmente l'idea di continuare ad andare in giro per Napoli almeno nel periodo estivo, quello della "luna di miele" tra il neoeletto e la città è giusta, giustissima. Poi sicuramente affrontare con calma e serietà il discorso dei social network: una delle chiavi del suo successo elettorale è stata anche il saper usare la grammatica dei social e del web. Ora però non c'è più l'ex pm o l'europarlamentare. C'è il sindaco di Napoli. Che sul web avrà più grattacapi da una buca in via Foria che, tanto per dire, dal rispetto dei diritti umani in Congo. Spero che De Magistris tenga il suo Facebook e il suo sito personale. Ma dovrà rapidamente adeguarlo alle necessità comunicative di un sindaco. Anche in questo si capirà l'ex pm dove vorrà andare a parare: egli nella sua campagna elettorale ha tenuto ben distinto il sito internet personale e quello della corsa a primo cittadino partenopeo. Continuerà ad esser così? Due entità astratte? Interessante è anche capire se continuerà lo streminglife su Fb, Twitter e sito: finalmente forse la Napoli che usa internet potrebbe sapere in tempo reale dov'è i suo sindaco senza affidarsi alla comunicazione istituzionale.

Al di là di ciò, avremo con tutta probabilità anche un sindaco capace di entrare più facilmente nell'agenda media nazionale (tv, giornali) e nei dibattiti dai quali il precedente sindaco di Napoli era automaticamente tagliata fuori perchè forse ritenuta adatta a parlare solo della sua città.

 

DE MAGISTRIS E LA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE. Altro discorso è quello che aspetta il sindaco a San Giacomo. Gli strumenti messi a disposizione dal Comune sono un sito web molto ben aggiornato, che propaga le sue informazioni attraverso twitter e friendfeed. E una web-tv della quale non si conoscono statistiche di gradimento. Basta ciò per definirlo un Comune aperto all'informazione su web? Non penso. Non è certo necessario star su Facebook per una Amministrazione, ma quanto meno è necessario far girare quel che di buono fa in maniera più incisiva. E per questo non c'è bisogno del solo mezzo, ma anche della capacità di metterlo a frutto e di creare contenuti davvero accattivanti per le varie piattaforme. Anche contenuti belli da vedere, grafici, professionali. Un bilancio va spiegato ai cittadini non solo proponendo una delibera fotocopiata e messa in pdf, o un grafico excel malamente ricopiato. Ma ad esempio una infografica web. Un consiglio comunale non va raccontato solo negli interventi ma anche nei contenuti. Un sindaco deve gestire l'emergenza rifiuti anche facendo visualizzare ai propri cittadini dove sono i "colli di bottiglia" del sistema. E la campagna per la raccolta differenziata? Quella dovrà essere il primo banco di prova della comunicazione istituzionale comunale. Non ci si potrà affidare ad un volantino, occorreranno idee serie, importanti, dove troppi hanno fallito.

COMUNICARE NAPOLI.  Dieci anni ci hanno fatto capire (ma non ne sentivamo il bisogno di un periodo così ampio) che la città non è stato affatto comunicata all'esterno. Ci si è affidati al fato: le cose belle le esibiamo, le cose cattive le nascondiamo o diciamo amen. Non è così, non va così: come investire in Borsa, anche nella comunicazione puoi vincere pure se le tue azioni vanno in ribasso (o almeno non perdere pure le mutande). La verità è che è mancata la tutela della reputazione di Napoli, in questi anni. Certo, i morti di camorra, le inchieste giudiziarie e i rifiuti non garantiscono grande appeal, ma il modo della gestione di queste vicende non doveva certo essere quello di caricare sul solo sindaco l'onere delle risposte e nel caso peggiore sbarrare il  Municipio rendendolo off-limits ai cronisti. Anche in questo la consiliatura De Magistris dovrà rappresentare un cambio di passo. Capiremo subito se sarà così: la comunicazione è una formidabile cartina di tornasole della politica.

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Todo sobre mi candidato, ovvero il tatuaggio su Napoli. La storia scritta dai perdenti

maggio 29th, 2011 · Nessun commento

Tatuarsi la pelle non significa scriverci sopra e via. È piuttosto scegliere il punto giusto tra la profondità della carne e l'epidermide. Così da incastrare l'inchiostro in un posto visibile all'esterno ma al tempo stesso protetto. Non è tutto immediato: serve il tempo giusto per applicare il pigmento; occorre calma. E precisione. Potrebbe uscire un poco di sangue: non bisogna spaventarsi. Alla fine è come una lucida ferita, protetta con la scivolosa paraffina per qualche giorno. La pelle si risana e farà il suo corso.

Ecco: un sindaco è sostanzialmente un tatuaggio sulla città.

Dovranno passare altri giorni prima che io riesca a descrivere con sufficiente lucidità cos'è successo da quando ho iniziato questa campagna elettorale fino ad oggi che ne realizzo la conclusione. Ora sono a casa: il telefono squilla ma non furiosamente. E ho dormito più di sette ore: non mi capitava da mesi.

Non esordirò dicendo di aver trovato e di aver lavorato (non da solo, ma poi ne parlo) per un risultato difficile e di aver fatto il massimo: sapevamo che i candidati a sindaco di Napoli (tutti) non sono Barack Obama, JFK o Gorbaciov. Voglio definire numericamente questo ragionamento. Alcuni sondaggi li trovate poi su internet. Altri no, sono stati commissionati in maniera privata e non ritengo di doverli divulgare visto che non li ho pagati io.

Insomma: alla fine di marzo Swg dichiarava Mario Morcone conosciuto dal 31-32 per cento circa dei napoletani interpellati. Venti giorni dopo quella percentuale era aumentata al 46-47 per cento e successivamente ha tallonato i livelli (comunque meno del 70 per cento) di Gianni Lettieri. Con una differenza: mentre Lettieri ha avuto una bassa percentuale di fiducia rispetto alla notorietà ("ti conosco ma non mi fido") con Morcone i due aspetti sono andati sempre parallelamente. De Magistris, invece, è conosciuto (come Mastella) dall'80 per cento della popolazione con una fiducia più bassa di una quindicina di punti (significa che lo conoscono anche nel centrodestra). Ci sono state le disastrose primarie Dem: con Mario Morcone la prima, frenetica, fase della candidatura, quella del "posizionamento" si è consumata sollecitando la gente del Partito democratico dove il candidato non era conosciuto.

Dunque molto del pochissimo e prezioso tempo a disposizione è stato speso appresso alla gente che in una elezione comunale avrebbe già dovuto conoscere vita morte e miracoli del suo candidato.  Occorreva rassicurare un elettorato arrabbiato per le primarie e per l'amministrazione uscente e poi propagare il messaggio. Già: l'amministrazione Iervolino. Giudicata negativamente da quasi il 90 per cento dei napoletani nelle rilevazioni di aprile. Una enormità politica, un iceberg al cui confronto le primarie erano uno scherzo. Un cataclisma con il quale ci siamo scontrati ogni giorno, fino all'ultimo.  Perché se le primarie sono state sostanzialmente una figuraccia irrisolta, la malagestione del Comune di Napoli è stato un pugnale conficcato  nella schiena del candidato dal primo all'ultimo giorno.

Defendit numerus: De Magistris ha iniziato prima ma è stato bravo a rimettere in moto intorno a lui pezzi di città atrofizzati. Altri pezzi che prudentemente (sì, è un eufemismo per definire i furbi) sono stati alla finestra ad attendere si sono messi in moto mezzo minuto dopo il primo turno. Ma questa è la politica.

Tornando alla comunicazione: particolarmente contento del fatto che nelle rilevazioni su Facebook la pagina di Morcone era seconda solo a quella dell'europarlamentare Idv che era ed è una potenza sui social network. E noi avevamo iniziato a fine marzo. Nessun segreto particolare: solo il racconto quotidiano delle attività (alla fine eravamo arrivati ad un post ogni 40-60 minuti) e una conversazione continua via social, via mail, con chi scriveva.

Il tatuaggio è venuto male e l'abbiamo visto, chiaramente. Scrivo questo post prima di conoscere il risultato del ballottaggio, ma non mi faccio troppe illusioni sul dopo: seguo da cronista le attività del Comune di Napoli da abbastanza per non riuscire più ad esaltarmi. Ci sono tante cose che ho imparato, in questi mesi: magari le racconto con calma.

Però una cosa ci tengo a dirla: un grazie grande grande a coloro i quali hanno preso parte a questa frenatica e affannosa corsa. Tantissima bella gente ed è stato il regalo più grande di quest'esperienza. Pur scrivendo da perdenti non siamo sicuramente noi gli sconfitti di questa campagna.

 


 

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