Il concetto di amicizia e il parametro Harrods

Quando sono in viaggio per svago mi piace – come a molti penso – stare in giro, camminare e guardare, ascoltare le parole in una lingua che non è mia (mi piaceva anche molto mangiare, un tempo). E così finisce che l’albergo lo uso solo per dormire.
Ricordo che una volta a Londra finii ai grandi magazzini Harrods e una birra qui, una costosa acqua gassata lì, ecco, dovevo proprio pisciare. Andai nei lussuosi bagni di Harrods. Non so se vi sono mai capitati i cessi dei luoghi pubblici a Londra, a me fino a quel momento era sempre andata male. Una volta in aeroporto sempre per quel fatto di tracannare litri d’acqua mi trovai tipo una specie di Bin Laden seduto sulla tazza, con la porta aperta. Era la prima volta a Londra e, devo dire, non fu un bell’impatto.

Insomma, andai nella toilette di Harrods e c’era un inserviente, vestito bene, un usciere dei cessi serio e dignitoso. Mi salutò con un cenno del capo prima di entrare “in cabina”. Io entrai, feci quello che dovevo fare e uscii. Una volta fuori lui mi fece un altro cenno di approvazione con la testa. Andai a lavarmi le mani e lui mi indicò dov’era il sapone e dove potermele asciugare. Feci quello che dovevo fare, lui annuì di nuovo (lo faceva a tutti, non è che gli ero particolarmente simpatico) e poi, il tocco di genio. Aveva un flaconcino di profumo e mi chiese se gradivo un poco di questo profumo sulle mani. Così l’usciere dei cessi mi spruzzò la delicata essenza e poi, prima di congedarmi, mi saluto con un «Have a good day».

Ripensandoci, al ritorno in Italia, realizzai che l’usciere del cesso di Harrods aveva fatto molto più di quanto tanti presunti amici avevano fatto per me in tutta la loro vita.
E così da allora applico il parametro Harrods all’amicizia: se ha fatto meno dell’usciere dei cessi, beh, non puoi definirlo proprio tuo amico.

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