«Non vorrei essere Bach, Mozart, Tolstoj, Joe Hill, Gertrude Stein o James Dean. Sono tutti morti, i grandi libri sono stati scritti, i grandi detti sono stati pronunciati: Voglio solo mostrarvi un’immagine di quello che succede qui qualche volta, anche se io stesso non capisco bene che cosa stia succedendo».
Bob Dylan
Alla fine, non ho fatto solo due delle cose che volevo: indossare il fiocchettino anarchico, quello di cui si parla in “Amarcord” di Fellini, marciare cantando “Viva Topolin” come il soldato Joker in “Full Metal Jacket” pensando che sì, «sono proprio contento di essere vivo, tutto d’un pezzo, e prossimo al congedo… certo vivo in un mondo di merda, questo sì, ma sono vivo e non ho più paura».
Però la discussione di una tesi di laurea, come tutte le cerimonie pubbliche, è una cosa che non ti appartiene. È una sintesi di momenti vissuti da te ma attesi e immaginati dagli altri in un certo modo. Com’è giusto che sia.
Dopo il bailamme, qualche cosa da dire mi viene. Mi sono laureato a trentatrè anni, in una caldissima giornata, in un’aula magna raffreddata dall’aria condizionata, Scienze della Comunicazione, tesi sugli “Anni zero del giornalismo” e su come cambia il lavoro del cronista coi nuovi mezzi di comunicazione. Mi sono laureato all’Università di Cassino, dove sono andato armato delle peggiori intenzioni: c’era quel progetto “Laureare l’esperienza” per i giornalisti che tante lauree (e inchieste di Report) ha generato Ma due anni fa, trovandomi davanti ad un bivio – accettare “zitto e muto” i generosi crediti universitari o optare per una nuova normativa “regolatrice” di questo programma universitario che forse aveva sovrastimato “l’esperienza” dei cronisti – ho deciso, così come molti amici, una strada più faticosa, più adatta a me. Quindi mi sono laureato come un qualunque giovanotto fresco di diploma.
E non è stato manco tanto facile: sono stato bocciato ad un paio di esami scritti, ho dovuto studiare quando ero alle prese con la campagna elettorale per le elezioni regionali, quando E Polis è andato a puttane, ho dovuto trovare la serenità nei libri sulla storia del giornalismo o sui meccanismi della comunicazione quando intorno a me tutto era il caos. Al datore di lavoro non gli importa poi tanto del tuo professore di Storia delle Idee: se non porti la notizia e riempi la pagina non c’è Machiavelli che tenga.
Per me questa laurea è stata una specie di rivincita, un mucchio di anni fa ero uno di quei signorini taciturni con in mano troppi libri strani che frequentavano Lettere a Porta di Massa, Napoli, Federico II.
Dall’Istituto Tecnico industriale statale “Enrico Fermi”, alla cattedra di Letteratura Italiana a discutere i Promessi Sposi che manco avevo studiato alle scuole superiori. Lì leggevamo Primo Levi ed Elio Vittorini e questo mi ha cambiato la vita, ringrazio ancora Manina Consiglio per questo. Trenta e lode, il favoloso professor Raffaele Giglio: «Bravo! Lei da che liceo viene?». Poi il lavoro, troppi casini per continuare con tranquillità e tasse eccessivamente onerose per restare a parcheggio aspettando tempi migliori.
Chi di voi ha presente la gavetta in un piccolo giornale cittadino di cronaca? Non c’era tempo manco per respirare, se volevi guadagnarti l’apertura in una pagina di giornale e la speranza di un contratto.
Ricordo Emilio che scriveva la tesi tra i mattinali e la radio della polizia. E Gabriele che faceva la tratta Napoli-Scafati sul bus della Vesuviana coi libri di latino in mano. Sembravano passati mille anni, ora che ne scrivo sembra ieri.
Per anni ho avuto in odio le università, probabilmente perché non ero riuscito a dare ai miei “la soddisfazione” di una laurea. Ne sono quasi certo: nell’ultima settimana il mio sogno ricorrente era quello di veder crollare tutto un attimo prima della mia discussione.
Quando andammo a Cassino per la prima volta eravamo in quattro. Quattro ceffi in un’auto scura, ci fermarono 3 posti di blocco nel raggio di due ore. Ci iscrivemmo, tornammo di corsa al giornale, mangiando un enorme panino ciocaro per accorciare i tempi del pranzo e metterci al lavoro. Ieri accompagnando la mia famiglia, mi è tornato in mente quel momento.
C’era Alberto che sarebbe morto di lì a poco, quella era l’ultima volta che avremmo parlato a lungo di noi, delle nostre vite. E ieri a lui ho pensato subito, quand’è finito tutto, sono uscito per prendere aria ho visto un cielo azzurro, assolato, sereno.
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10 commenti presenti ↓
1 d.l. // lug 23, 2010 at 14:48
preferisco commentare di qua. In particolare il fatto che
> la discussione di una tesi di laurea,
> come tutte le cerimonie pubbliche,
> è una cosa che non ti appartiene.
Può darsi. Però ieri anche io ero in seduta (di sudore e di lauree) e mi è sembrato che per i miei due (una del 3 e uno del +2) il loro lavoro fosse importante e così pure la performance (alla quale presenziavano alcuni parenti ma soprattutto il gruppo di amici-compagni di imprese che in parte conosco).
E mi è sembrato perfino di capire qualcosa (altro) di loro leggendo i ringraziamenti a fine tesi (nei quali sono inclusa in modo che mi commuove, e che spiega perché uno continua a cercare di fare questo mestiere bene, e con un po’ di amore, a volte nonostante l’università).
In ogni caso, auguri (e sì, il post è bello) …
2 camilla // lug 23, 2010 at 14:52
Gli auguri te li voglio fare old-style, con un bel commento sul blog come si portava nella prima metà degli ani 00. Augri bostik!
3 Tweets that mention Ascoltami, i poeti laureati si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati -- Topsy.com // lug 23, 2010 at 15:26
[...] This post was mentioned on Twitter by ciro pellegrino, MariaRosaria Sannino. MariaRosaria Sannino said: http://bit.ly/b1UFAB Il mio primo #FF va a @ciropellegrino : per me eri già laureato a pieni voti e sul campo di 'battaglia'. Auguri
) [...]
4 gennaro scotto // lug 23, 2010 at 16:26
pensavo ad uno dei tuoi tanti ”annunci”.
congratulazioni ciro.sei una persona caparbia. Ad maiora.
il tuo ammiratore,
gennaro.
5 giuliana // lug 23, 2010 at 17:55
io posso dire solo quello che mi viene ora dato che le parole si sono strozzate in gola x la commozione? ti voglio bene e ti ammiro, amico mio, x quello che fai ogni giorno e quello che insegni a me come ad altri nostri amici e colleghi. giuly
6 Pier Luca Santoro // lug 24, 2010 at 07:09
Congratulazioni al neo Dr. Ciro Pellegrino.
Un abbraccio
PLuca
7 Mauro // lug 24, 2010 at 08:09
Vengo da una famiglia in cui nelle ultime tre generazioni sono laureati anche gli animali domestici (tre nonni, padre, zii, fratello, cugini, ecc.ecc.). Il giorno della laurea avevo 25 anni ed ero molto orgoglioso del traguardo, anche perché secondo me ci ero arrivato a fatica, facendomi anche il militare (civile) prima. Poco dopo il voto, mio padre mi venne vicino e disse: “Beh, adesso si comincia: la laurea non ha mai laureato nessuno”. Voleva dire: qua siamo tutti laureati ma la laurea non è un obiettivo, è un passaggio. Ovviamente ci sono le eccezioni, anche complesse, come quella tua. E abbastanza banalmente non posso che farti gli auguri.
8 michele di salvo // gen 25, 2012 at 00:22
te lo segnalo…
http://micheledisalvo.com/2012/01/24/a-quelluomo-fortunato-che-e-michel-martone/
9 AC // gen 25, 2012 at 01:17
Congratulazioni
10 AC // gen 25, 2012 at 01:19
Azz… solo adesso, vedendo la foto, scopro chi sei. Ti ho seguito a Caserta l’altro sabato. Congratulazioni anche per il libro, allora!
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