Il CdR, Comitato di redazione nel resto d’Europa. Cosa cambia?

Lsdi, lo straordinario gruppo di ricerca sulla professione giornalistica guidato da Pino Rea, che si muove all’interno della Federazione della Stampa ha tradotto in italiano uno studio comparato del Senato francese che analizza a fondo le caratteristiche degli organismi aziendali di rappresentanza dei giornalisti della stampa scritta. Insomma, i nostri CdR esistono in Francia, Gran Bretagna, Belgio, Germania? Sì esistono organismi di tutela sindacali, ci sono alcune interessanti differenze rispetto a quelli nostrani.

Diversamente che in Italia, negli altri paesi analizzati nessuno di questi organismi ha funzioni specificamente sindacali – Mentre assolvono invece soprattutto  un ruolo di carattere editoriale, di difesa dell’ autonomia della redazione e dell’ orientamento politico-editoriale della testata –  Un ruolo che in molti casi porta a un rapporto di stretta concertazione con la direzione giornalistica e con l’ editore.

*LA RICERCA: ANALISI PER PAESE

* LA RICERCA: TESTO ORIGINALE

di seguito, la nota di sintesi

LA RICERCA: NOTA DI SINTESI

La ricerca analizza le disposizioni in vigore relative ai CDR o ai loro equivalenti in dieci paesi europei: Austria, Belgio (comunità fiamminga e communità francofona), Germania, Italia, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia e Svizzera.

Per ciascun paese vengono illustrati i principi generali relativi all’ organizzazione dei CDR e, come esempio, la loro applicazione in un grande giornale.
Tenendo conto delle differenze di struttura nei media, il campo di questa Ricerca è limitato ai giornali della stampa scritta, qualsiasi sia la loro natura (quotidiani, settimanali, riviste quotidiani regionali, stampa specializzata, ecc.).

Lo studio presenta le regole in vigore (leggi, regolamenti, contratti collettivi, statuti dei vari organismi) tenendo conto che ci può essere uno scostamento fra i testi e le applicazioni concrete.

Globalmente, l’ analisi affronta quattro questioni principali:

  1. LIBERTA’ O OBBLIGO DI CREAZIONE DEI CDRgrande diversità di situazioni e di variabiliLa costituzione di queste strutture può essere facoltativa, obbligatoria o incoraggiata.

In tre casi – Regno Unito, Svezia e Svizzera – non esistono CDR o SDG..

Negli altri paesi questi organismi possono provenire da:

– un obbligo legale: come in Portogallo
– un contratto collettivo nazionale applicabile alla stampa (Italia e Olanda)
– una decisione unilaterale dei giornalisti (Belgio vallone)
– statuti interni aziendali della redazione riconosciuti attraverso convenzioni interne dai giornalisti ed editori (Germania e Austria)

L’ esempio del Belgio vallone è particolare in quanto gli editori sono fortemente stimolati a riconoscere l’ esistenza di un CDR per poter beneficiare dell’ aiuto pubblico alla stampa quotidiana.

Si può rilevare anche che nei paesi in cui i CDR sono rari, come in Germania o in Austria, quelli che esistono riguardano testate dalle grandi tirature.

La soglia a partire da cui diventa obbligatorio creare in una Redazione un CDR o un suo equivalente varia da 5 redattori in Portogallo, ai 10 in Italia e ai 15 nella stampa quotidiana in Olanda.

b) Un numero variabile nei vari Stati

Il numero di CDR risulta molto variabile in ciascun caso considerato e non esistono delle statistiche ufficiali su questo argomento. Sulla base dei dati raccolti presso le organizzazioni professionali, la situazione si presenta come segue.

In Germania si contano almeno 9 giornali dotati di uno Statuto della redazione (Redaktionsstatut) che prevede la creazione di un Comitato di redazione (Redaktionsauschuss). Non tutti sono però attivi. Al contrario esistono dei comitati di redazione “informali”, che non dispongono di uno statuto scritto ma che giocano un ruolo effettivo nella contrattazione con gli editori del giornale.

Nel Belgio fiammingo esistono 2 comitati di redazione nella stampa scritta e quattro altri organismi analoghi, che ne assumono le competenze nel quadro di un regime giuridico specifico (fondazione, associazione senza scopo di lucro, associazione di fatto).

Nel Belgio vallone si contano 8 società di redattori nel senso stretto del termine e una struttura rappresentativa dei giornalisti che le si avvicina.

In Italia, tutti i quotidiani nazionali la cui redazione è composta da 10 giornalisti o più devono essere dotati di un CDR. Gli altri giornali con una redazione meno numerosa hanno un fiduciario. Il numero totale dei Comitati di redazione ammonterebbe a circa 400 nell’ insieme dei media (quotidiani, agenzie, radio e televisioni nazionali e locali).

In Olanda il loro numero si aggira intorno ai 60, mentre in Portogallo almeno 11 testate sono dotate di un Comitato di Redazione.

2. STRUTTURE ORGANIZZATE IN MANIERE DIVERSE

Molto variabile, la struttura dei CDR e dei loro equivalenti si suddivide in tre grandi gruppi: il primo, in cui il CDR è un’ associazione senza scopo di lucro creata volontariamente dai giornalisti; la seconda, in cui il CDR è riconosciuto contrattualmente in virtù di un accordo fra editore e redattori; il terzo, in cui esso viene creato su base di una legge o di un Contratto collettivo nazionale di lavoro.

a) Forma giuridica: associazione o statuto sui generis ?

La forma giuridica dei CDR è molto legata al grado di obbligazione relativa alla loro creazione.

Negli Stati in cui non esiste un obbligo generale relativo alla loro creazione, essi rivestono spesso la forma di associazioni senza fini di lucro.

In quelli invece in cui sono obbligatori – per legge o in base a un Contratto collettivo – e in quelli in cui nascono da un accordo amichevole fra redazione ed editore, il loro regime è sui generis, spesso legato agli statuti delle redazioni stesse.

b) Rappresentanza, designazione e revoca dei CDR

L’ assemblea generale della redazione designa i CDR e i loro equivalenti, che sono costituiti, in generale, da un numero che va da 3 (Italia) a 7 (Olanda) componenti eletti dall’ assemblea.

Il quorum è spesso alto e l’ elettorato è di solito riservato ai membri che dispongono di una anzianità sufficiente, spesso almeno un anno nella redazione. L’ eleggibilità è a volte sottomessa a delle condizioni più rigide: due anni almeno di anzianità redazionale, ad esempio, per il Telegraaf in Olanda.

I componenti degli uffici dei redattori capo non sono eleggibili per lo meno in quattro degli esempi raccolti (Süddeustche Zeitung, Die Presse, De Morgen e PÚBLICO).

L’ organo rappresentativo della redazione rende conto ogni anno all’ assemblea generale. In più, una maggioranza qualificata dell’ assemblea convocata a questo fine può chiedere l’ organizzazione di nuove elezioni (Süddeutsche Zeitung), oppure modificare, attraverso il voto, la composizione dell’ organo rappresentativo (El País). In Olanda è egualmente possibile per l’ assemblea daro un mandato imperativo su una questione specifica ai membri dell’ organo dirigente della Società dei giornalisti.

c) Protezione dei membri degli organi direttivi

In Belgio, dove non esiste un obbligo legale o contrattuale per la creazione di una Società dei giornalisti, il diritto positivo non conferisce una protezione specifica in relazione alle loro funzioni ai membri degli organi dirigenti di quelle esistenti.

Al contrario, in vari altri paesi ai membri eletti viene riconosciuta una protezione particolare:

– in Portogallo ogni licenziamento che li riguardasse per la loro attività viene dichiarato nullo dalla legge;

– in Italia, in cui mutamenti di mansioni o licenziamenti non possono aver luogo senza l’ accordo del sindacato e, in mancanza, della commissione paritetica che decide in secondo grado;

– o ancora in Olanda, dove queste misure devono essere avallate da un collegio paritario.

L’ ampiezza della protezione è variabile: corrisponde alla durata del mandato per la stampa non quotidiana in Portogallo, copre l’ anno successivo alla fine delle funzioni dei componenti eletti nei CDR in Italia e dura per due anni dopo la fine del mandato in Olanda.

3. PRESERVARE L’ INDIPENDENZA EDITORTIALE E ASSICURARE LA PROTEZIONE DEI GIORNALISTI

Le competenze delle Società dei giornalisti e degli organismi che le rappresentano puntano ad assicurare il rispetto della libertà di informazione. Tendono a preservare l’ indipendenza editoriale e ad assicurare la protezione dei giornalisti per favorire la libertà di informazione.

a) Preservare l’ indipendenza della redazione

La tutela dell’ indipendenza della redazione si basa sull’ esercizio di tre tipi di competenze: la scelta dei redattori capo e dei loro aggiunti, l’ informazione della redazione sulla politica editoriale e infine la possibilità di far rispettare lo statuto della redazione.

L’ Assemblea dei giornalisti viene informata almeno 24 ore prima della nomina del nuovo direttore della testata in Italia.

Negli altri paesi l’ assemblea o la SDG, attraverso i suoi rappresentanti, può prendere posizione sulla definizione del profilo auspicabile del candidato oppure sul nome del candidato proposto dalla direzione:

– attraverso un parere preliminare e confidenziale, con una scheda scritta (De Telegraaf, Olanda);

– con un voto del comitato di redazione (De Morgen, Belgio) o della redazione stessa sul nome indicato (Die Presse, Austria) ;

– o emettendo un giudizio contrario al candidato proposto dalla Direzione all’ incarico di redattore capo e spiegando per iscritto i motivi che giustificano la contrarietà dei due terzi della redazione (El País).

La SDG può oproporre un proprio candidato in caso di vuoto nell’ incarico di redattore capo (Le Soir, Belgio) oppure presentare un candidato alternativo a quello della direzione (De Telegraaf, Olanda).

In modo simmetrico, gli organi della SDG vengono chiamati a esprimere la propria posizione sul mancato gradimento del redattore capo da parte dell’ editore della testata.

Per quanto riguarda la vita del giornale, la SDG viene informata, attraverso i suoi organi costitutivi:

– di qualsiasi modifica della linea redazionale della testate (Le Soir, Belgio) ;

– o della situazione finanziaria (Italia e Die Presse, Austria).

Tuttavia in alcuni casi le sue competenze non possono invadere quelle dei Comitati di azienda: sulla base della legge in Austria, degli statuti dei Consigli di redazione nel De Morgen o di quelli del Comitato di azienda per la Süddeustsche Zeitung.

b) Protezione dei giornalisti

Le SDG o i suoi equivalenti esercitano poi in particolare, in molti paesi, delle competenze vicine a quelle dei rappresentanti del personale per quello che riguarda le assunzioni e le carriere dei giornalisti.

Così, gli organi delle SDG o dei loro equivalenti:

– controllano l’ applicazione del Contratto collettivo di lavoro dei giornalisti in Italia;

– possono formulare, sempre in Italia, dei pareri sul miglioramento delle condizioni di lavoro;

– vengono informati preliminarmente sui movimenti del personale (Süddeutsche Zeitung, Germania);

– danno il parere prima dell’ assunzione di un giornalista in Portogallo, o stabiliscono delle procedure per il reclutamento dei giornalisti (Le Soir, Belgio) ;

– danno il proprio parere sull’ ammissione ai livelli elevati di qualificazione professionale (stampa non quotidiana in Portogallo) e partecipano alla designazione dei capi servizio (Süddeutsche Zeitung, Germania).

In molti dei casi esaminati, i rappresentanti della SDG giocano un ruolo in materia di sanzioni disciplinari e di svolgimento delle procedure di licenziamento. Vengono informati prima del licenziamento di un giornalista (Le Soir, Belgio) ed esprimono il proprio parere su:

– le sanzioni disciplinari (nella stampa non quotidiana del Portogallo);

– il trasferimento di un giornalista senza il suo consenso (Italia).

La SDG emette infine, attraverso i suoi rappresentanti, un parere quando un giornalista invoca la clausola di coscienza. Ciò vale per il Portogallo, per El País (Spagna) e per De Morgen (Belgio).

In più, gli organi della SDG:

– participano all’ elaborazione del codice di comportamento nel Portogallo;

– formulano un parere in caso di divergenza di vedute fra il redattore capo e un giornalista in relazione a questioni di deontologia (De Morgen, Belgio).

4. UN RUOLO DI CONCERTAZIONE E DI MEDIAZIONE

I CDR sono anche chiamati, a volte, a consigliare la direzione e a dialogare con essa, interponendo cioè la loro mediazione nei conflitti che nascono all’ interno del giornale.

E possono essere riconosciuti esplicitamente come gli organi di concertazione della Redazione con l’ editore (De Morgen, Belgio) o come coloro che definiscono la procedura di contrattazione collettiva sulla politica di sviluppo della carriera dei giornalisti come nella stampa quotidiana in Olanda.

E’ per questo che essi procedono a una concertazione dei punti di vista dell’ editore e di un giornalista colpito da una modifica delle sue funzioni, un trasferimento o un licenziamento (Le Soir, Belgio).

La funzione di mediazione fra la Redazione e la società editrice è esplicitamente riconosciuta agli organi della SDG dallo statuto di El País in Spagna e della Süddeutsche Zeitung in Germania.

I rappresentanti della SDG concilia infine le controversie individuali e collettive in Italia e trasmette alla direzione i reclami e le proposte dei giornalisti che riguardano questioni di portata collettiva (Süddeutsche Zeitung, Germania).

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