Gi-otto. Quotidiane disavventure di un cronista

Gi-otto. Ovvero il G8 più il cerchio perfetto del noto pittore (ovvero gira gira il cetriolo…)
Ho accumulato negli anni talmente tanti badge del “president” che ci addobbo casa, li regalo agli amici. Saranno state una ventina di volte in un anno, ma questa sulla nave merita d’esser raccontata al di là del giornale.

La nave è «fulmine, torpedine, miccia, scintillante bellezza, fosforo e fantasia» direbbe De Gregori, ma quello era il Titanic e lasciamo perdere. Invece questa proprio “Fantasia” si chiamava. E vabbè.
La questione qual è? Che quando Silvio Berlusconi viene a Napoli piove sempre. Dunque scendo imbardato nonostante i 55 gradi all’ombra e l’umidità a livelli amazzonici. Ci manca solo il labrador addestrato ai recuperi in mare. Stazione Marittima del porto di Napoli. Io ho mandato la richiesta d’accredito cinque giorni fa. Lo ripeto come un mantra: prima barriera superata, oplà-  accredito cinque giorni fa –  seconda barriera superata, oplà –  accredito cinque giorni fa.
Arrivo al bancariello dei passi e con raccapriccio noto la solita scena, cosiddetta:  “del pane e della pasta”. Ossia tanta gente ad aspettare, sì, ma mica il tesserino per salire sulla nave ferma. Bensì di eseguire le seguenti operazioni propedeutiche:
1. mostrare documento;
2. verificare se c’è l’accredito (c’è, cristo! Da cinque giorni!);
3. farsi fare la foto con la webcam  da inserire nel database del Nuovo Ordine Mondiale;
4. aspettare un’ora per il badge.

L’ora trascorre piacevolmente, in fondo si è in mezzo ai colleghi e ce ne sono di tutte le nazionalità. È piacevole vedere un giornalista inglese, uno spagnolo, un giapponese. In fondo è lo stesso mestiere, solo applicato in maniera diversa. Loro bene, noi male, malissimo.

Insomma, il badge c’è, si sale sul casermone galleggiante. Tutto sluccicante e si entra in una saletta che a malapena contiene i circa 300 giornalisti e operatori accreditati e il mezzo milione di simpatizzanti, eletti, senatori, deputati eccetera. Penso che il modo peggiore per far lavorare un giornalista è costringerlo in spazi angusti quando invece ci sarebbero mille altri posti per una conferenza stampa.  E vabbè, c’è l’aria condizionata.
Mi posiziono su un pouf. Sì, come quelli di Fantozzi con il supermegadirettoregenerale, prendo appunti. Berlusconi parla un’ora di fila, è un mostro, non si ferma, ad un certo punto perdo anche la congnizione spaziotemporale. Fuori diluvia (lo sapevo!).
Meglio alzarsi: la nave è piena di crocieristi, meglio fare un giretto di 5 minuti giusti.
E scopro che tutti fanno battutine, dalle hostess ai passeggeri che si sono trovati il premier sulla nave. La conferenza stampa? La risparmio, sta sui giornali e sul web.

Ma questa deve restare agli atti. Amiche, a bordo:
«Ero vicinissima»
«Quindi hai rischiato di restare incinta?»

One comment

  1. Venti volte in un anno?!?
    Altro che rischio di rimanere incinti, qui siamo in pieno delirio sado-maso: smetti di farti del male… 😀

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