giornalisticamente header image 2


Bassolino reloaded

giugno 18th, 2009 · 1 Comment · comunicazione, giornalismi, internet, napoli, politica

Qualche giorno fa per questioni di lavoro ho rivisto Antonio Bassolino. Era al Pan,  museo d’arte e celebrazione degli ex comunisti napoletani. Don Antonio era, come si dice a Napoli “nel suo”:  in mezzo a fedelissimi, fra i quali tanti docenti universitari (di quelli che hanno a che fare con l’edilizia, ovvero ingegneri e architetti). Parlava del centro storico partenopeo e della pioggia di milioni che presto arriverà.

A dispetto di quel che molti pensano, ‘o governatore è uscito ringalluzzito dalle elezioni. Limitato sì ad un contesto regionale, ma cosciente che in questa regione lui e i suoi hanno ancora qualcosa da dire in termini di voti (che poi son gli unici termini che conosce la politica italiana). Sta talmente bene che non ha nemmeno più la necessità di farsi la tintura.
Non c’è bisogno di cambiar colore ai capelli, basta cambiare le parole-chiave.
Insomma, la Provincia di Napoli è andata al centrodestra? E si fa di necessità virtù, presentando un piano per il Centro storico della città di Napoli da 450 milioni euro. Bassolino ha detto (cito dagli appunti che ho nel mio taccuino) che analoghe iniziative saranno prese per i centri storici di altre città della Campania. Le Provincie vanno a destra e scompare il concetto di Area Metropolitana utilizzato fino a qualche tempo fa in tutte le salse. Ecco dunque che dal Basso-vocabolario scompare la parola “provincia” e torna prepotente la “città”, diretta dipendente del Sistema-Regione. Del resto, non è stato lui uno dei promotori del governo delle città, del governo dei sindaci eccetera? Quindi, Parigi (anzi, facciamo Napoli) val bene una messa: scompare l’Ente Provincia, le sue funzioni, le sue prerogative. Se è come penso, nei prossimi anni Palazzo Matteotti, che con Di Palma comunque degradato a plastilina da plasmare secondo il volere di Palazzo Santa Lucia, sarà completamente escluso.
In fondo, potrebbe anche non essere un male.

Dunque: il piano per il centro storico. Lo tengo qui davanti, con tutte le schede e schedine. Mi viene in mente che avevo 10 (dieci) anni di meno, quando Antonio Bassolino presentò il piano per la trasformazione dei “bassi” ai Quartieri Spagnoli in botteghe d’artigianato. A quei tempi, nel giornale d’allora, facemmo  paginate sane con le voci delle “vasciaiole”: «da qui non ce ne andiamo, manco Mussolini c’ha cacciato».
Trattandosi di Bassolino (non cito la Iervolino non foss’altro perché i soldi sono della Regione e il piano per il Comune l’hanno curato bassoliniani come Nicola Oddati, quindi “Rosetta” è soltanto un accessorio in questa storia) era inevitabile richiamare alla mente la Neapolis di pomiciniana memoria – ovvero la proposta di sventrare i quartieri poveri della città fatta a suo tempo dall’allora ministro -. Fatto questo, il progetto è tutto un revival degli anni Novanta. Stringendo stringendo, questi 450 milioni più altri che arriveranno con un accordo aggiuntivo, andranno per aprire cantieri su palazzi o edilizia monumentale di proprietà pubblica e per contribuire a rifare facciate di palazzi privati i cui condòmini hanno i soldi e l’organizzazione per avviare i lavori.

Alcune cose m’hanno però colpito: ci sono soldi per aprire finalmente il museo di Totò nello splendido palazzo dello Spagnuolo al rione Sanità e per riaprire il Museo Filangieri. Ci sono (ci sarebbero, vah) soldi dell’Unione europea per la realizzazione di una rete internet Wi-fi in tutto il centro storico di Napoli (!). La realizzazione di tutto? Nel 2013. Qualcuno (io di certo) ricoderà che la deadline è stata spostata d’un paio d’anni. Prima era il 2011 (metropolitana, Bagnoli, Napoli Est, strade, arredo, telecamere, eccetera). Ma il 2011 è domani, quindi meglio spostare a dopodomani, nel 2013, anno del Forum delle Culture. Per allora cosa sarà completato?





Tags: ·········

1 commento presenti ↓

  • 1 mimmo // giu 19, 2009 at 22:38

    Bravo e preparato come al solito.
    Mi permetto solo di fare alcune piccole osservazioni aggiuntive al ragionamento, non tuo, ma di quelli che pensano che si possa programmare il futuro di Napoli senza la Provincia.
    La Provincia di Napoli in italia ( ma vale anche sul piano europeo) è una realtà anomala dal punto di vista urbanistico. La città, il “comune” Napoli ha solo un terzo dell’intera popolazione metropolitana. La città di Milano, Roma, ma anche Palermo da sole superano di gran lunga il 70% della popolazione delle loro rispettive province. Napoli-comune è quindi minoritario almeno come popolazione nel contesto metropolitano. Puo’ un qualsiasi progetto di sviluppo della città non tenere conto di questo? Possibile pensare alla gestione dei trasporti dentro, da e verso la città senza considerare i grandi comuni che circondano Napoli? O ipotizzare un qualsiasi programma di sostegno turistico senza considerare che il vero turismo napoletano vive fuori dal comune di Napoli? E via di questo passo.. Certo è possibile pensarlo se si crede possibile continuare a spostare verso la regione ogni funzione di gestione del territorio superando colpevolmente la sua funzione di programmazione generale. Lo si può fare anche non delegando alla provincia e ai suoi comuni le funzioni sussidiarie che le leggi gli assegnano. Ma questo modo di gestire il complesso degli enti locali riesce a produrre effetti positivi per lo sviluppo almeno in qualche settore? Banca d’Italia, censis, istat e le tante cose che vediamo tutti i giorni ci dicono di no.
    In questi anni la Provincia ha fatto da cenerentola nel sistema generale di governo locale perchè cosi’ era stato deciso non perchè era quello il suo ruolo. Potrà succedere ancora? I grandi comuni Napoletani saranno ancora disponibili ad accettare un ruolo subalterno al capoluogo e al suo rapporto preferenziale con il centro regionale.
    Se a Piazza Matteotti tornano i sindaci delle grandi città Napoletane perchè li vedono aprirsi un varco per un loro protagonismo, libero da condizionamenti regionali, il rischio di uno spostamento reale di poteri sarà inevitabile.
    Inoltre vorrei ricordare, a quanti oggi non si preoccupano della sconfitta alla provincia che proprio i risultati alle provinciali di Napoli hanno storicamente aperto la strada ai cambiamenti elettorali in tutta la regione.
    Sottovalutare il ruolo della Provincia di Napoli è sempre stato una caratteristica della sinistra Napoletana. Quel ruolo invece lo valutavano bene, molto bene, altre forze politiche che in passato hanno governato quell’Ente con uomini come Gava, Cirillo, Picolo…e a quei tempi la provincia contava amministrativamente e teoricamente ancora meno di oggi.