Giornalisti, per una carta deontologica anti-camorra

Giovedì 30 a Caserta si riuniranno i vertici della Federazione nazionale della Stampa in sessione straordinaria. All’ordine del giorno c’è la lotta alla camorra, elemento inprescindibile per ogni cittadino.
Fin qui, non fa una grinza.
Io penso che nella vita uno il suo contributo deve darlo a prescindere dalle posizioni e dalle situazioni. Il mio è talmente modesto che c’ho messo mezz’ora giusta per elaborarlo. Però è qui, nero su bianco. Una bozza di “carta deontologica”. Un’altra  carta straccia, direte voi. Elementi scritti cui fare riferimento, dico io.

Poche chiacchiere, ecco qui qualche appunto.

BOZZA DI CARTA DEONTOLOGICA

* Particolare attenzione e rigore nell’indicare i precedenti penali di boss dei parenti di boss o affiliati che per particolari motivi finiscono sulle pagine dei giornali. Esempio: non dovrà mai più succedere che la moglie del boss finisce sul giornale con la solita lettera «mio marito muore in carcere» e non vengono indicate le ragioni che hanno portato il soggetto in galera o eventuali procedimenti a carico della consorte.

* Impegno rigoroso nel fornire una tempestiva replica alle accuse verso servitori dello Stato. Esempio: non dovrà mai più accadere di leggere di accuse scagliate contro persone vive o defunte che hanno sfidato i clan, senza che si possa leggere, sullo stesso giornale, nello stesso giorno, un ampio contraddittorio.
* Impegno dei giornali a non enfatizzare nei titoli gli “alias” (i nomignoli) spesso in uso ai malavitosi.
* Impegno dei giornali  – fatto salvo il diritto a valutare in autonomia l’importanza di ogni notizia da pubblicare – a dare risalto a tutte manifestazioni e alle commemorazioni contro la malavita organizzata.
* Impegno dei giornalisti a denunciare dettagliatamente alle forze dell’ordine e non solo agli organismi di categoria (Fnsi e Odg) ogni tentativo di intimidazione.
* Prevedere con le Prefetture, nell’ambito dei periodici comitati per l’ordine e la sicurezza, uno spazio di discussione  fisso dedicato al monitoraggio di eventuali problemi, minacce, intimidazioni, subìti  dai cronisti nell’esercizio delle loro funzioni.
* Impegno dei comitati di redazione, di concerto con gli organismi preposti, a vigilare sulla presenza di informazione pubblicitaria “ambigua” nelle emittenti tv o su carta stampata. L’esempio più lampante è quello dei cosiddetti “neomelodici” alcuni dei quali veicolano messaggi assolutamente inaccettabili (a tal proposito basterebbe ricordare il monito dell’allora ministro dell’Interno Giuliano Amato, rimasto inascoltato e la dettagliata analisi contenuta nel libro di Isaia Sales “Le strade della violenza”).

4 comments

  1. Forse lo ricordi che non ho ancora chiesto l’iscrizione all’Ordine (che già il nome un po’ mi mette in imbarazzo, vista la mia propensione al disordine, che sarà fastidioso ma quasi sempre stimolante…..) e quindi non mi ritrovo in Carte quasi sempre disattese o buone per un convegno e via.

    Perciò ‘sta cosa tua non mi piace. Quasi tutta.
    L’unica cosa “divertente” sarebbe quella delle riunioni in prefettura (te lo immagini il nostro prefetto, per esempio, spaccare il capello in quattro sul sindaco di Aversa che ha provocato un bordellone bacchettando i giornalisti locali?).

    Il resto mi sa un po’ di censura e un po’ di gazzetta.
    Perchè mai, solo per fare un esempio, si dovrebbe dare risalto a certe “cag…” di manfestazioni fatte solo per cavalcare l’onda della notorietà di “una vittima”?

    La “Carta”, insomma, o la tieni già in testa o, per esempio a 15 euro al pezzo è difficile che un direttore con la “sindrome dell’edicola” te la spiega e te la impone….

    O no?

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  2. – dare un diverso peso a “accusato”; “indagato”; “riviato a giudizio”; “arrestato”; “condannato”

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  3. – non dare voce a parenti e congiunti dei boss se nn contribuiscono alla chiarezza dei fatti oggetto di cronaca.
    – titolare in modo da riassumere il contenuto dell’articolo e non con l’opposto di quest’ultimo

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