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La stampa di rispetto e il rispetto della stampa

settembre 9th, 2008 · 29 Comments · Saviano, camorra, giornalismi, me

Ogni cronista con un poco di pratica, riesce ad intuire quegli avvenimenti che  nei giorni successivi faranno notizia. Immodestamente, ho capito subito che la presenza di Roberto Saviano al Festival della Letteratura di Mantova, avrebbe generato titoli “pesanti” sui giornali. Lui è un poco come il concerto di Madonna.

E dire che la questione della “stampa di rispetto” Saviano l’aveva scritta anni prima (almeno tre anni prima) su un periodico locale, la “Voce della Campania“, citando più o meno gli stessi episodi e gli stessi quotidiani. Che non sono stati chiusi. Orrore: la magistratura non si è accorta di questi bollettini della camorra? E l’Ordine dei Giornalisti, la Federazione della Stampa hanno fatto finta di non vedere? O Saviano si sbaglia?
Se avete la pazienza di leggere, vi spiego il punto di vista di uno che conosce abbastanza bene questa realtà.

Abito nel rione Sanità: quando ci sono faide, omicidi, blitz, arresti eccellenti, vanno a ruba i giornali di cronaca nera cittadina. La gente non li compra certo per leggere i titoli sulle strategie criminali da Napoli al Montenegro o le dichiarazioni dell’associazione magistrati sulla riforma della giustizia. Ma per leggere che Giovanni alias ‘o stuort si è fatto beccare con due grammi di cocaina di fronte alla chiesa della madonna al rione Sanità. Con tanto di capuzzella, la mitica foto dell’arrestato (in alcuni casi della vittima) che arriva dritta dalla questura. Dunque, il linguaggio: giornali del genere utilizzano il linguaggio della loro platea di riferimento. Non significa sposarne le idee, ma che Giovanni Esposito in quel contesto è Giovanni ‘o stuort e nessuno lo riconoscerebbe mai come Esposito. Del resto Saviano a nomignoli e alias deve parte della fortuna  di Gomorra.

Seconda questione: parlare dei fattarielli dei boss (quello che si fa arrestare con l’amante) o dei “padrini” che si incazzano e si indignano dell’omicidio del piccolo Tommy Onofri. I giornali che si occupano esclusivamente di nera cittadina devono sempre  fare i conti con una parte consistente del loro bacino: detenuti e parenti dei detenuti. Restituire “gli umori” delle carceri rafforza in quel target specifico l’idea che il giornale “la sa lunga”. Si può fare parlando con la moglie di un detenuto (e un buon nerista ne conosce di parenti…avete voglia…) oppure con una guardia carceraria amica. E anche nella camorra esiste il gossip. Se vuoi vendere in quella fetta di mercato ti adegui. Pagandone le conseguenze: gli avvocati dei boss  o presunti tali sono mooolto attenti e inclini alla querelona.

Terza questione: quella che più mi fa incazzare. Il fatto di don Peppino Diana. Un titolo del Corriere di Caserta nel mirino di Saviano recitava «Don Peppe Diana era un camorrista»; virgolettato  pareattribuito a un non meglio specificato avvocato (o pentito?). Posso provocare senza che v’incazzate? Un giornale ha la libertà (badate bene, libertà, non diritto) di pubblicare qualsiasi dichiarazione. Salvo poi pagarne le conseguenze in sede civile e penale. Ovviamente non condivido ogni affermazione calunniosa su don Diana, ma la superficialità di Roberto Saviano mi fa incazzare. Perché Saviano non ci dice chi ha dichiarato quella cosa? E chi l’ha dichiarata è stato portato in tribunale? E la causa è andata a buon fine? Dài una notizia, cazzo, dalla fino in fondo. Ancora mi resta la curiosità di sapere se c’è stata querela per diffamazione. Badate bene: se non c’è stata non significa certo che don Peppino era camorrista.

La quarta e ultima questione è personale, la racconto così.
Un giorno di qualche anno fa vennero al giornale dove lavoravo io, due ragazzi, a “presentarsi” al direttore che voleva parlarci per capire se erano intenzionati a passare con noi. Il primo faceva il nerista a tempo pieno, cioè tutto il giorno nella sala stampa della questura attaccato alla radiolina e agli ispettori. Il secondo proveniva da Caserta (anzi, da Maddaloni) e curava le pagine dell’area Nord di Napoli. Dicevano, sbagliando, che aveva un bruttissimo carattere. Entrambi venivano da Cronache di Napoli e Corriere di Caserta, conoscevano benissimo le dinamiche della nera 24h su 24 e ne erano più o meno stufi.
Una cosa è certa: i “giornali di rispetto” o la “camorra a mezzo stampa”, come la chiama Roberto Saviano, su di loro evidentemente non avevano attecchito: ho imparato da Alberto Marzaioli e da Peppino Porzio tante buone cose su come fare onestamente e con lealtà questo mestiere. E anche per questo mi arrabbio, e molto: Alberto non c’è più, sentir buttare fango su tutto e tutti, senza fare distinguo, mischiando editori e redattori, sentir bollare la storia professionale di decine di giornalisti come contigua alla camorra, senza salvare nessuno, fa male. Così come fa male leggere la Federazione nazionale della Stampa che, a  proposito della questione Saviano e dei cronisti campani parla dei «…tanti colleghi perbene che in condizioni difficili fanno con grande dignità il loro lavoro in quei territori».
Ma cari Roberto Natale e Roberto Saviano  (ma è giornalista Saviano?) noi “colleghi perbene” non facciamo il nostro lavoro con “grande dignità” come si direbbe di un poveraccio.  Noi lo facciamo come il padreterno comanda. E siamo pure bravi, cari.  E c’è di più: i cronisti minacciati non stanno soltanto su un palco del Festival di Mantova, o in tivvù ma tra le strade di Napoli, Palermo, Locri, Caserta, Bari. Probabilmente qualcuno  anche a Cronache di Napoli e al Corriere di Caserta. E stanno zitti, senza mettersi in mostra. Ed è bene che anche Roberto Saviano e il sindacato dei giornalisti italiani se ne rendano conto.

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29 commenti presenti ↓

  • 1 Angelo // set 9, 2008 at 08:05

    Grazie Ciro. Per la lucidità con la quale individui alcune questioni finora mai evidenziate.
    La prima è quella del “target”, alla quale si riferirà anche il nostro direttore Gianluigi Guarino (già al Corriere di Caserta per 6 anni) in una nota che sa scrivendo per stamattina.
    Credo che Saviano (lo abbiamo scritto fin dal primo lancio di ieri mattina) abbia sapientemente e abilmente (ormai è diventato bravo a “vestire” la sua presenza secondo il luogo ove si trova) costruito una “scena” buona per Mantova.
    Quello (“fabbrica” commerciale della letteratura, ormai, come avevi già scritto giorni fa, piuttosto che festival e luogo di vetrina e confronto di idee e produzioni) era il posto giusto per assestare un colpo definitivo (lui è da tempo che attacca i quotidiani locali) ai giornali di “cronaca” popolare.
    Piuttosto, ci sarebbe da vedere come i giornali (tutti, poveri o ricchi che siano, “prestigiosi” o meno) sono costretti ad operare.
    Collaboratori da 15 euro al pezzo “tenui per la giacchetta” (“occupati di quello, lascia sare quell’altro, non metere il naso lì”…), precari, gente costretta a scrivere 15 pezzi al giorno, la politica locale che cerca di “tenerti in pugno”, misurando sapientemente rapporti “cordiali e collaborativi”, pubblicità istituzionale e suoi pagamenti, pressioni “intelligenti” su inserzionisti privati da direzionare o allontanare dai media, ecc.

    Anche su parte di questo oggi Gianluigi scriverà.

    Buona giornata a te (tra la strada e il taccuino….).

  • 2 Raffaele Abbate // set 9, 2008 at 08:31

    Condivido e non sono giornalista, ma attento lettore di giornali sia quelli alti che quelli bassi.
    E francamente non so definire in questo momento quale sia l’attività professionale di Saviano…
    E aspetto la sua prossima opera letteraria

  • 3 antonio // set 9, 2008 at 11:37

    Grande Ciro, mi hai commosso.
    Un abbraccio

  • 4 Francesco Prisco // set 9, 2008 at 12:16

    Condivido ogni riga di quello che hai scritto… Per inciso, se fossi avvocato e sapessi che ad uno spettacolo teatrale si parlasse di un mio assistito, sarei in prima fila per valutare la possibilità di sporgere querela. Fa parte dei diritti elementari che uno Stato democratico garantisce.
    Ad ogni modo mi sa che il paccottaro è in parabola discendente. Altrimenti non riciccerebbe la solita solfa di due o più anni fa…

  • 5 camilla // set 9, 2008 at 15:36

    Agli inizi, parlo di un paio di anni fa, le critiche a Saviano mi sapevano di invidia. Ora, seguendo un po’ i suoi spostamenti e le sue dichiarazioni, comincio anche io a capire e condividere tali critiche. Parlo degli articoli dove “riciccia” continuamente le stesse cose e scritti in un linguaggio e in uno stile che certo non sono al livello di Gomorra ( chissà come mai, ho divorato Gomorra in due giorni e non riesco mai a leggere fino alla fine un articolo di 8.000 battute scarse). E comincio ad avvertire un leggero senso di fastidio su tutte le dichiarazioni sulla sicurezza e sui presunti rischi che corre. Siamo seri, è davvero credibile che in tutta napoli saviano non trovi casa? Riguardo al discorso di Mantova, non c’è bisogno di aggiungere altro a quanto detto da Ciro, pur senza conoscere bene come lui il mondo della nera napoletana, condivo pienamente. Aggiungo solo che a essere pagati 15 euro a pezzo c’è da essere fortunati…(dove lavoravo prima era un privilegiato se ti pagavano 7 euro a pezzo, anzi, eri un privilegiato se parlavano anche solo di pagarti)

  • 6 Angelo // set 9, 2008 at 17:49

    Ciao Ciro.
    Linko qui Guarino, con il suo editoriale e un articolo su libro di Di Meo.
    http://www.casertace.it/home.asp?ultime_news_id=2747
    e
    http://www.casertace.it/home.asp?ultime_news_id=2748

  • 7 Nadia Labriola // set 9, 2008 at 18:57

    Ciro… grazie.
    Hai dato voce a centinaia di giornalisti che lavorano all’ombra – per dignità – e che in questo momento avrebbero voglia di afferrare Saviano per la gola ed affogarlo.
    Hai dato voce a me, che da anni lavoro con dignità e a titolo gratuito, e che cerco in questa dignità la forza di cercare, curiosare, registrare tutto quello che accade intorno a me. Che non sono stata direttamente tirata in ballo da questa buffonata di questo buffone ma che non posso fare a meno di indignarmi di fronte al trattamento vergognoso che i “vertici” del nostro Ordine hanno riservato a questa vicenda.
    Grazie per aver dato voce a Diego, uno dei giornalisti che Saviano ha chiamato – scusami tanto, eh, ma non è un’impressione – camorrista.
    Nessuno, men che meno Saviano, che si spaccia per giornalista, ha il diritto di sparare sentenze senza conoscere i giornalisti, la fatica, la professionalità, la dignità, la TRASPARENZA che fa di ognuno di loro un grande faticatore degno di rispetto.

  • 8 ninnyaiuto // set 9, 2008 at 22:58

    Non ho una sufficiente conoscenza delle cose di cui narri, però da siciliano che ha vissuto e sente ancora l’eco di certe logiche, devo dire che le cose che dici sollevano senz’altro più di un interrogativo. Ti seguirò ancora per capire ancora.

    Ninny

    p.s.: ti linko volentieri sul mio blog. Buon lavoro.

  • 9 Giuseppe Porzio // set 9, 2008 at 23:25

    Vorrei dirti tante cose. E ricordare con te tante di quelle cose che mai ci stancheremo di dirci. Ma ora preferisco che continuiamo ad agire alla maniera di sempre, la stessa che hai ribadito tu: lavorare in silenzio, zitti zitti, senza mai metterci troppo in mostra, facendo sì che a far rumore possa essere il tratto che le nostre penne si lasciano alle spalle. E frattanto, continuare a sgomitare, a lottare, a sudare, a guardare in faccia la realtà e dentro di essa per trovarci il lato che più c’indigna, così da denunciarlo e farne una notizia. E’ quello che mi hanno insegnato a fare. E’ quello che so fare. E’ quello che fai tu da anni. E che magistralmente faceva Alberto. Noi non ambiamo guadagnare titoloni, noi i titoloni amiamo forgiarli. Noi siamo seri, siamo giornalisti…

  • 10 Tesserino Giornalista // set 10, 2008 at 10:00

    A Caserta per un anno e mezzo un giornale on line ha criticato l’operazione Saviano smascherando veramente chi è l’autore di Gomorra. Naturalmente, Casertasette.com (http://www.casertasette.com) – leggendo tra le righe lo scritto di Saviano e criticando senza peli sulla lingua – si è attirato tante mail di persone e colleghi adirati che idolatravano mister Gomorra. Ora tutti – feriti nell’animo – (si legge su questi commenti), vorrebbero addirittura prendere per gola ed affogarlo o provano un senso di fastidio. Dove eravate quando altri non avevano paura di dire che Saviano non sa manco vestirsi?

  • 11 camilla // set 10, 2008 at 15:33

    Ho letto sorridendo l’articolo riporto da caserta sette relativo ad aprile scorso. E in effetti, mica solo oggi, ma da due anni stavo a chiedermi: “ma sto saviano ‘na risata non se la fai mai?”. Esiste al mondo una sola foto sorridente? Riguardo al “dove eravmo?”: non tutti sono nei giri della nera napoletana, e non tutti potevamo sapere che saviano nei posti dove afferma di essere stato non c’era mai stato. Non tutti potevamo avere sotto occhio la differenza abissale tra un libro con editing Mondadori e un articolo uscito direttamente dalla sua mano. Certo, bazzicando un po’ il mondo dei giornali, anche io mi sono chiesto “ma questo chi è? mai sentito nominare”. Poi, come tanti, uno si fa prendere dalla fascinazione e dalla bella favoletta del ragazzo di 28 anni che pubblica la sua opera prima con Mondadori ecc ecc. Poi, parli con uno, parli con un’altro, leggi un post da una parte, un articolo dall’altra e ti rendi conto. Potenza della rete: senza probabilmente avremmo in tanti continuato a credere alla favola del vestito di angelina jolie fatto ad arzano.

  • 12 Pietro // set 10, 2008 at 16:23

    si, una foto di Saviano sorridente c’è:
    http://www.flickr.com/photos/comunedipignataro/2150475942/

    Scattata a Casale di Principe urante la manifestazione del 2007, quando gia era sotto scorta:

  • 13 pietro // set 11, 2008 at 15:37

    a me stupisce che solo ora vi “ribelliate” su qunto dice saviano. Quello che ha detto a Mantova lo ha sempre detto e scritto e anche se le tinte usate sono toppo forti, da professionisti della comunnicazione dovreste sapere che anche attentati omicidi e pestaggi sono “atti comunicativi” adoperati dalla camorra per creare timori e paure, su cui fondre il proprio dominio. Alcuni articoli erano e sono funzionalia a questa “strategia comunicativa”, accrescendo il senso di impotenza nei confronti di certi personaggi. Quello che andrebbe contestato, invece, è la “volontarietà” di fare da amplificatore a questi messaggi violenti. Si dovrebbe solo opporre che per non veicolare il messaggio servirebbe censurare. Scegliiendo quindi tra due mali. Ma accusare Saviano in termini diversi significa non riconoscergli il grande lavoro di conoscenza al quaale ha contribuito. Lavoro che pure potrebbe aver creato mitied anti-eroi, come hanno fatto alcuni aarticoli di giornale che allo stesso Roberto hanno fatto da fonte

  • 14 Raffa // set 12, 2008 at 15:29

    Io più che sulle critiche alle parole usate da Saviano -su cui Ciro ha detto quasi tutto quello che c’era da dire- volevo proporvi un gioco. Immaginate se domani mattina, io, giovane giornalista mi alzo dal mio posto di collaboratice sottopagata, vado in redazione e provo a dire la mia sul titolo di un pezzo, sulle parole usate ecc.ecc. Magari ho una mia etica, magari le parole di Saviano mi hanno fatto riflettere, magari nutro un odio profondo verso qualsiasi ammicco. Ecco, io sono sicura che nel peggiore dei casi verrei mandata a quel paese come una che non solo non capisce niente di giornalismo, di target di riferimento del giornale (come per l’appunto diceva Ciro) ma anche del posto in cui vive. Nel migliore, invece, troverei un buon cronista di nera che mi spiega un po’ di cose, e mi spiega anche, per l’appunto, la simbologia, le frasi, i titoli che girano e che non girano e che, per l’appunto “Giovanni Esposito” in quel contesto è “Giovanni ‘o stuort” perchè se il mio sogno, il mio obiettivo è raccontare la camorra devo mettere le mani e la testa dentro questo tessuto, devo capirne i linguaggi.

    Quel che dice Saviano l’hanno detto e pensato, magari anche scritto tanti altri giornalisti prima di lui. Solo che non c’era mica il fastival lì. Io sogno sempre che domani mattina, un piccolo collaboratore di un piccolo giornale che fa il suo lavoro senza palco e luci, magari senza manco essere pagato, venga ascoltato come viene ascoltato Saviano, con la stessa attenzione. Sono certa che questo collaboratore/giornalista/precario e chi più ne ha ne metta, non solo riuscirebbe a dirci anche qualcosa pure lui, ma avrebbe il suo bel dire anche sul sentirsi bollato quanto appartenente ad una categoria appena appena “abbacchiata”.

  • 15 Pietro // set 12, 2008 at 17:12

    1 – se metti in dubbio un articolo e insisti ti cacciano.
    2 – se si tarttasse solo del titolo, magari faresti bene a tornare alla tua scrivania e continuare a afare il tuo lavoro
    3 – se quell’articolo fosse funzionale a “diffondere il verbo camorruistico”, dovesti indignarti.

    Io, che non sarò ,mai un giornalista, nemmeno piccolo piccolo, coem quello di cui parli tu, ho smesso di collaborare con qualche giornale perchè mi sono indignato per molto meno, eppure quel tesserino avrei voluto prenderlo, ma non passando sulla dignità degli altri e sulla mia coscienza.

  • 16 Raffa // set 12, 2008 at 18:14

    Ma io non volevo assolutamente dire che bisogna abbracciare quello che tu chiami “verbo camorristico”. Ho solamente provato a fare notare che i termini, i linguaggi, i modi di dire sono contenuti in qualsiasi tipo di ambiente. Si tratta di una ben definita classe di parole, la diafasica . Se voglio fare il quirinalista devo sapere come si parla di politica, se voglio occuparmi di cultura devo quantomeno conoscere la parola kermesse e mi spiace, ma se voglio parlare di nera devo tenere le orecchie spilate su tutto ciò che la riguarda, dalle parole ai modi di vestire. Ciò non significa condividere, significa osservare. Il fatto è che qua ci sta una proposizione sbagliata di partenza: chi fa il giornalista non lo fa per esprimere un giudizio, per esprimere la propria opinione, per condannare. Lo fa per informare e penso che in questa parola rientri anche la capacità di mettere in-forma le notizie e di metterle nella forma giusta cosicchè tutti possano capirmi e farsi dal mio lavoro una propria personale opinione. Non lo so, ma io proprio non penso che si possa condannare e giudicare senza prima cercare di capire.

  • 17 Pietro // set 12, 2008 at 18:29

    quello che in altri termini potrebbe essere chiamato “linguaggio tecnico”.

    ma quando Saviano contesta alcuni articoli – che beneinteso non cedo siano volutamente deleteri – non contersta luso del linguaggio, ma il messaggio che questo fa passare.

    “i boss sono ino incavolati per l’ucciosine del piccolo Tomamso Onofri” (n ricordo bene il titolo) non è linguaggio tecnico, ma qualcosa che fa passare un messaggio “pericoloso” perchè crea convergenze tra i boss e lo sdegno generale per l’uccisione di un bambino… li rende “socialmente accettabili”.

    Rimarco che per me sono errori e non è un fatto cvoluto.

    Schmid e de Graff in merito al terrorismo affermano che: “La visione che abbiamo del terrorismo può essere capita come una strategia comunicativa violenta”.

    Io ritengo che questa visione possa essere estesa a tutte le mafie, per cui, oltre a descrivere i fatti, bisogna porsi dei “confini etici” oltre i quali non bisogna spingersi. Bisogna chiedersi: “con questo rischio di divenire inconsapevole strumento dei camorristi amplificando il messaggio che essi vogliono trasmettere”?

  • 18 Angelo // set 12, 2008 at 18:48

    Noto una stranezza.

    Quando si commenta l’assunto di qualcuno che ha avuto una vasta eco (come, per esempio, le parole di Saviano a Mantova) si resta quasi come imbrigliati in quella “gabbia di concetti e di parole”. Finendo per farsene sedurre.

    Per esempio, la questione dei titoli sul piccolo Tommy.

    Si dimentica che, spesso, molto spesso, fatti efferati contro minori e/o donne sono stati severamente puniti in carcere da persone che, a loro volta, semmai erano pluriomicidi (ciò per un malinteso senso del rispetto dei più deboli, che però non era valso per le vittime di chi all’improvviso si ergeva a punitore dello stupratore o del pedofilo di turno…..).

    E spesso, molto spesso, tali “pesantezze” carcerarie, realizzate o soltanto minacciate, avevano comunque una eco mediatica notevole, tanto da – a volte – costringere i giudici a spostare il detenuto “minacciato” in altri carceri.

    Cosa voglio dire?

    Come mai, per i boss camorristi “incavolati” per il piccolo ommy, un titolo fatto a Caserta o a Napoli deve essere così vivisezionato? Non è un titolo “normale”?

    Non sarà insomma, che la “savianizzazione” della camorra ha prodotto esigenze di “lettura” che si riducono a banali enfatizzazioni del pensiero?

  • 19 Pietro // set 13, 2008 at 10:34

    Quello di Tommy è solo un esempio. Quello che Saviano attraveso degli esempi mette sotto accusa sono tutti quei casi in cui c’è stata l’enfatizzazione di cui parli.

    Ripeto, in questo caso sono pressoccè certo della buona fede dell’articolista ed anche della testata, colpevole solo di aver cercato il sensazionalismo per vendere, facendo così inconapevolmente – almeno me lo auguro – un favore a chi aveva interesse a far circolare quel messaggio.

    Ti faccio un esempio che Saviano non ha fatto a Mantova e per quanto ne sappia non ha mai fatto.

    Un articolo in cui si dice che la figlia di un boss era sulle tracce di PEPPINO IMPASTATO, e sai perchè? aveva visto il film “i cento passi” e ne era rimasta “colpita”!!!!!!!! (sic!)

    Non che avesse condannato la camorra, o restando solo al film, l’uccisione di Impastato… No, era rimasta colpita dal film. Io che sono rimasto colpito da Matrix (il film), quindi sono sulle orme di “Neo” ed alla ricerca del “coniglio bianco”!!!! ma siamo seri!!!!

    Posso pure capire che a certe persone debba essere data la possibilità di riscattarsi, ma il riscatto deve passare attraverso una “liturgia” che prevede almeno 1 e dico una sola parola di condanna alla criminalità.

    Allora il dato di fatto è uno. Ci sono stati degli errori, anche gravi. Sono stati messi in evidenza. Si archivi la polemica e si prenda atto, cercando di interiorizzre la necessità di non commetterli nuovamente… magari se ne commetteranno altri… ma non gli stessi.

    Credo che questo sia davvero l’unico approdo possibile.

  • 20 johnny // set 16, 2008 at 15:25

    quando il saggio indica la luna, lo stolto..

  • 21 andy // set 16, 2008 at 17:53

    …lo stolto scrive un commento del genere? :D

  • 22 Angelo // set 17, 2008 at 15:41

    Nei blog è sempre un po’ difficile entrare in argomento senza, semplicemente, sfruculiare….

  • 23 pietro // set 17, 2008 at 16:15

    Piuttosto credo che anche quella dei giornalisti sia una casta e quindi guai a toccarla!!!

    Del resto tutte le corporazioni tendono a difendersi e forse è giusto che sia così

  • 24 ciro // set 18, 2008 at 00:53

    Caro Pietro, siamo una casta incapace di farsi rinnovare il contratto da 1.300 giorni. E le altre cose te le risparmio.

    Ma sì, una casta. Come quella degli scrittori, degli agenti letterari, dei critici letterari?
    ;-)
    ciao

  • 25 pietro // set 18, 2008 at 10:29

    si, un po’ come tutte le altre.
    ho visto le redazioni, ho visto direttori gridare come forsennati e mortificare i giovani in redazione.
    ho visto gli stipendi da fame, quando li percepiscono.
    ma – come tutti – i giornalisti non sono immuni da errori e da difetti.
    come la prsunzione, l’arroganza, la strumentalizzazione ed il piegare i fatti ai propri convincimenti, quanto non ai propri interessi. Ma soprttutto la presunzione, presunzione che poi porta a commettere errori a volte imperdonabili.
    ecco cosa credo manchi, un approccio umile ai fatti che si raccontano.
    comunque credo di aver spostato, con la complicità di qualcuno, il discorso su temi diversi da quelli iniziali.
    :)

  • 26 Ciccio Persico // set 24, 2008 at 09:00

    Come sempre a Ciro Pellegrino brucia l’invidia. Non sarai mai bravo affascinante e scrittore come Saviano, Pellegrì! Datti pace!

  • 27 janara // set 25, 2008 at 19:04

    Posso fare una critica “bipartisan?”

    Chiedo scusa se mi permetto ma questo post (come molta altra roba letta in giro e non solo) +ha fatto scaturire un mio post (pure più lungo di quello che doveva essere) quindi mi prendo la libertà di commentare.
    Per me ci sono diversi “problemi” da risolvere e sono dinamniche di “ruolo”. A parte che non credo che il “tesserino” da giornalista in questo paese sia una discriminante. Ho la mia idea a riguardo visto che scrivo da anni sopratutto su internet e mi verrebbe riconosciuto poco o niente indipendentemente dalla qualità del lavoro fatto (e per principio l’esame non lo faccio…tanto è passione pura visto che non mi pagano da anni e per ora preferisco che sia così.)
    Scrivere i nomi e cognomi delle persone sugli articoli tra l’altro crea non pochi problemi: se sei un giornale con un pò di soldi o un giornalista con il culo parato te ne puoi fregare anzi…fai lo “scoop”. Se sei tipo “me” ti ritrovi con un bordello di articoli “censurati” dalla redazione e non gli puoi nemmeno dire niente, chi paga gli avvocati? Ti incazzi pure ma non ti puoi incazzare con il capo redattore perché non è colpa sua se le cose vanno così.
    capisco perfettamente che Saviano sbagli nel non “dare a Cesare ciò che è di Cesare” ma non riesco a leggerci malafede. Credo che criticare Saviano quando faccia-dica-scriva delle minchiate sia doveroso per tante ragioni ma non deve essere una “guerra” personale semplicemente perché il nemico non è lui. Ma se l’Italia lo ha eletto ad Eroe, la repubblica e l’espresso ci mangiano sopra, la Mondadori manco a dirlo e lui stia al gioco il rischio è che come lo hanno eletto ad eroe alla lunga a furia di sgarri precipiti con la stessa velocità. Non sarà un’eroe ma non è una merda. L’unica certezza che credo di avere è che stia comunque dalla parte che mi interessa e che interessa chi lo critica come in questo blog. Il rischio è che se cade l’eroe la merdaccia si riversi anche alla causa che invece è da salvaguardare. Detto onestamente poi è una battaglia e una guerra talmente grande e lunga che gli “eroi” non ci fanno un granché. E’ un pò come quando parlo con amici dei centri sociali che manifestano anche per un’unghia incarnita ingiusta ma poi affittano a 600 euro al mese un soppalco in casa loro -di famiglia-per poter non lavorare. Coerenza e trasparenza sono rarissime in Italia. Però siamo bravissimi nel guardare il tronco negli occhi degli altri. Io spero non ci sia bisogno di un Saviano made in Calabria perché ci si indigni e incazzi per ciò che accade da quelle parti ma di questi tempi meglio un Saviano che il niente…ma se Saviano sgarra e se ne accorgono tutti sareste felici che “morto lui morta la sua causa”? Non credo.

    Questo detto in breve. ma è un discorso lungo.
    Scritto in lungo lo puoi leggere qui se ti va:

    http://www.splinder.shazanna.com

  • 28 janara // set 25, 2008 at 19:08

    ah…forse non si evince da sopra ma sono rincoglionita.
    non sono una brava “spammona” e non lascio il link in giro…

    http://www.shazanna.splinder.com

  • 29 RaffaeleAbbate // ott 11, 2008 at 23:18

    uno degli attori di Gomorra arrestato perché affiliato alla camorra

    che strano

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