Doveva essere una specie di recensione di “La Casta Stampata“, un bel libro edito da Mursia, scritto da Luigi Bacialli, un libro che consiglio vivamente anche a chi non ha nulla da spartire con noi pennivendoli.
Ma c’ho grossa crisi e in questo “Fango” di Lorenzo non aiuta. Insomma, scrive Bacialli: «i cronisti - non tutti ovviamente - sembrano stracci ambulanti perchè a qualsiasi ora del giorno e della notte vengono sguinzagliati per la città. Sono pallidi, hanno le occhiaie, e i più impegnati non camminano, ma barcollano per le molte ore di sonno cui sono costretti a rinunciare».
Tralasciando il successivo, altrettanto illuminante paragrafo sugli imboscati, sono due giorni che penso a queste poche righe. La definizione di Bacialli mi sembra anacronistica, osservando dall’interno l’evoluzione del mestiere di giornalista. Il cronista così descritto appartiene ad un’epoca remota, ora ci sono i manieristi. Trasandati, ombrosi, nascosti e - forse - minacciati. Ricordo qualcuno? Eh già. Ma dai, uno spende qualche euro per comprare l’Espresso e si trova il colloquio (mo’ si chiama così) tra Roberto Saviano e Joe Pistone alias Donnie Brasco l’agente dell’Fbi che trent’anni fa fu infiltrato in Cosa Nostra a New York e della cui storia è stato tratto un film di successo. Insomma, un signore classe 1939 che - non si sa bene per quale motivo - secondo Saviano se la farebbe ancora addosso, dopo 32 anni, di camminare in Italia, andare in un ristorante, per un colloquio col “Sommo”. L’incipit del pezzo è «Meglio vedersi tra la gente, diamo meno nell’occhio… Joe Pistone non è proprio tranquillo, quando è in Italia…». E poi si scopre che al tavolo del ristorante ci sono Saviano, un’altro tizio e due fotografi. La cosa bella del pezzo, pubblicato sul sito web dell’Espresso, è l’audio che è stato gentilmente pubblicato dal settimanale. Si ascolta solo la voce di Brasco. E l’audio di Saviano con le domande dov’è?



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