giornalisti minacciati e “consulenti”

Quando, qualche anno fa, un mio collega fu minacciato da persone che non gradivano certi suoi scritti, dopo le denunce di rito e le “solidarietà di prammatica” (ordine dei giornalisti, sindacato..) cercai di far girare il più possibile la notizia. Non per appuntare una medaglia in petto al collega e amico, ma per una regola non scritta che pretende, in questi casi, la massima pubblicità del fatto. Perchè? E’ semplice: le minacce ad un giornalista vanno subito denunciate (alla polizia e ai media) perchè nel caso in cui succeda qualcos altro, le indagini prenderanno da subito una piega precisa.
Tra i giornali che si occuparono del fatto, il supplemento campano del manifesto, Metrovie, bel giornale troppo presto accantonato per questioni economiche (l’augurio è che torni in edicola). E grazie ad alcuni amici, un collega, un mio coetaneo, scrisse addirittura una pagina. Su Forcella, sul mio collega minacciato.
Ora che quel giovane si trova a vivere una analoga situazione di tensione, la prima cosa che mi viene da dirgli è di star tranquillo perché non è solo.
Poi, però, mi vengono alcune domande. Domande da lettore operaio, direi.
1. Quali sono, esattamente, la minacce contro Roberto Saviano? Possibile che giornali come l’Espresso (con cui Saviano collabora) e Repubblica (stesso gruppo editoriale) non abbiano mai specificato che tipo di intimidazioni fossero? Non voglio pensare si tratti solo di telefoni muti e occhiatacce in salumeria. Dunque, perché non dire tutto? Anche per far capire fin dove si spinge, al giorno d’oggi, la temibile, sanguinaria e predatoria camorra del Casertano. Perché il silenzio, su questo punto?
2. Perchè giornaloni come Repubblica prima sparano – a sostegno dell’Espresso – il titolo con tanto di pezzo al vetriolo su presunte frasi offensive del sindaco di Napoli Iervolino, contro Saviano e poi non ritengono di dover spendere mezzo rigo per riportare la rabbiosa replica del primo cittadino di Napoli?
3. Da dove esce, com’è organizzata, chi ispira la valanga di messaggi di solidarietà che arriva in questi giorni a Saviano e al suo libro, pregiatissimo prodotto di una celebre casa editrice? Se è davvero ispirata dal tam tam dei blog, dagli scrittori solidali e dalla società civile, allora qualcosa sta cambiando. E Gomorra davvero sta crollando. Ma, scusate tanto, Goffredo Fofi, Umberto Eco, Loredana Lipperini, vùvùvùsosteniamosaviano.net, Fausto Bertinotti, Lucano Violante, Ds, Margherita, Udeur, ItaliadeiValori, Rifondazione comunista, assessorideputatiministri, è lecito chiedervi dove cazzo eravate quando i tanti casi Saviano si sono spenti così, tra un tavolo sulla Legalità e una promessa di “maggior attenzione alla tutela del giornalisti in Campania”?

Quante vicende, tante domande…

Quello che volevo scrivere l’ho sempre scritto.
Se ho mai avuto paura me lo chiesero i ragazzi di una scuola di Los Angeles, quando andai negli Stati Uniti. C’era stato da poco il delitto Siani, avevo una scorta ma io, ti devo essere sincero? Io per un certo periodo, te lo dico proprio senza demagogia, ho camminato con la sensazione di sentire il fischio della pallottola dietro la nuca. Ho avuto questa sensazione per diversi giorni. E quando aprivo il portone, la porta di casa, era una liberazione, non dal pensiero di poter essere ucciso, ma dal pensiero di poter essere visto morto a terra come ne avevo visti tanti io. Che mi potesse vedere mia moglie dalla finestra. Quando stavo dentro avevo chiuso, avevo sbarrato questa possibilità. D’altra parte ho sempre sostenuto una cosa, che chi si piglia paura muore due volte, muore ogni giorno.


Enzo Perez detto “zio”, decano dei cronisti napoletani
Redazione del Mattino, primavera del 1992
“L’Abusivo” – Antonio Franchini, Marsilio Editore

3 comments

  1. Sottoscrivo. Viviamo in un mondo di immagine, e l’immagine vende. Non è da tutti saper cavalcare i media, onore al merito a chi ci riesce bene. Ma sciacallare sui sentimenti e sulle migliaia di vittime innocenti dà, quanto meno, un senso di tristezza. Al Castello Mediceo di Ottaviano, ex reggia di Cutolo, magistrati, giornalisti e tutori dell’ordine parlavano di quel giovane. Ed erano tutti preoccupati: perché – sostenevano – non c’era quasi nulla di vero, in quel che su di lui si va dicendo. Ma – dicevano – il più grande pericolo che corre è rappresentato da se stesso: a furia di mettersi in mostra, potrebbe davvero inciampare in qualcuno altrettanto voglioso di notorietà. Ma tutti parlavano sottovoce, perché il processo di beatificazion

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  2. Ma tutti parlavano sottovoce, perché il processo di beatificazione è già in atto, e chi parla male del santo rischia di finire all’inferno… Quanto meno all’inferno mediatico!

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  3. Esatto, Luca. Il rischio (che non è colpa certo del povero Saviano) è quello dei professionisti dell’antimafia (il vero grande male per Sciascia). Questione spinosa, controversa e antipatica, ma a quanto pare, vera.

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