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Napoli, fai uno sforzo e vai a votare



giugno 5th, 2016 · Nessun commento

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Schifati dagli avvenimenti, annoiati, superiori e superati. Preoccupati – ma più di Facebook e della brutta seconda serie di Gomorra -. Sciatti scialbi e attenti. Come gatti che non guardano ma guardano tutto e pronti a scattare, scappare o stare. Comunque siate, andate a votare.
Immaginate per un momento, solo per un momento, un altro modello di governo, e le schede con un solo partito su cui mettere il segno. È successo, non molto tempo fa. I militari a sorvegliare il corretto andamento dell’inutile sforzo elettorale, la radio a gracchiare il trionfo e il bagno di folla. È successo, non molto tempo fa.

Andate a votare.
Napoli non ha bisogno soltanto di votare qualcuno, Napoli ha bisogno di qualcuno che vada a votare. Non di qualcuno che difenda la città, ma di una città forte e capace di difendere chi la vive. E per essere forte c’è bisogno di qualcuno che la  forza te la dia; quale miglior modo della partecipazione?


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Ecco cosa succede a Napoli dopo un omicidio di camorra



aprile 23rd, 2016 · 1 commento

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Ho pensato fosse utile spiegare cosa succede a Napoli dopo un omicidio di camorra. Ovviamente di cose ne accadono tante, ma ci sono fasi che potrei definire ‘standard’ nell’opinione pubblica, soprattutto in quella che utilizza i social network anche per esprimere opinioni sulla propria città. Io non sono immune da questo quadro che ho racchiuso in una comoda infografica. Buona lettura.

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Le parole sono un mezzo molto sopravvalutato. Ma questo abbiamo



marzo 22nd, 2016 · Nessun commento

Il disegno è del vignettista Plantu

Il disegno è del vignettista Plantu

Le parole sono un mezzo molto sopravvalutato. Ma questo abbiamo.
E il pensiero va alle piazzette nord europee di sera, alla birra, al francese che scivola dentro le altre lingue, all’Africa che non è più solo Africa ma un pezzo di noi. All’aeroporto di Bruxelles con gli amici che vanno e tornano dal Parlamento Europeo. A quel senso di quiete al centro del Vecchio Continente; forse pure troppa quiete diceva qualcuno e infatti puntualmente è arrivata la storia a sconquassare e dirci che i terremoti arrivano all’improvviso e sotto i nostri piedi. Io ho iniziato a viaggiare tardi per pigrizia e mancanza di possibilità; quando ho iniziato  e solo allora ho capito che vita è la varietà e che la bellezza è la pace della comprensione tra persone di etnia, religione e cultura diversa. La scuola e la convinzione politica non mi avevano preparato alla comprensione dell’altro; il viaggio, solo il viaggio me lo ha permesso.

E ci vogliono togliere quello, la possibilità di intenderci guardandoci faccia a faccia e capire che tutto è superabile e Dio o Maometto di certo non tentano di mettersi in mezzo a un libero dialogo. Se stiamo da soli nelle nostre quattro mura, tutto diventa potenzialmente nemico. E moltiplicando il tutto si ottiene la paura.

 


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La Napoli che non è di Napoli (oggi è bel tempo e io non voglio essere frainteso)



marzo 20th, 2016 · Nessun commento

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Oggi è una bella giornata e io non voglio essere frainteso: sono nato a Napoli (non in provincia, profani, io sono del rione). Conosco questa città non grazie a Instagram o a un tag. La conosco dai racconti, dai vicoli in cui sono nato, dai vasci che ho frequentato con amore e sconfinata riconoscenza. Come ho frequentato le case belle del Vomero e di fronte c’era il panorama. Pure su casa mia c’era il panorama. Per vederlo devi uscire e salire un po’, ma ne vale la pena. Poi c’è l’Osservatorio Astronomico e io ero l’unico del vicolo che sapeva cosa ci fosse, a cosa servisse. La Napoli che non è di Napoli: il Bosco di Capodimonte era di tutti, noi andavamo a giocare a pallone ma non rompevamo il cazzo a nessuno. O forse sì e l’ho rimosso.

Mi viene in mente questo ricordo svogliato, che potrebbe essere molto più bello, particolareggiato e seducente oggi che a Napoli è una bella giornata di primavera e per tornare a casa abbiamo dovuto fare lo slalom: gli scippatori ci hanno seguito professionalmente fino all’uscita del vicolo, hanno imboccato controsenso via Cesare Rosaroll pensando di poter strappare una borsa e ridiscendere giù fino a vico Pontenuovo e da lì incrociare via Cirillo e uscire dalla circolazione.

Ma oggi Napoli è bellissima, c’è bel tempo, non voglio essere frainteso: le scale che portano al palazzo di casa mia avranno visto gli spazzini l’ultima volta quando è venuto Papa Francesco in città e ora si è messo un povero cristo, un immigrato, stipato in mezzo alla munnezza, in un posto dove non tira assai vento , imbardato di coperte, a dormire.

Napoli è bellissima e domani scenderò di nuovo al lavoro, percorrerò via Cesario Console come una discesa a mare e poi via Santa Lucia. Guarderò l’orizzonte scordandomi che vivo dall’altra parte della città, in una Napoli che non è Napoli per chi deve decidere il presente e il futuro di Napoli. E fino alle ore 20 scorderò di dover tornare a casa, prendendo un filobus 201 se passa. Che se non passa è meglio salire, farsi piazza Dante e poi piazza Cavour e via Foria che tanto camminare fa bene.


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Tutte le parole che fanno rima con petaloso



febbraio 24th, 2016 · Nessun commento

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La parola petaloso inventata da un bambino e sdoganata dall’Accademia della Crusca è bellissima.

Il rimario ci fornisce numerose rime.

accidioso, acetoso, acinoso, acquitrinoso, acquoso, acrimonioso, adiposo, affannoso, affettuoso, afoso, algoso, altezzoso, ambizioso, amoroso, ampolloso, anfrattuoso, anginoso, angoloso, angoscioso, animoso, annoso, ansioso, anticanceroso, antireligioso, appetitoso, appiccicoso, ardimentoso, arenoso, argilloso, arioso, armonioso, arterioso, artificioso, ascoso, astioso, auguroso, avventuroso, azzardoso, baldanzoso, barboso, bavoso, bellicoso, bilioso, bisognoso, bituminoso, bizzoso, borioso, boscoso, bozzoloso, bramoso, brioso, brodoso, brumoso, bulboso, burbanzoso, burrascoso, burroso, butirroso, calamitoso, calcinoso, calcoloso, caliginoso, calloso, caloroso, calunnioso, canceroso, capriccioso, capzioso, caramelloso, carbonchioso, carnoso, cartilaginoso, catarroso, catramoso, cavernoso, cavilloso, celluloso, cencioso, cerimonioso, ceroso, cespuglioso, cestoso, chiassoso, chitinoso, cimicioso, cimoso, cisposo, clamoroso, coleroso, collinoso, colloso, colposo, comatoso, compendioso, complimentoso, concettoso, contagioso, contegnoso, contenzioso, copioso, coraggioso, corposo, corroso, coscienzioso, coso, costoso, cotennoso, cotonoso, cremoso, cretoso, cribroso, criminoso, crostoso, cruscoso, curioso, danaroso, dannoso, decoroso, delittuoso, delizioso, denaroso, desideroso, desioso, desossiriboso, difettoso, difficoltoso, dignitoso, dilettoso, disastroso, disdegnoso, disgustoso, dispendioso, dispettoso, doloroso, doloso, doso, doveroso, dovizioso, dubbioso, eczematoso, edematoso, endovenoso, enfisematoso, erboso, erisipelatoso, eritematoso, ernioso, eroso, esageroso, esoso, esploso, estroso, estuoso, facinoroso, facoltoso, faldoso, falloso, famoso, fangoso, fantasioso, farinoso, farraginoso, fascinoso, fastidioso, fastoso, faticoso, favoloso, favoso, fazioso, febbricoloso, febbroso, feccioso, fegatoso, feltroso, ferroso, ferruginoso, fervoroso, festoso, fibrinoso, fibroso, fiducioso, filaccioso, filamentoso, filoso, fioccoso, fionoso, fistoloso, flessuoso, focoso, foglioso, follicoloso, forforoso, formoso, fortunoso, forzoso, fosforoso, fragoroso, franoso, freddoloso, frettoloso, frinzelloso, frittelloso, frondoso, fruticoso, fruttuoso, fuligginoso, fumoso, fungoso, furioso, galestroso, garoso, gasoso, gassoso, gaudioso, gelatinoso, geloso, generoso, gessoso, ghiaioso, ghiandoloso, ghiribizzoso, gibboso, giocoso, gioioso, giubiloso, giudizioso, gleboso, globoso, globuloso, glorioso, glutinoso, goloso, gommoso, gottoso, grandinoso, grandioso, granelloso, granoso, granulomatoso, granuloso, grassoso, gravoso, grazioso, grintoso, grinzoso, grisoutoso, grommoso, grumoso, guazzoso, gustoso, idrosolforoso, ignominioso, immaginoso, imperioso, impetiginoso, impetuoso, impietoso, importuoso, incazzoso, incestuoso, increscioso, incuboso, indecoroso, industrioso, inesploso, infruttuoso, ingegnoso, ingeneroso, ingiurioso, inglorioso, inofficioso, inoperoso, insidioso, invidioso, iodoso, ipocloroso, ipofosforoso, iposolforoso, iroso, irreligioso, irriguardoso, irrispettoso, laborioso, lacertoso, lacrimoso, lacunoso, lagnoso, lagrimoso, lamentoso, languoroso, lanoso, lanuginoso, lapidoso, lardoso, latebroso, lattiginoso, lebbroso, legnoso, lendinoso, lentigginoso, leproso, lezioso, lianoso, libidinoso, libroso, licenzioso, lichenoso, limaccioso, limoso, lipomatoso, liquoroso, liscivioso, liscoso, litigioso, litioso, lotoso, lucroso, luminoso, lussuoso, lussurioso, luttuoso, macchinoso, macchioso, maestoso, mafioso, malauguroso, malinconioso, malioso, malizioso, malmostoso, manganoso, manieroso, maraviglioso, marginoso, marnoso, maroso, medicamentoso, melmoso, melodioso, membranoso, mendoso, meraviglioso, mercuroso, merdoso, metamorfoso, meticoloso, midolloso, mieloso, minaccioso, minuzioso, mioscleroso, miracoloso, misericordioso, misterioso, mixedematoso, moccicoso, moccioso, montagnoso, montuoso, morbilloso, morbinoso, morboso, morchioso, moroso, morvoso, mostoso, mostruoso, motoso, mucillaginoso, mucoso, muffoso, muscolomembranoso, muscoloso, muscoso, nebbioso, nebuloso, neghittoso, nemboso, nervoso, nevoso, nicheloso, nitroso, noderoso, nodoso, noduloso, noioso, noso, numeroso, numinoso, nuvoloso, obbrobrioso, oblioso, oblivioso, odioso, odoroso, officioso, oleaginoso, oleoso, oltraggioso, ombroso, omertoso, ominoso, ondoso, oneroso, ontoso, operoso, orgoglioso, orroroso, oso, ossequioso, ozioso, pacioso, palloso, pallottoloso, paludoso, pantanoso, papilloso, papposo, papuloso, paraboloso, parenchimatoso, parsimonioso, pastoso, patinoso, pauroso, pavimentoso, peccaminoso, pecioso, pecunioso, pellagroso, peloso, penoso, pensieroso, pensoso, peposo, pericoloso, periglioso, peritoso, permaloso, pernicioso, pescoso, pestoso, petroso, piagnoloso, piagnucoloso, piccoso, pidocchioso, pietoso, pietroso, piloso, piomboso, piovigginoso, piovoso, pirolegnoso, piumoso, podagroso, poderoso, poliposo, polposo, poltiglioso, polveroso, pomposo, ponderoso, popoloso, poroso, porroso, portentoso, portuoso, poso, precanceroso, precipitoso, premuroso, prestigioso, presuntuoso, pretensioso, pretenzioso, pretestuoso, prezioso, procelloso, prodigioso, prosperoso, proverbioso, pruinoso, pruriginoso, pulcioso, puligoso, puntiglioso, pustoloso, quarzoso, quereloso, rabbioso, racemoso, radioso, rameoso, ramoso, rantoloso, rapinoso, religioso, renoso, resinoso, retroso, rigoglioso, rigoroso, riguardoso, rincrescioso, ringhioso, riottoso, riposo, rischioso, rispettoso, risposo, rissoso, ritroso, rivoltoso, rizomatoso, roccioso, rognoso, ronchioso, roso, rovinoso, rugginoso, rugiadoso, rugoso, ruinoso, rumoroso, sabbioso, salmastroso, salnitroso, salsedinoso, sanguinoso, sanioso, sansoso, saponoso, saporoso, sarcomatoso, sarmentoso, sassoso, sbadiglioso, sballoso, scabbioso, scabroso, scaglioso, scandaloso, scarioso, scarlattinoso, scattoso, scherzoso, schiccoso, schifiltoso, schifoso, schiribilloso, schiumoso, schizzinoso, sciroccoso, sciropposo, scistoso, scivoloso, scleroso, scoglioso, scontroso, scrofoloso, scrupoloso, sdegnoso, sdruccioloso, sedizioso, segoso, selcioso, selenioso, selvoso, semimembranoso, semoloso, sensuoso, sentenzioso, sentimentoso, serioso, serpiginoso, setoloso, setoso, sfarzoso, sfizioso, sghiribizzoso, siccitoso, sieroso, silenzioso, sinuoso, smanceroso, smanioso, smorfioso, solforoso, sonnacchioso, sontuoso, soporoso, sospettoso, sospiroso, sostanzioso, spassoso, spaventoso, spazioso, specioso, speranzoso, spettacoloso, spigoloso, spinoso, spiritoso, spocchioso, sposo, spugnoso, spumoso, squamoso, stannoso, stepposo, sterposo, stertoroso, stiloso, stizzoso, stomacoso, stopposo, strapazzoso, strepitoso, stuccoso, studioso, stuporoso, succoso, suffruticoso, sugheroso, sugoso, supercilioso, superstizioso, sussiegoso, svantaggioso, tabaccoso, talentoso, talloso, tedioso, tempestoso, tendenzioso, tendinoso, tenebroso, terroso, ticcoso, tifoso, tiglioso, tignoso, timoroso, tomentoso, tonchioso, torboso, tormentoso, toroso, tortuoso, toso, tossicoloso, tracomatoso, travaglioso, triboloso, tubercoloso, tuberoso, tuboloso, tubuloso, tufoso, tumoroso, tumultuoso, turbinoso, ubbioso, ubertoso, ufficioso, uggioso, ulceroso, untoso, untuoso, urinoso, vaioloso, valoroso, vanaglorioso, vanitoso, vantaggioso, vaporoso, varicoso, veccioso, velenoso, venoso, ventoso, venturoso, verboso, vergognoso, verminoso, verrucoso, vertiginoso, vescicoso, vetroso, vezzoso, vigoroso, villoso, vinoso, virtuoso, vischioso, viscoso, vistoso, viticcioso, vittorioso, vituperoso, vizioso, voglioso, volenteroso, volonteroso, voluminoso, voluttuoso, voraginoso, vorticoso, xantomatoso, zaccheroso, zuccheroso


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Umberto Eco: 40 regole per scrivere correttamente in italiano



febbraio 20th, 2016 · Nessun commento

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Umberto Eco: 40 regole per scrivere correttamente in italiano

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.


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Umberto Eco, fenomenologia di Mike Bongiorno



febbraio 20th, 2016 · Nessun commento

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Fenomenologia di Mike Bongiorno, Umberto Eco, Diario Minimo, 1961

L’uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l’evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il frigorifero e un televisore da 21 pollici, e cioè gli si chiede di rimanere com’è aggiungendo agli oggetti che possiede un frigorifero e un televisore; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L’ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasticamente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di possederlo un giorno. La situazione nuova in cui si pone al riguardo la Tv è questa: la Tv non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l’everyman. La Tv presenta come ideale l’uomo assolutamente medio. (…)

Il caso più vistoso di riduzione del superman all’everyman lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. Idolatrato da milioni di persone, quest’uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l’unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti. Per capire questo straordinario potere di Mike Bongiorno occorrerà procedere a una analisi dei suoi comportamenti, ad una vera e propria «Fenomenologia di Mike Bongiorno», dove, si intende, con questo nome è indicato non l’uomo, ma il personaggio. Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all’ambiente.

Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all’apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all’oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.

In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l’uomo non predestinato rinunci a ogni tentativo. […]

L’ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L’uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio. Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore («Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!»). Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le impietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare: «Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così tra le mani?». (…)

Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d’Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic). Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È paterno e condiscendente con gli umili, deferente con le persone socialmente qualificate.
Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a rendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. […]

Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all’occasione, egli potrebbe essere più facondo di lui. Non accetta l’idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabucco e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fermamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. […]

Mike Bongiorno è privo di senso dell’umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l’interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si nasconda una verità, comunque non lo considera come veicolo autorizzato di opinione. Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non manca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa… «Mi dica un po’, si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos’è di preciso questo futurismo?»). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l’opinione dell’altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse. Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale: «Cosa vuol rappresentare quel quadro?» «Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?» «Com’è che viene in mente di occuparsi di filosofia?».

Porta i clichés alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze colorate e la coda di cavallo è «bruciata». Chiede alla prima se lei, che è una ragazza così per bene desidererebbe diventare come l’altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l’educanda. In questo vertiginoso gioco di gaffes non tenta neppure di usare perifrasi […].

Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l’artificio retorico è una sofisticazione. In fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provocazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l’uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta portando la gaffe a dignità di figura retorica, nell’ambito di una etichetta omologata dall’ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.

Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortato sull’esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.

Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.


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L’arte del pernacchio



gennaio 28th, 2016 · Nessun commento

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«Figlio mio, c’è pernacchio e pernacchio… Anzi, vi posso dire che il vero pernacchio non esiste più. Quello attuale, corrente… quello si chiama pernacchia. Sì, ma è una cosa volgare… brutta! Il pernacchio classico è un’arte. […] Il pernacchio può essere di due specie: di testa e di petto. Nel caso nostro, li dobbiamo fondere: deve essere di testa e di petto, cioè di cervello e passione. Insomma, ‘o pernacchio che facciamo a questo signore deve significare: tu sì ‘a schifezza ‘ra schifezza ‘ra schifezza ‘ra schifezza ‘e l’uommn. Mi spiego

Eduardo De Filippo in “Don Ersilio Miccio” da “L’oro di Napoli”

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È ufficiale: Fabio Fazio non sarà più giornalista. Quindi non farà più ‘interviste’?



gennaio 20th, 2016 · 9 commenti

fabio-fazioFabio Fazio, giornalista pubblicista, dopo la polemica per il suo spot Tim ha confermato che intende essere cancellato all’Ordine dei giornalisti. La notizia arriva dal Consiglio Regionale della Liguria dell’Ordine dei Giornalisti. Ecco la nota che spiega quanto accaduto:
«Il 26 novembre scorso, Fabio Fazio ha scritto al Consiglio Regionale della Liguria una lettera nella quale informava di accingersi a prestare il suo nome, la sua voce e la sua immagine per una campagna pubblicitaria istituzionale promossa da Telecom Italia sui vantaggi delle nuove tecnologie e delle nuove forme di telecomunicazione. Nella stessa lettera chiedeva al Consiglio di valutare se tale attivita’ fosse in contrasto con la sua attività di conduttore televisivo e non di giornalista professionista e di provvedere alla sua immediata cancellazione dall’elenco dei pubblicisti nel caso in cui la risposta fosse stata negativa».

«Il Presidente del Consiglio Regionale della Liguria – prosegue la nota – ha risposto con lettera in data 2 dicembre 2015 ringraziando Fazio per la sensibilità e serietà testimoniata dalla richiesta di chiarimento, indicando le norme deontologiche relative al caso di specie e precisando che il Consiglio dell’Ordine non è competente a rispondere al quesito. Fazio ha quindi inviato la stessa richiesta di chiarimento al Collegio Territoriale di Disciplina con lettera del 15 dicembre 2015. Poiché il Collegio Territoriale di Disciplina non è un organo consultivo, non ha potuto rispondere al quesito posto preventivamente, senza che fosse formalizzato un procedimento disciplinare. In ragione di quanto sopra Fabio Fazio ha confermato la propria volonta’ di essere cancellato dall’elenco dei pubblicisti inviando una nuova formale richiesta al Consiglio Regionale della Liguria».

Dunque Fabio Fazio a “Che tempo che fa” non si produrrà più in interviste, che sono tipiche del lavoro giornalistico? Non cerco il pelo nell’uovo, il cavillo, sto solo chiedendo.


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Perché a Fabio Fazio viene concesso di essere giornalista pubblicista e testimonial Tim?



gennaio 17th, 2016 · 1 commento

fabio-fazio

Io non ho nulla contro Fabio Fazio. Però qualche regola ce la dobbiamo dare. Anzi, dobbiamo farla rispettare, visto che la regola c’è ed è molto molto chiara.

Antefatto: Fabio Fazio, conduttore di “Che tempo che fa” su Rai 3 e pezzo grosso dell’intelligencija italiana è giornalista pubblicista dal 1993.
Fabio Fazio fa interviste e non di secondo piano, ma intervista leader politici, intellettuali, imprenditori, uomini e donne del mondo dello spettacolo.

Fabio Fazio, giornalista pubblicista, di recente è stato arruolato quale testimonial della Tim, Telecom Italia Mobile.

Nella Carta dei doveri del giornalista, elemento deontologico che al di là del fatto che vi piaccia o non vi piaccia l’Ordine dei Giornalisti è un caposaldo dell’etica per chi fa questo mestiere, c’è scritto, alla voce “incompatibilità”:

«Il giornalista non assume incarichi e responsabilità in contrasto con l’esercizio autonomo della professione, né può prestare il nome, la voce, l’immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell’autonomia professionale. Sono consentite invece, a titolo gratuito, analoghe prestazioni per iniziative pubblicitarie volte a fini sociali, umanitari, culturali, religiosi, artistici, sindacali o comunque prive di carattere speculativo».

Dunque il giornalista pubblicista Fabio Fazio non poteva prestare la sua faccia per fare da testimonial a Tim.
Ma è molto chiaro il perché: parliamo di una azienda integrata di telecomunicazioni, un colosso italiano quotato in Borsa e con importanti competitor nel Paese. Io mi fido di Fabio Fazio, ma è giusto che un testimonial pubblicitario, un domani, possa intervistare che so, un presidente del Consiglio, un competitor nel campo Tlc, su qualsiasi tema che riguardi la comunicazione, le reti, il web, senza essere in conflitto d’interesse?

Dico io, Fazio non è un povero sprovveduto. Certe cose le sa o gliele vengono a dire.
E allora se questo ‘status’ di giornalista gli è così pesante da non poterne rispettare i minimi requisiti, perché semplicemente non si disiscrive dall’Ordine? Perché non smette di essere giornalista?

Ah: siccome ci sono almeno altri 5-6 grossi casi di giornalisti che prestano faccia e voce a sitauzioni pubblicitarie, io penso sia il momento di intervenire.

Aggiornamento: TvBlog riferisce che Fabio Fazio ha informato l’OdG Liguria

«Il 26 novembre scorso, prima di iniziare le riprese della campagna pubblicitaria, ho inviato una formale comunicazione all’Ordine dei Giornalisti, Consiglio Regionale della Liguria, con la quale ho informato l’Ordine del fatto di accingermi a prestare il mio nome, la mia voce e la mia immagine per una campagna pubblicitaria istituzionale promossa da Telecom Italia sui vantaggi delle nuove tecnologie e delle nuove forme di telecomunicazione.
Ho chiesto all’Ordine di valutare se tale iniziativa sia compatibile con la mia iscrizione nell’Elenco dei pubblicisti e di provvedere alla mia cancellazione con decorrenza dalla data della stessa lettera nel caso in cui fosse ritenuta l’incompatibilità.
Il Presidente del Consiglio dell’Ordine mi ha immediatamente risposto, da un lato ringraziandomi per la sensibilità dimostrata informando l’Ordine anticipatamente, dall’altro affermando di ritenere competente a decidere il Consiglio di Disciplina.
Sono in attesa di ricevere la risposta da parte del Consiglio di Disciplina
»

Non faceva meglio a cancellarsi direttamente?
Tra l’altro quello che attraverso TvBlog dice Fazio è molto strano. Il consiglio di disciplina non può procedere alla cancellazione, semmai può irrogare una sanzione disciplinare ma nient’altro. A cancellarsi deve pensarci il buon Fazio.


→ 1 commentoTags: giornalismi

La fabbrica di Adriano Olivetti



gennaio 16th, 2016 · 1 commento

olivetti«La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica, giusto? Occorre superare le divisioni fra capitale e lavoro, industria e agricoltura, produzione e cultura. A volte, quando lavoro fino a tardi vedo le luci degli operai che fanno il doppio turno, degli impiegati, degli ingegneri, e mi viene voglia di andare a porgere un saluto pieno di riconoscenza».

«Abbiamo portato in tutti i paesi della comunità le nostre armi segrete. I libri, i corsi culturali, l’assistenza tecnica nel campo della agricoltura. In fabbrica si tengono continuamente concerti, mostre, dibattiti. La biblioteca ha decine di migliaia di volumi e riviste di tutto il mondo. Alla Olivetti lavorano intellettuali, scrittori, artisti, alcuni con ruoli di vertice. La cultura qui ha molto valore».

Adriano Olivetti (di cui cercherò di capire e scrivere spesso).


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Concorso ufficio stampa Inps: ecco i finalisti



gennaio 13th, 2016 · 1 commento

inpsRicordate il concorso per ufficio stampa all’Inps, quello che si fa con carta e penna? Ecco i 5 ‘finalisti’. Manco X-Factor…

Incarico dirigenziale di livello non generale – interpello per posto funzione “Ufficio Stampa”. Convocazione candidati ammessi al colloquio.

A conclusione della valutazione delle prove scritte sostenute il giorno 18 dicembre 2015 per la copertura di un posto funzione dirigenziale di livello non generale di Responsabile – ai sensi dell’art 19, comma 6, D. lgs. 165/2001 – dell’Ufficio Stampa dell’Istituto, di cui all’interpello pubblicato con messaggio n.7263 del 2 dicembre 2015, si comunica che i candidati ammessi a sostenere il colloquio con la Commissione esaminatrice sono i seguenti:

BUONOCORE DIEGO
CAMARDA MARIA TERESA
D’AVELLO FRANCESCA
GELARDINI MARCELLO
RICCIONI VITTORIO

Il colloquio sarà volto ad accertare, oltre alle attitudini precipue della funzione giornalistica, la conoscenza, tra l’altro, del ruolo storicamente svolto dall’Inps, la capacità di redazione di comunicati e di coordinamento e gestione dei flussi delle informazioni riferite all’Istituto da e verso l’esterno nonché ad approfondire e valorizzare il curriculum professionale del candidato.


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