L’ho scritto lo ripeto: in via Baku o in viale della Resistenza tutte queste famigliole contente che passeggiano non le vedo. Dunque dire che il “coprifuoco” a Scampia non c’è, non esiste, non c’è mai stato, non mi piace, non è giusto.
Già, perché qualcuno obietta: non è vero che il clan impone il coprifuoco. Vi invito però a vivere una certa realtà. Andate stasera, a mezzanotte, a Scampia. Se non è il clan che lo impone è l’istinto di sopravvivenza. Dice: ma è in tutte le periferie così. Davvero? In tutte le periferie c’è un disegno organizzato teso a controllare perfino il traffico veicolare ad uso e consumo della più grande piazza di spaccio d’Europa? Molti di voi non sono di Napoli, hanno visto il film Gomorra. Ebbene, stupite: quel controllo così stringente è realtà.
Perché, dunque, tanti ditini alzati su #OccupyScampia? Perché è comodo. A Casal di Principe certa gente dice che il paese è “tranquillo”. Lo dicevano anche a Ottaviano con Raffaele Cutolo. Mi dispiace dirlo ma anche un certo associazionismo si muove secondo logiche vecchie: ho letto di “piattaforme” e “documento” da stilare. E invece il web va velocissimo. Non dico che bisogna star dietro ad un hashtag ma quanto meno non ridursi a tempi da pentapartito. Organizzare la speranza significa che ci mettiamo tutti lì, annullando le nostre individualità e individuiamo uno strumento nuovo, “un’arma” nuova.
Fermo restando che occorre occupare fisicamente i luoghi, e ricondursi sempre all’attività di chi si fa il mazzo sul territorio, io penso anche ad altro.
A una sorta di reportage permanente, stile Terra dei fuochi. Uno strumento agile in mano a chi vive e opera quotidianamente a Scampia; un ossevrvatorio che partendo ad un hashtag sia una specie di campanello d’allarme pronto li a martellare sulle istituzioni. Foto, filmati, testimonianze, notizie: tutto su hashtag #occupyscampia per martellare le istituzioni; a SCampia si fa molto lavoro sul territorio ma si è distanti dal rapporto col palazzo, serve un filo per collegare i due aspetti. Ecco, in quel filo ci mettiamo l’elettricità e diamo la scossa.
#OccupyScampia dunque. Che non sia un modo per lavarsi la coscienza, ma per risvegliarla
The world come chargin up the hill,
and we were women and men
Bruce Springsteen, “Blood brothers“
«We got our own roads to ride and chances we gotta take» Rischi da prendere, strade da percorrere . Canta Springsteen quando parla di fratelli di sangue. Lo sono coloro che condividono sogni, esperienze, battaglie. Lo sono, penso, quelli che vivono in un certo modo la loro città. Napoli negli ultimi anni è diventato un non-luogo. Niente sociologie ma è un buco difficile da riempire, perfino con le discussioni. C’è una difficoltà sempre più evidente nel tracciare nuovi percorsi, far funzionare realtà storiche e farne partire nuove.
Vengo da una adolescenza negli anni Novanta, sono stati gli anni dei centri sociali, di Officina 99, Ska, Damm, del Gridas di tanti tanti altri. E ora?
#OCCUPYSCAMPIA
La storia di #OccupyScampia potete leggerla qui : Scampia non è fra i primi pensieri dell’Amministrazione comunale di Napoli, diciamolo con chiarezza. La lotta ai clan non può passare soltanto per l’affermazione del concetto di “bene comune” o per il repulisti (o meglio, il tentativo) di certe pratiche clientelari della politica di Palazzo. Penso francamente che quest’Amministrazione su certe cose dia troppo per scontato. A Scampìa ci sono stato la scorsa settimana ed è la solita Scampìa, lo dico per chi magari non c’è mai stato e fatica a immaginarsela se non quando c’è una faida.
Quotidianità dolente e grigia, quando spunta un filo d’erba è sempre strappato al degrado e al cemento: per il resto è la solita Scampia da evitare, da andarci solo di passaggio, da “quelle lì le vedi? Sono le Vele…” e “qui ci hanno girato Gomorra”. Tour infernale per un quartiere che non ha mai smesso di esserlo e di portarsi dietro quel fardello di retorica mista al meccanismo mediatico della ricerca continua del raggio di sole e della speranza. Un prete che resiste, un cantante che grida la rabbia, un capopopolo che guida alla protesta i suoi, magari per una casa degna di questo nome. Poi si spengono i riflettori ed è finita lì.
«Organizzare la speranza» è quanto disse Giovanni Paolo II, uno che di folle se ne intendeva, nel 1990, quando da Scampia partì per la sua visita napoletana. Altro che speranza: a Scampia manco la piazza telematica, uno spazio enorme dove ci sarebbero dovuti essere computer e rete internet, sono stati capaci di realizzare. Ora ci sono gli operai del Comune.
Ora nasce l’idea di occupare fisicamente luoghi del quartiere. Io aderisco con convinzione, purché il tutto sia concordato con chi, da anni, opera sul territorio: il giro zoologico fra i casermoni di cemento che dura 6 ore, il tempo di foto e interviste non serve, anzi, è dannoso. Iniziare a concepire una realtà agile, multicomprensiva ed elastica, capace di azioni veloci e incisive anche mediaticamente: tenere in mano e non subìre l’interrutore del riflettore mediatico. #OccupyScampia dunque. Che non sia un modo per lavarsi la coscienza, ma per risvegliarla
#OCCUPYFORUM
La Balena si muove negli oceani, è pacifica (vallo a dire ad Hacab!) ma, attaccata, reagisce. È enorme, è una metafora dai tempi di Jona e di Pinocchio, il mito di Zaratan. Insomma, è tante cose. Di recente è anche un collettivo di artisti e lavoratori dello spettacolo intenzionati a veder chiaro su tante cose che stanno accadendo in città. Ad esempio, sul Forum Universale delle Culture 2013: questo strano animale mitologico prima dipinto come panacea di tutti i mali, oggi come origine di ogni patologia. Prima era quanto di meglio ci sarebbe potuto capitare, oggi è quasi un marchio d’infamia. Motivo? Nessuno è stato capace di gestire questo grande evento internazionale come una opportunità e non come una vetrina politica. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: da evento a fiera paesana.
Il Forum 2013 si farà o meno non si sa. Ma di certo c’è che porta in dote però una cosa: la sede della sua Fondazione, l’ex asilo Filangieri. Una struttura bellissima, rinnovata e nel cuore del centro antico, a due passi da San Gregorio Armeno, nei Decumani.
Ecco, oggi quella sede, strapagata e carica di delusioni è un cimitero di idee. Occuparla fisicamente significherebbe dare sfogo alle legittime aspettative di una città e di quella grande, strana categoria del mondo dello spettacolo e della cultura. Dico strana perché, come accade nel giornalismo, avvelenata dall’idea dell’essere “più furbo” degli altri: l’occasione buona, il progettino nel cassetto, l’amicizia influente. Anni di finto mecenatismo politico comunale e regionale hanno ucciso la cultura a Napoli. Spiace ammetterlo ma l’andazzo continua anche oggi. Occupare l’Asilo Filangieri com’è accaduto col Valle a Roma? Alla povertà delle idee si ribatte col coraggio dell’azione che si fa idea e progetto concreto.
In calce pubblico la bozza di riforma dell’Ordine dei giornalisti. O meglio, il cosiddetto “progetto di ricongiungimento”. Dalla bozza che l’OdG ha approvato ieri e che sarà presentata al ministro della Giustizia Severino, emergono dati importanti che è bene sottolineare in maniera schematica per renderli più chiari.
1. I pubblicisti continueranno a lavorare; l’obbligo di esame di Stato è solo per loro;
2. Sull’assicurazione obbligatoria OdG ha chiesto al ministero una deroga per i giornalisti. Mi sembra una cosa importante: far gravare su cronisti precari che arrivano a prendere la bellezza di 3,4 euro a pezzo, una assicurazione obbligatoria è assurdo. A me pare un regalo alla lobby delle compagnie;
3. Il progetto di “ricongiungimento” se venisse così accettato dovrebbe entrare in vigore a fine anno. Dunque a fine 2012 gli attuali giornalisti pubblicisti dovrebbero andare al loro ordine regionale a chiedere il riconoscimento del praticantato in questo nuovo modo.
Le mie considerazioni personali sono che per i pubblicisti è indubbiamente una svolta: è un albo che si era svuotato di significato e di utilità. Sui professionisti occorrerà decidere paletti rigidi. O si rischia una fiumana di professionisti, un tesserificio degli inutili, un ingrossamento delle fila del giornalismo professionale con improbabili personaggi.
A dirla tutta, io mi aspetterei anche un irrigidimento dell’elenco pubblicisti con un maggior controllo sulle scuole di giornalismo e sulla qualità degli insegamenti che in molti casi non mi sembrano particolarmente all’altezza. Staremo a vedere
I criteri del passaggio pubblicisti-professionisti sono nel documento in calce. LINEE GUIDA DI RIFORMA DELL’ORDINAMENTO GIORNALISTICO
Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti evidenzia la peculiarità del ruolo del giornalista da intendersi come strumento di democrazia fondato sull’art. 21 della Costituzione e finalizzato a garantire il diritto all’informazione dei cittadini, indispensabile per compiere scelte libere e consapevoli.
Accesso alla professione e tirocinio
Accesso alla professione giornalistica è libero. Ferme restando l’unicità dell’Albo la permanenza dei due Elenchi e i diritti acquisiti dagli iscritti all’entrata in vigore riforma, l’accesso alla professione di giornalista dovrà avvenire attraverso l’esame di Stato. Per sostenere l’esame di Stato gli aspiranti giornalisti dovranno possedere una laurea ed aver svolto un tirocinio di 18 mesi. Le forme di tirocinio saranno individuate in un regolamento e potranno essere:
- praticantato aziendale
- frequenza master dell’Ordine
- frequenza di corsi universitari post laurea in giornalismo
- sistematica collaborazione equamente retribuita in testate giornalistiche
A far data dall’entrata in vigore della riforma, chi avrà superato l’esame, sceglierà se iscriversi nell’Elenco professionisti o in quello di Pubblicisti, non possedendo il requisito di esclusività professionale. Chi ha già superato l’esame di Stato per l’iscrizione a un diverso Albo professionale e ha svolto tirocinio giornalistico, può accedere direttamente all’Elenco pubblicisti.
Formazione permanente
La formazione permanente è compito essenziale dell’Ordine. Il principio, da introdursi nella regolamentazione riformatrice, persegue l’obiettivo di stabilire un obbligo di aggiornamento, contravvenendo il quale si determina un illecito disciplinare. La formazione permanente dovrà essere coordinata dal Consiglio nazionale mediante appositi regolamenti, sarà obbligatoria- stante l’unicità dell’Albo – per tutti gli iscritti, e avverrà tramite l’attribuzione di crediti.
Assicurazione
L’assicurazione obbligatoria per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale non è conforme alla specificità della professione giornalistica.
Consiglio disciplinare
L’attività disciplinare, essenziale per il rispetto della deontologia e il diritto dei cittadini ad una informazione corretta e completa, garantisce la terzietà attraverso la separazione dei consigli dell’Ordine dei consigli disciplinari ed svolta come segue:
a) Il consiglio disciplinare regionale è composto da otto membri. Viene eletto dai Consigli regionali tra gli iscritti all’Albo con almeno 15 anni di iscrizione che non abbiano subito sanzioni disciplinari definitive. I membri non sono eleggibili per più di due mandati consecutivi e sono incompatibili con ogni altra carica negli organismi di categoria, pubblici e privati. Il consigliere istruttore del procedimento non partecipa al voto.
b) Il consiglio disciplinare nazionale, che svolge funzioni di seconda istanza è composto da quattordici membri effettivi eletti dal Consiglio nazionale dell’Ordine tra gli iscritti all’albo, con almeno 15 anni di iscrizione e che abbiano ricoperto la carica di consigliere regionale o di consigliere nazionale dell’Odg ovvero di componente di consiglio di disciplina Il consigliere istruttore del procedimento non partecipa al voto. I membri non sono eleggibili per più di due mandati consecutivi e sono incompatibili con ogni altra carica negli organismi di categoria, pubblici e privati. La durata del mandato è pari a quattro anni, salvo il primo che avrà durata biennale.
La distinzione tra funzioni di amministrazione e di disciplina esige una congrua riduzione del numero dei componenti del Consiglio nazionale.
Norme transitorie per l’accesso all’esame di Stato
L’iter transitorio di accesso all’esame di Stato dovrà esaurirsi nell’arco massimo di un quadriennio e sarà regolato da precise norme, fermo restando che i pubblicisti, non intenzionati ad avvalersi di tale normativa, restano iscritti all’elenco di appartenenza. La norma è tesa a garantire i diritti acquisiti. Non interferisce con i canali di accesso tradizionali: praticantato aziendale, riconoscimento d’ufficio, scuole di giornalismo, tutoraggio per i free-lance
Requisiti
-Iscrizione all’elenco Pubblicisti
-Esercizio esclusivo dell’attività giornalistica in forma di sistematica collaborazione retribuita per almeno 36 mesi nell’ultimo quinquennio
-Certificazione del rapporto contrattuale e comunque continuativo nel periodo equivalente, compresa la documentazione fiscale (Cud o dichiarazione dei redditi)
- Attestazione della regolarità contributiva previdenziale per i compensi percepiti per il periodo equivalente.
Presentazione di almeno 150 articoli firmati o siglati per anno, relativi all’ultimo triennio. Egualmente va definito nel dettaglio la presentazione del proprio materiale nelle testate radiotelevisioni (congruo numero di Dvd con il timbro del direttore responsabile, l’indicazione del canale e dell’orario). Per chi fa lavoro di desk testimonianza del caposervizio o di due redattori art. 1. Per chi lavora negli uffici stampa attestazione della responsabilità diretta di un congruo numero di comunicati stampa e cartelle stampa, articoli in house-organ e pubblicazioni attinenti, e della responsabilità organizzativa di conferenze stampa da parte del giornalista responsabile.
Accesso all’esame di Stato
La verifica dei requisiti, effettuata dagli Ordini regionali secondo le linee guida approvata dal Cnog, consente l’iscrizione ai corsi di formazione.
Il tirocinio pratico previsto dalle norme sul praticantato viene considerato assorbito dallo svolgimento dell’attività giornalistica secondo quanto indicato dal titolo “requisiti”.
Il tirocinio teorico, finalizzato all’acquisizione dei fondamenti culturali, giuridici e deontologici della professione giornalistica, si realizza in un corso di formazione impartite – a cura e sotto il controllo del Cnog in strutture riconosciute – anche per via telematica.
Il superamento della prova finale del corso di formazione costituisce titolo, con decorrenza retroattiva di 18 mesi, all’iscrizione al Registro dei Praticanti e consente l’accesso all’esame di Stato.
Il Consiglio regionale della Campania non ha più un ufficio stampa da qualche tempo. E ora cerca una persona attraverso un bando pubblico, come prescrive la legge.
Il problema è che il bando, a mio modo di vedere è quanto meno singolare.
La figura professionale richiesta è «incarico di responsabile delle attività di comunicazione e di informazione istituzionale del Consiglio Regionale della Campania». Nel profilo tracciato c’è scritto che l’aspirante dovrà: «svolgere le attività relative alla comunicazione esterna, diffusione e pubblicizzazione della mission, delle attività, dei servizi e risultati dell’ente, mettendone in risalto i vantaggi e gli effetti per il territorio e la popolazione regionale».
I social network non sono nemmeno citati esplicitamente, forse giusto al punto finale come «forme innovative…»
a) raccolta di informazioni relative all’amministrazione e di interesse per la cittadinanza; monitoraggio dei comunicati pubblicati, dei temi ed articoli di interesse per il Consiglio regionale, anche rassegne stampa periodiche;
b) valutazione delle notizie raccolte e predisposizione di articoli riguardanti quelle più significative;
c) predisposizione e diffusione di comunicati stampa e articoli riguardanti sia l’attività dell’amministrazione e del suo vertice istituzionale, sia quella di informazione, promozione e lancio dei servizi;
d) servizio di supporto alle aree comunali per i rapporti con i media, organizzazione di conferenze stampa e realizzazione di cartelle stampa in occasione di eventi e manifestazioni di interesse regionale, come inaugurazioni, convegni, commemorazioni, tavole rotonde;
e) ideazione, in collaborazione con i servizi regionali, di dépliants, brochure, manifesti e locandine, ecc
f) collaborazione per il restyling del sito web del Consiglio Regionale della Campania;
g) individuazione ed adozione, sulla base delle indicazioni dell’Amministrazione, di forme innovative di comunicazione che ne aumentino l’efficacia e la trasparenza.
Stupisce poi il pochissimo tempo a disposizione per presentare domande: il bando scade il 23 gennaio ed è stato pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione solo il 9 gennaio. Quattordici giorni.
Chi valuterà? Ci sarà una commissione. Composta da chi, non si sa.
Ecco, servirebbe più trasparenza.
Qui il comunicato che abbiamo fatto come Coordinamento giornalisti precari della Campania
(non era mai accaduto: stare così tanto tempo senza scrivere qui. Ma scrivere qui non è come farlo su Twitter, su Facebook. Da qui è iniziato tutto).
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Buon anno nuovo.
Che ci siano i Maya o sia un bisesto funesto non ci preoccupa più di tanto. Dovrebbe andar peggio? Dirlo è un vantaggio per chi vuole che non accada nulla. Già, perché ci solleva dall'idea che occorra energia – tanta – per poter cambiare qualcosa. Aspettando il versamento della sesta coppa e l'Armageddon qualcosa dobbiamo pur fare.
È stato un anno strano, il 2011 (e quando mai). I miei primi 365 giorni da ultratrentenne precario, ma di questo ne scrivo poi meglio. Ho girato, ascoltato molto. Impari ad ascoltare con l'età.
L'urlo strozzato in gola di chi vorrebbe e ne ha possibilità, ma non può. Non ce la fa. Tutti inchiodati qui come laboriosi criceti. Dice Raffaella: «Ammetteremo di essere messi male solo quando ci toglieranno la connessione adsl e non potremo più lamentarci via Facebook?».
«Nulla è sicuro, ma scrivi». diceva Fortini. Scrivere è fatica sempre meno considerata, sempre più malpagata. Molti giornalisti dicono una cosa che condivido: ormai a portare notizie si diventa quasi fastidiosi.
Meglio i giornali, tv, radio e web piene di nulla. Del resto: media tranquilli, popoli muti.
Per raccontare i giorni nostri, quel nostro tempo che è adesso, dobbiamo riappropriarci anche dello spazio fisico. Quando avevo 16 anni erano i centri sociali, c'era "fame" di luoghi. Ora il luogo è Rete. Però ogni tanto quella rete va stesa, per capirne la lunghezza, capire dove si dirige e quant'è grande.
Noi, due anni fa, fondavamo il Coordinamento dei Giornalisti precari della Campania. Non esisteva nulla del genere. Abbiamo fatto tanta strada. Long and winding road. Vite, stili e idee diverse a sintetizzare un unico obiettivo: accendere riflettori su questo mestiere. Ci siamo riusciti, in parte. La Carta di Firenze, il bene confiscato alla camorra.
Ma tanto c'è da fare, ancora.
Stamattina sono sceso. Presto: vicino casa mia stanno facendo lavori, probabilmente abusivi. E i muratori, senza nessuna protezione, iniziano a martellare e scavare dalle 7, manco stessero cercando il petrolio.
Il camioncino della raccolta rifiuti è passato: non ha preso tutti i sacchetti, ne ha lasciati un paio. O forse sono i miei vicini che li hanno depositati stamattina, fuori dall'orario consentito. Ho riportato dentro i giornali: il bidoncino della raccolta differenziata l'hanno tolto dalla strada, occupava il posto che era "destinato" allo scooter. Di un tizio nullatenente che ho beccato un paio di volte al centro per l'impiego. Lui, però, motorizzato e ingioiellato come una Madonna in processione; io invece avrei il biglietto Unico Campania. Ma ti pare che spendo 1 euro e 20 per attraversare via Marina in 1 ora e 20?
Andando verso la Ferrovia compro due pacchetti di Marlboro a Forcella, da quella bancarella davanti alla scuola "Annalisa Durante". La sai la ragazza povera piccerella che ammazzarono in mezzo ad una sparatoria? Ci sta 'o niro coi dvd: il film di Siani costa 3 euro. Pezzotto però si vede come al cinema.
Dove le metto tutte queste cose che compro, stamattina? Un borsello Louis Vuitton a 10 euro dal marocchino di corso Umberto. Anzi, gliene do' 7: quest'imitazione fa proprio schifo.
Attraversando la Ferrovia sto bene attento a non farmi fare il portafogli: 10 euro figlie uniche di madre vedova. Però mi viene proprio la voglia di andare da quello della gioco delle tre campanelle e puntare sulla campanella di sinistra, io lo so come imbroglia il bastardo. O da quello che al posto dell'iPad ci mette la mattonella e dire: «Guarda che nun so' strunz, io. Io lo so che al posto dell'iPad ci metti la mattonella». Oppure meglio, spenderli con una puttana ucrainadi 17 anni che sta davanti a me e dietro ai vigili urbani. E batte qui, alla luce del giorno. Scopabile ma impenetrabile. Con lei ci vuole più di dieci euro, però. Sono in tre e sono bellissime, sedute come se stessero aspettando l'autobus: «Bèèèllloooo che fai»? Ah, chist' è nu trans.
Cammino. Il bus 183 lo prendo senza pagare: è scaduto il biglietto. A Scampìa il fumo puzzone costa 10 euro a stecca, eroina e cocaina dice che sono arrivati anche a 12 euro. È tutto tranquillo, tutto alla luce del giorno, un supermarket svizzero. A me non me ne fotte proprio, io faccio il secondino al carcere di Secondigliano.
E che c'è da raccontare.
Torno a casa. Il corteo dei disoccupati blocca la strada: e vuoi prendertela giusto con loro? Me la faccio a piedi, non ho nemmeno pranzato, vado da 'o zuzzuso e 6 euro primo piatto, pane e lo scontrino è un foglio di bloc notes: Statte buono guaglio'.
Faccio presto: tra poco c'è la partita, la vedo al circolo abbascio' 'o vico. E tornando ci sta Pascalino pescevolante che vuole piazzarmi un orologio. «Tien qualcuno che se lo vuole accattare? Trecient euro, me lo sono fatto io e Marittiello stanotte a via Petrarca dal braccio 'e nu femmenone».
Il Comune di Napoli sta investendo molto in comunicazione, a quanto vedo.
Pubblicità cartacee, per lo più quelle di Asìa, l'azienda dei rifiuti. Motivo: non si fa la raccolta differenziata, cattive abitudini dei napoletani eccetera.
Parliamone. Ecco la prima campagna comunale:
Premesso che gli butta male: il sogno di Napoli oggi, semmai, è vincere la Champions League. Ma poi: non è davvero da anni Ottanta far leva sul giochino calcistico per invitare alla differenziata? La gente interessata vuole informazioni chiarissime e immediate. Soprattutto quelle essenziali: dal testo che c'è qui questo poteva essere un buon volantino, ma non certo una campagna da affissione.
Quest'altra poi, è destinata a suscitare polemiche: associare le Quattro giornate di lotta contro il nazifascismo alla spazzatura è pericoloso, in giorni di "ritorno" del conflitto ideologico (a Napoli ci sono manifestazioni anti e filo fasciste in questa settimana). Per suonare la grancassa della monnezza, ripeto, ci vogliono slogan nuovi, non frasi ammiccanti che sembrano pronunciate da uno venuto per la prima volta in città.
Ottima invece, secondo me, la pubblicità di Arin, l'acquedotto partenopeo, bello l'utilizzo per un bene comune di Wikipedia, il "bene comune" e collettivo del web.
Ciò, cari lettori, è nulla, però in confronto al capolavoro di Salerno.
Ieri il sindaco Vincenzo De Luca ha presentato il simbolo della città campana, eccolo:
Questo capolavoro creato dal designer Vignelli, parte d'una campagna costata circa 200mila euro , secondo il sindaco salernitano: «proietterà ulteriormente Salerno in una dimensione sempre più internazionale».
Leggendo questo post, pubblicato su un sito di annunci, la cui attendibilità è in corso di verifica (nel senso che una prima verifica è stata fatta e c'è la conferma, serve una controversifica) viene da chiedere se per certe formazioni politiche come Idv il precariato è una iattura o una opportunità. E infatti, lo stiamo chiedendo via web, facebook, twitter.
Non basta manifestare da indignati. Comunque sia spero di cuore che Idv chiarisca ufficialmente la sua posizione.
AGGIORNAMENTO (18.30) dopo una telefonata.
lo stage non è retribuito, prendono 10 persone perché le fanno lavorare a rotazione uno o due giorni a settimana full time, il percorso (lo ha chiamato così) sarebbe di due anni a step di 6 mesi ciascuno. alla fine dovrebbero rilasciare un attestato.
AGGIORNAMENTO ORE 22.20
Il Corriere.it fa un pezzo sulla vicenda. Il capo ufficio stampa nazionale del partito Fabiola Paterniti dice: «Non abbiamo mai avuto nel nostro ufficio stagisti, né li cerchiamo». E poi annunciano querele e denunce contro chi ha usato il nome di Idv per quest'inserzione. Buono, ottimo. Ma una domanda mi tormenta: perché non hanno risposto alla fiumana di messaggi su Facebook , mail e Twitter? Un partito di indignati perenni che si dice vicino alla gente e operativo sui social, perché li utilizza a senso unico?
La nuova campagna del Comune di Napoli sugli eventi in città in autunno. E una drammatica, involontaria ironia rispetto al contesto.
Oddio, involontaria: io nella città dell'emergenza rifiuti eviterei proprio parole tipo fiuto; questa è una ingenuità comunicativa, secondo me.
- Gennà!
- Eh? Prego? - Scusate.. don Gennaro
- Mò sì. Dite. - Niente, anzitutto auguri. Volevo dirvi che anche quest'anno il sindaco ha baciato la teca col sangue nel Duomo.
- E figurati! Rosetta Iervolino è più cattolica di San Pancrazio. - Don Gennà, vedete che a Napoli è cambiato, il sindaco.
- Ma veramente? È tornato don Antonio Bassolino? Bravo! Chillo è cumpariello. Oddio, io tutte quelle sue preghiere per far venire una colite perpetua a Bersani non gliele ho esaudite, però era rispettoso. - Noo! Ora è un altro. Si chiama Luigi de Magistris!
- Che curiosità! Come quel giudice… - È isso, è isso, Genna'!
- Davvero? E ha baciato la teca col mio sangue? Io lo facevo ateo e materialista. Però ora capisco tutto. - Cioè?
- Ora capisco tutti quegli inciuci che mi sono arrivati… - Davvero? E che dicevano?
- Rimanga tra noi: ma San Luigi me l'aveva avvisato: Genna' ci sta uno che vo' piglia' 'o posto tuojo. - E voi che avete risposto, don Gennaro?
- Facesse pure. Però i debiti del Comune so' cazzi suoi. Miracoli così li fa solo il Principale.