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Bbc sperimenta.
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Il memoriale dei giornalisti ammazzati
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Una rubrica sul "Global Times", versione inglese del "Quotidiano del Popolo". Firmata da un misterioso "Borat" di casa nostra: razzismo, sesso, linguaggio porno e i peggiori stereotipi. Molte proteste, ma anche un successo incredibile. Poi la chiusura
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Se proprio ci tieni, monitora il tuo traffico su Facebook
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Secondo Chris Dixon, un noto esperto di start-up, l’ idea che l’ azienda di Mountain View tragga profitti direttamente dai giornali è solo cattiva informazione – In realtà internet ha mostrato l’ informazione giornalistica per quello che è: un pessimo affare e Google ha contribuito a questo risultato in molti modi, per esempio aiutando gli utenti a trovare delle fonti sostitutive di notizie – E anche Google non ci fa sopra i soldi
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Questo qui dice che facciamo un poco schifo
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Ironia sull'uso dell'inglese e dell'italiano
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di Antonio Massari, da Il Fatto Quotidiano, 12 marzo 2010
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Il ruolo dei siti di news
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La classifica Nielsen sui siti più cliccati graficizzata da Bbc
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Il cronista di Io donna si è sottoposto a un test per capire quando internet provoca un’overdose. D’ansia
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"Due parole su Facebook"…e poi tutto in inglese
links for 2010-03-12
marzo 13th, 2010 · Nessun commento
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links for 2010-03-10
marzo 11th, 2010 · Nessun commento
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Variety licenzia
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un termine tedesco che significa "piacere provato dalla sfortuna dell'altro".
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Ieri sono stato tutto preso a coniare una parola che sostituisse al meglio il termine tedesco Fremdschämen…
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un distrurbatore professionista, che non si perde un dibattito, una manifestazione o una conferenza stampa, e che si introduce sempre con l'intento di interrompere e di rivelare qualche "scoop", quasi sempre sul tema delle scorie nucleari
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Tu sei, la scimmia che noi aspettavamo
marzo 10th, 2010 · Nessun commento
Via Ansa: NEW YORK – The Machine. Ecco il giornalista robot, al momento cronista di baseball, sogno di tanti editori, direttori e redattori capo: niente stipendio, niente orari e, soprattutto, mai lamentele. Il sogno è diventato realtà ad Evanston, nei pressi di Chicago, dove Infolab, il laboratorio di intelligenza artificiale della Northwestern University, ha messo a punto un programma, Stats Monkey, in grado di scrivere articoli sportivi sul baseball firmandosi The Machine.
Stats Monkey è stato creato da due professori specialisti dell’intelligenza artificiale, Larry Birnbaum e Kris Hammond, e quindi elaborato da un giovane giornalista di 27 anni, John Templon, e da un ancora più giovane ingegnere informatico, Nick Allen, 25 anni. Sul sito web del laboratorio di intelligenza artificiale dell’Ateneo, i progetti sono diversi, accanto a Stats Monkey. C’é per esempio Beyond Broadcast, una sorta di matrimonio tra tv e web, che punta ad indovinare le informazioni supplementari cui punta il telespettatore.
Oppure So You Say, che sfrutta il servizio di microblogging Twitter per trovare tutto quello che è stato scritto su un dato argomento. Per costruire una notizia su una partita di baseball, con un linguaggio paragonabile a quello di una agenzia di stampa, a Stats Monkey bastano informazioni online di base, come il risultato, le principali fasi di gioco e i protagonisti. Accanto al testo il sistema è in grado di fornire anche la foto del miglior giocatore in campo, oltre a offrire un titolo ad hoc che riassume la partita. Come spiegano gli autori del programma, il sistema è basato su una doppia tecnologia: primo, si parte dai modelli statistici propri al baseball per capire quali sono le novità.
Secondo, analizzando ogni volta quali sono le novità il programma riesce ad identificare con successo fasi principali e protagonisti. In futuro Stats Monkey (che potrà occuparsi anche di altri sport e perché no anche di Borsa) sarà addirittura in grado di imitare lo stile di un dato giornalista. Ls versione commerciale del programma avrà come obiettivo la stampa locale o online, offrendo in particolare la copertura di eventi sportivi, spesso di secondo piano, che i giornalisti non seguono. L’idea spiegano i responsabili dell’Ateneo dell’Illinois, non é di sostituire i giornalisti, ma di aiutarli, facendo al loro posto le operazioni più ripetitive, lasciando loro più spazio per il giornalismo investigativo.
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links for 2010-03-09
marzo 10th, 2010 · 1 commento
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Il New York Times si espande nei social media e cerca un "Creative Technologist"
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Dal prossimo mese, gli utenti Facebook vedranno nel flusso di aggiornamento dello stato anche le posizioni attuali dei loro amici.
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L’edizione di venerdì del Los Angeles Times, nella versione “tradizionale” cartacea, è arrivata nelle mani dei propri lettori con una finta prima pagina che in realtà era l’annuncio pubblicitario del film con Johnny Deep “Alice nel Paese delle Meraviglie”.
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Il programma del Festival del Giornalismo di Perugia
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Quella volta che il buon Mark di Facebook fece un casino
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Giornalisti, il Salvagente del raccomandato
marzo 9th, 2010 · Nessun commento
Sul Salvagente su segnalazione di Mauro, leggo che si parla dei concorsi cuciti su misura per uffici stampa o giornalisti.
Il sistema è collaudato. Di solito funziona così: il politico decide chi è la persona che vuole al suo servizio; il dirigente gli ritaglia attorno un bel concorso, o bando, o avviso pubblico su misura, con le clausole giuste e i paletti che servono ad evitare sorprese; il lavoro della commissione d’esame, di nomina politica, completa l’opera.
L’esito è quasi sempre scontato in partenza, ma la forma è salva: nella pubblica amministrazione si entra per concorso e per merito, mica per raccomandazione o “intuitu personae”, ci mancherebbe.
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Non potrò mai far carriera, nel Giornale della Sera
marzo 9th, 2010 · Nessun commento
L’album “Sono solo canzonette” di Edoardo Bennato compie trent’anni. Sul Riformista (e sul blog di Internazionale) Guido Vitiello ricorda a noi tutti che Edo rinnegato ha previsto tante cose. Compresa, aggiungo io, la storia di Bagnoli.
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A colpo d’occhio
marzo 9th, 2010 · Nessun commento
Su Friendfeed si è scatenato il dibattito circa l’invasiva pubblicità presente sul Corriere.it. Un dibattito che penso risponda anche a chi definiva “giusta” la sperimentazione di Tech Crunch che per 12 ore ha bloccato la visione dei propri contenuti a tutti quelli che utilizzano gli adblocking. Sarà anche giusto far pagare per le notizie, figuriamoci se non sono d’accordo, ma follie come la pubblicità circense del corriere fanno capire quanta strada ci sia ancora da fare.
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Professione giornalista. Professione?
marzo 9th, 2010 · Nessun commento
Alberto Papuzzi ripropone il suo “Professione giornalista” uno dei migliori manuali italiani su questo mestiere, con una nuova edizione che contiene nuove parti, fra le quali un capitolo sul giornalismo politico e uno sull’informazione online di cui La Stampa anticipa uno stralcio.
A quanto si legge, Papuzzi ha un approccio non certo entusiastico rispetto all’informazione online, parlando di “pregi e limiti”. E discutendo del “tutti cronisti grazie al web” arriva alla cruciale domanda:
L’affermazione del giornalismo partecipativo sembra portare come conseguenza una concezione del lavoro in cui i professionisti non sono più necessari, perché nessuna testata potrebbe mai avere una copertura pari a quella del reporting diffuso e di base, con presidi sociali garantiti dalle persone che sono naturalmente presenti sui luoghi degli eventi, improvvisamente e inaspettatamente protagonisti. Ma cosa accadrebbe se questa abbondanza di informazioni non venisse selezionata, analizzata, valutata, controllata, decifrata?
La questione è però ancora più intricata: sappiamo che oggi esistono persone che – grazie alla loro presenza sui luoghi – possono assicurare reporting anche senza essere necessariamente giornalisti di mestiere. Il problema, uso le parole di Papuzzi, è se esiste davvero ancora il giornalista capace di “selezionare, analizzare, valutare, controllare e decifrare”. A mio modo di vedere è il progressivo impoverimento degli “spazi di manovra editoriali” del cronista, ad aver determinato lo svilimento del suo ruolo nella società. Poi, Papuzzi non ne parla, i teorici del giornalismo fanno fatica ad affrontare l’argomento, la questione economica fa o no la differenza? Un citizen journalist ad un certo punto mollerà la presa perché deve far altro per portare a casa la pagnotta; un giornalista professionista italiano si venderà al miglior offerente visto che la sola forza delle notizie “selezionate,analizzate, valutate” eccetera, non gli frutta il becco d’un quattrino.
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links for 2010-03-08
marzo 9th, 2010 · Nessun commento
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Più livestreaming, più eventi web per Bbc
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Il cronista taccheggiatore: il caso del plagio al Nyt
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Un nuovo servizio di El Mundo offre un esempio di come coniugare le news gratis per tutti con contenuti extra che costano qualche euro
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Niente blogger al Council's , solo giornalisti professionisti
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L'auto-esilio, da oltre 10 giorni, di un gruppo di dipendenti della Vylnis di Porto Torres. Su Facebook la loro iniziativa: "C'è l'Italia dei 'famosi', e di chi sta perdendo il lavoro"
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Cos'è cambiato in meno di dieci anni? Tutto.
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Gli ex Psi da Tangentopoli alla guida del governo. Ora all’assalto della diligenza.
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Blasco l’editore
marzo 9th, 2010 · Nessun commento
Vasco Rossi diventa editore della freepress culturale Satisfiction diretta dall’indomito Gian Paolo Serino.
Per il piacere di promuovere la lettura di un libro come evasione dal grigiore quotidiano e come antidoto al vuoto televisivo. Questi sono i motivi principali che spingono Vasco nella nuova, appassionante avventura editoriale di Satisfiction, il primo coraggioso free press culturale italiano che, tra inediti d’eccellenza e recensioni d’autore per lettori “soddisfatti e rimborsati”, avra’ da oggi in avanti in Vasco un editore e editorialista d’eccezione.
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Fine pena mai
marzo 9th, 2010 · Nessun commento
Ieri mattina Luca Sofri ha messo sul blog un vecchio scritto, di quando andava a San Vittore e aspettava la visita con papà suo. E’ passato qualche anno da quando ha scritto quel pezzo, ma io ricordavo di aver visto poco tempo fa le stesse scene davanti alle carceri di Poggioreale e Secondigliano.
Questo carcere ha le sue regole. Regola uno, le regole non si discutono. Non perché sia vietato, ma perché non c’è niente da discutere. Come l’esistenza di Dio, per capirsi. Immaginate di poter discutere una regola come “non si possono mostrare ai detenuti foto di assembramenti”? È saltata fuori una volta che avevo portato a mio padre delle foto di persone a lui care, scattate a un incontro pubblico sulla sua storia. E così via. Le regole prevedono che il detenuto possa ricevere quattro visite al mese, ciascuna di tre persone al massimo, tutti familiari, o persone di strettissima e certificata relazione, ciascuna visita della durata di un’ora. Le visite possono diventare sei, se il detenuto ha tenuto una buona condotta durante il mese, guadagnandosene due premiali. Per avere le visite premiali però bisogna fare domandina. Parla così, il carcere, dice “premiali”, e “familiari”, e dice “domandina”. Un misto continuo di burocratese da motorizzazione civile e linguaggio da asilo nido.
Di Poggioreale ho visto poco tempo fa in tv. Il collega Andrea Postiglione ha fatto la notte per riprendere all’alba del giorno di visite, l’umanità che si accalca davanti alla porta verde pittata di recente (qualche anno fa spararono ad un boss appena uscito e i proiettili segnarono anche l’ingresso blindato della casa circondariale). A Secondigliano invece ci sono tornato poche settimane fa: presentavano un progetto per i detenuti, gli fanno zappare la terra e crescere piantine per le aiuole comunali. Tutto bello, poi quando mi sono avvicinato ad uno di loro, un “fine pena mai”, l’inserviente mi ha bloccato: può tenere la zappa, sorridere e far foto, ma non può parlare. Alcuni amici mi dicono che ora alle visite di “ispezione” che i consiglieri regionali e i deputati possono effettuare nelle carceri, bisogna dichiarare se si va con un giornalista. Bisogna dirlo prima, se c’è uno che l’indomani scriverà dell’inferno carceri. Così magari gli fanno fare il giro più bello.
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Un partigiano come presidente
marzo 6th, 2010 · 2 commenti
Oggi più che mai ci manchi, Sandro.
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